La Juve Stabia ha nominato Avram Grant come Head of Football Operations e il mondo del calcio ha avuto i soliti riflessi pavloviani: si scrive di un ex Chelsea in Serie B, si ricorda quella finale di Champions League persa ai rigori contro il Manchester United, si parla un peso massimo del calcio internazionale che va a godersi il sole del Mezzogiorno italiano a settant’anni. In realtà il percorso che ha portato Grant a Castellammare di Stabia è un bel po’ intricato e va oltre la vicenda di colore, è una storia piena di significati e di sottotrame. Tanto per iniziare, l’israeliano non lavorerà solo per la Juve Stabia, ma supervisionerà le attività calcistiche dell’intero gruppo che controlla il club, cioè Solmate, con il compito dichiarato di «razionalizzare e aumentare l’efficienza operativa». Tradotto: mettere ordine in un progetto che negli ultimi mesi ha cambiato identità, governance e direzione strategica.
Sì, perché la Juve Stabia non è un club qualsiasi in Serie B. La rosa è stata costruita con risorse minime, con il monte ingaggi più basso nella stagione 2024/25 e il quintultimo per la stagione in corso, con meno di dieci milioni di euro versati ai giocatori che compongono la rosa. Eppure l’anno scorso è arrivato il quinto posto, con una partecipazione ai playoff che ha sorpreso più o meno tutti. L’equilibrio tra costi contenuti e performance sportive è frutto di una costruzione oculata della squadra e di una direzione tecnica e sportiva sapiente.
Il giovanissimo direttore sportivo Matteo Lovisa ha puntato su un mix di giovani e profili lontani dai radar di squadre più blasonate. Il dato di mercato conferma la dimensione economica contenuta: il valore complessivo della rosa – almeno secondo Transfermarkt – è di 21,8 milioni di euro, non all’altezza delle altre squadra in cerca di una promozione. I risultati della scorsa stagione sono stati raggiunti con Guido Pagliuca in panchina, ma dopo il suo addio è stato scelto un allenatore più giovane e di prospettiva, un volto noto della Serie A, Ignazio Abate. Che ha imposto un gioco propositivo e di personalità, indispensabile per consolidare la squadra ai piani alti di un campionato sempre pieno di insidie. Al momento la Juve Stabia è settima in Serie B, inevitabilmente lontana da corazzate come Frosinone, Venezia e Monza, ma in piena corsa per un posto ai playoff.
Per capire come Grant sia finito a Castellammare, e in un club di questo tipo, bisogna allontanarsi dal campo. E bisogna tornare a Milano. Nel 2000 nasce il Brera Football Club, con un’idea più culturale che sportiva: diventare la terza squadra di Milano. I risultati sul campo sono modesti fin dall’inizio, ma il brand funziona. Nel 2022 il progetto attira alcuni investitori americani, tra cui Chris Gardner, il protagonista della storia a cui è ispirato il film La ricerca della felicità – sì, proprio quello con Will Smith.
Da lì nasce Brera Holdings, holding di diritto irlandese che nel 2023 si quota al Nasdaq con un’Ipo da 7,5 milioni di dollari. L’obiettivo è creare una multi-club ownership, acquisire diverse squadre, ribattezzarle Brera, creare una rete globale per sviluppare e valorizzare talenti. Un brand che deve allargarsi come un impero, con un centro e una periferia. Proprio come hanno già fatto City Football Group, Red Bull e tanti altri imprenditori sportivi in giro per il mondo.
Il portafogli di investimenti si inspessisce molto rapidamente. Arrivano presto Brera Strumica (Macedonia del Nord), Brera Ilch (Mongolia), Brera Tchumene (Mozambico), una partecipazione in Uyba Volley Busto Arsizio, perfino un piccolo pacchetto di azioni (temporaneo) del Manchester United. Nel board siede Goran Pandev, volto calcistico dell’operazione. Tra il 2024 e il 2025, Brera Holdings entra nella Juve Stabia, rilevando progressivamente le quote della famiglia Langella fino a diventare socio unico. È il salto di qualità. Un club della Serie B italiana, con stadio sempre pieno, una piazza calda, molta visibilità.
