Al Manchester City spendono tantissimo sul mercato, è vero, ma sono anche dei maestri nell’arte della plusvalenza

E così facendo, quando si presenta l'occasione giusta, i Citizens hanno il coraggio di vendere anche le giovani promesse. In controtendenza rispetto al resto del calcio.
di Redazione Undici 28 Gennaio 2026 alle 19:43

In sintesi, si potrebbe dire che in casa Manchester City c’è un gigantesco giro d’affari. Milioni che escono, ben 500 spesi sul mercato soltanto nell’ultimo anno. Ma sono tantissimi anche quelli che entrano, con analoghe modalità: l’ultimo giocatore pronto a partire è Oscar Bobb, 22enne norvegese diretto al Fulham per quasi 35 milioni. Si tratta dell’ennesima cessione green di una lunga serie, che da quando Guardiola ha preso il timone nel 2016 ha visto ai saluti profili del calibro di Cole Palmer, Brian Delap, Brahim Diaz e Tosin Adarabioyo. Caratteristiche in comune, al netto delle traiettorie di carriera? Tutti loro hanno lasciato il City in giovanissima età. E hanno portato nelle casse del club oltre 300 milioni complessivi.

Una cifra enorme, che non controbilancia le faraoniche spese in uscita ma che contribuisce a finanziarle almeno in parte. Tanti di questi ragazzi inoltre sono partiti da Manchester senza nemmeno aver debuttato con la casacca dei Citizens: Douglas Luiz, Jadon Sancho, Jeremie Frimpong. In alcuni casi – su tutti il centrocampista inglese, il cui valore del cartellino si è poi decuplicato dal Borussia Dormund ai cugini del Manchester United – col senno di poi il City avrebbe di che recriminare, sul piano economico se non su quello sportivo.

Eppure si tratta di operazioni di calciomercato funzionali a un progetto più ampio. E piuttosto raro a questi livelli: formare i migliori talenti al mondo, senza la rigidità mentale di doverli trattenere a ogni costo. Meglio venderli presto, anziché parcheggiarli troppo a lungo ai margini della prima squadra. Le plusvalenze reali nascono anche da qui.

Se l’affare Bobb, ormai alle battute finali, dovesse andare in porto, per il Manchester City si tratterebbe della seconda cessione “giovane” più proficua dai tempi di Palmer – finito al Chelsea per 47 milioni nel 2023. Il fantasista dei Blues è il simbolo di questo win-win: nella rosa di Pep faticava a trovare spazio e giocate, appena sbarcato a Stamford Bridge ha iniziato a segnare a grappoli diventando nel giro di pochi mesi il simbolo della risalita societaria e il nuovo idolo dei tifosi – nonché il perno offensivo della Nazionale inglese.

In questo senso il percorso di Palmer non è un’eccezione. Tralasciando lo psicodramma-cucchiaio degli ultimi giorni, ha fatto fortuna altrove anche Brahim: Milan, Real Madrid, Marocco. E così pure Eric Garcia, in direzione Barcellona, dopo aver capitanato la retroguardia del City Under 18. E potremmo andare avanti ancora.

Insomma, rispetto ad altri vivai di prestigio internazionale, per un adolescente in crescita nell’Academy degli azzurri di Manchester la prospettiva è rassicurante: se un giorno non dovessero aprirsi le porte dell’Etihad, il club ha tutto l’interesse e le intenzioni a valorizzare i suoi prospetti in altri panorami del calcio. “Ciò che il City ormai sa fare benissimo, nonostante sia passato un po’ sottotraccia, è vendere con successo”, ha spiegato Kieran Maguire, un esperto di finanza calcistica, alla BBC. “Negli ultimi tre anni questo approccio ha generato oltre 400 milioni di euro di introiti da tutte le cessioni”. E come abbiamo visto, molte di queste sono a trazione giovanissimi. Senza rimpianti, e con un gran senso per gli affari.

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