e Olimpiadi del passato arrivavano nei territori come astronavi del futuro, trasformavano il paesaggio, lo coloravano, lo animavano. Poi andavano via lasciando alle amministrazioni locali l’incombenza di capire cosa fare con le nuove strutture e il nuovo status quo. Oggi non è più così. Questo approccio è stato cancellato dalla storia e dalle opzioni possibili del pianeta. Per questo l’impronta sostenibile dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si nota soprattutto nell’idea che l’evento e gli eventi debbano adattarsi ai territori, non il contrario. È un cambio di prospettiva netto, uno di quelli che sembrano piccoli finché non si osserva quanto sia stato naturale, per decenni, fare l’opposto. Cioè costruire, ampliare, ridisegnare luoghi che poi, spesso, sopravvivevano ai Giochi solo come cicatrici nel paesaggio.
Per Milano-Cortina l’obiettivo, quindi, è avere l’impatto totale più basso possibile. È un target che passa da un dato quantificabile, numerico, quindi non fraintendibile: l’86% delle strutture saranno temporanee o, in alternativa, verranno usate quelle già esistenti. Significa che i Giochi non diventano un pretesto per ritoccare gli equilibri delle città o gli ecosistemi delle montagne. L’organizzazione ha trovato quindi il modo di lasciare in eredità ai territori luoghi coerenti con i loro piani di sviluppo, non architetture ingombranti da gestire. È un modello che già altri – come la Francia, che ospiterà i Giochi nel 2030 – stanno osservando da vicino.
La sostenibilità, però, non si esaurisce nella geografia: ha a che fare con i materiali, con l’energia, con gli spostamenti quotidiani. È un mosaico di dettagli. L’energia usata per alimentare Milano-Cortina 2026 sarà al cento per cento rinnovabile. La flotta di mezzi su strada sarà ridotta, con il 21% di veicoli elettrici ad accompagnare delegazioni e staff. E poi, ancora, 20mila pezzi di arredo arriveranno in riuso diretto dai Giochi di Parigi 2024, e tutte le venue – interne ed esterne – saranno illuminate da sistemi led a basso consumo. Ci sono poi criteri pensati appositamente per le infrastrutture temporanee: materiali meno impattanti, efficienza energetica, qualità estetica che eviti l’effetto-cantiere che in passato ha segnato molte edizioni dei Giochi.
Anche le venue alpine usano impianti già esistenti, ma aggiornati con tecnologie che riducono i consumi idrici ed energetici grazie a sistemi che leggono la presenza di neve e intervengono solo dove necessario. Nessuna aggiunta di sostanze chimiche, ma soprattutto un approccio che mette al centro il risparmio e l’efficienza. Lo stesso approccio guida la gestione delle risorse, quindi recupero e redistribuzione delle eccedenze alimentari, trasformazione dei rifiuti organici in compost o biogas, riutilizzo di attrezzature e arredi. La partnership con il consorzio Conai aiuta a strutturare un sistema di economia circolare che, almeno nelle intenzioni, sopravviverà ai Giochi molto più a lungo di podi e tabelloni elettronici.
A testimoniare l’approccio sostenibile di Milano-Cortina c’è soprattutto un altro elemento. Queste saranno le prime Olimpiadi e Paralimpiadi invernali a misurare la propria impronta idrica (water footprint). Non solo le emissioni, quindi, ma anche il modo in cui viene usata l’acqua, risorsa sempre più fragile per le Alpi danneggiate dall’emergenza climatica. La “Strategia di Sostenibilità, Impatto e Legacy” approvata nel 2023 definisce il quadro generale di questi Giochi. La Fondazione Milano Cortina ha elaborato una baseline delle emissioni e un piano di gestione dedicato, con criteri ambientali applicati anche agli acquisti: dove possibile si noleggia invece di comprare, si selezionano materiali riciclati o riciclabili, si promuovono forniture a basso impatto. Poi ogni aggiornamento delle emissioni è parte di un ciclo di monitoraggio continuo.
La sostenibilità, però, è anche sociale. Ed è qui che entra in gioco “Impact 2026”, il programma di social procurement che apre le opportunità dei Giochi a imprese sociali, microimprese e PMI. In questo modo le procedure di approvvigionamento diventano più trasparenti, più accessibili, e soprattutto più orientate al territorio. Le Olimpiadi possono dare un valore reale, misurabile, al territorio. Se c’è una struttura adeguata e un approccio anche economicamente sostenibile, la zona dei Giochi ne esce rafforzata, e il territorio non viene trattato solo come un palcoscenico da usare per alcune settimane prima di salutare tutti.
Lo stesso Villaggio Olimpico e Paralimpico di Milano è forse l’immagine più concreta della parola “legacy”. Dopo i Giochi diventerà uno studentato, con energia prodotta per oltre il 60% da fonti rinnovabili, con sistemi di recupero delle acque meteoriche e tecnologie che riducono del quaranta per cento le emissioni di CO₂. Gli spazi pensati per gli atleti diventeranno servizi aperti alla città, edifici certificati Leed, materiali riciclabili. Un’architettura costruita già immaginando la sua seconda vita. Milano-Cortina 2026 può essere un punto di svolta per la storia dei Giochi invernali. Un evento che misura ciò che consuma, che progetta ciò che resterà e che prova a ridurre il peso sul territorio. Una sfida a riscrivere cosa significa organizzare un appuntamento globale in un mondo che non può più permettersi sprechi.