È qui che la storia prende una piega inattesa, e il calcio smette di essere il centro del racconto. Nel settembre 2025 Brera Holdings annuncia un aumento di capitale da trecento milioni di dollari, guidato da Cantor Fitzgerald. Entrano nuovi soci – Ark Invest di Cathie Wood, fondi emiratini, RockawayX – e cambia il consiglio di amministrazione: su tutti, escono Gardner e Pandev. Poi cambia tutto il resto. A fine 2025, Brera Holdings PLC ha una trasformazione radicale: cambia denominazione ufficiale in Solmate e sposta il suo baricentro dal calcio professionistico alle criptovalute. Il nuovo CEO è Marco Santori, ex responsabile legale di Kraken – piattaforma canadese di scambio di criptovalute. Il nuovo soggetto giuridico, Solmate appunto, è un Digital Asset Treasury (Dat), una società che gestisce e accumula infrastrutture sulla blockchain di Solana.
A questo punto il gioco del calcio sembra una cosa lontanissima dalle priorità della società. Solmate si impegna nella costruzione di server ad alta velocità ad Abu Dhabi per la blockchain di Solana e accumula token $SOL come asset principale. Il titolo vola, poi crolla, in poche settimane passa da trenta dollari a poco più di due. È vero che i grandi club di calcio hanno da tempo superato la semplice dimensione sportiva, diventando aziende stratificate. Ma il progetto di Solmate è molto oltre. Il pallone non è il core business. Lo shopping di club si è fermato, Uyba è stata ceduta, Brera FC Milano è scomparsa dai radar federali, solo la Juve Stabia resta il principale asset calcistico del gruppo.
Mentre la holding muove le sue pedine nel mondo crypto, il club di Castellammare di Stabia finisce in amministrazione giudiziaria per un accertato sistema di condizionamento camorristico legato al passato. A ottobre 2025, infatti, Tribunale di Napoli ha accolto la richiesta della Direzione nazionale antimafia e della Procura della Repubblica: secondo gli inquirenti, il club era stato usato come «bene strumentale» dal clan D’Alessandro – coinvolgendo non solo servizi come biglietteria e sicurezza, e anche per il settore giovanile – e aveva rappresentato una piattaforma di controllo territoriale più ampia per il malaffare. «Gli spostamenti della squadra, la sicurezza, il beveraggio, le gestione dei biglietti: tutto era nelle mani della camorra», ha detto procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. Per il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo si tratta addirittura di un caso scuola, mentre il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, suggerisce l’ipotesi di chiedere alla Federazione il rinvio di alcune gare per avere la possibilità di riorganizzare i servizi risultati contaminati dalla camorra.
Per l’accusa, insomma, è il segnale di come, in alcune piazze, il calcio possa essere soggetto a dinamiche di potere extrasportive, che vanno dalla gestione operativa degli eventi alla costruzione di consenso sociale nei luoghi dove il club è simbolo d’identità. La nuova proprietà è ritenuta estranea ai fatti, ma – scrivono i magistrati – non si è dotata di adeguati strumenti di prevenzione una volta subentrata in rapporti economici storicamente inquinati. Va ricordato però che le accuse della magistratura sono spesso volatili. E quindi, a volersi dire garantisti, non possono essere prese per definitive.
Solmate deve aver sentito il bisogno di difendersi anche sul piano dell’immagine, sapendo quanto il calcio sia un veicolo eccezionale per le voci di corridoio. È in questo contesto che arriva Avram Grant. L’israeliano è prima di tutto una figura di garanzia, un uomo di esperienza e riconoscibilità internazionale chiamato a stabilizzare il fronte sportivo mentre la holding guarda altrove. La Juve Stabia sta vivendo una stagione da protagonista in Serie B, ha una squadra interessante e un progetto sportivo di ottima prospettiva, ma il suo futuro è intrecciato a una proprietà che ha cambiato business e orizzonte da diversi mesi. Che però ora ha fatto un passo importante, per cercare di dare ancor più stabilità e credibilità al suo presente. E al suo futuro.