Antonio Vergara non è soltanto una soluzione d’emergenza, è anche un profilo che mancava nella rosa del Napoli

Nella rosa di Conte, nessun esterno o trequartista possiede la sua stessa muscolarità, la sua stessa verticalità e il suo senso dell'inserimento.
di Redazione Undici 01 Febbraio 2026 alle 04:34

Antonio Vergara, si è approcciato alla prima stagione con la maglia del Napoli, la sua squadra del cuore, quasi senza voler disturbare: in panchina, in silenzio, nascosto tra le pieghe della rosa di Conte. Eppure Vergara ha inseguito la maglia azzurra per una vita, dopo averla indossata solo nelle giovanili, per otto anni, dal 2014 al 2022.  Il settore giovanile del Napoli l’ha accolto quando aveva 13 anni, dopo aver cominciato a giocare nella Virtus Crispano e nell’Elite Academy Lodi – che in questi giorni sta ripostando, giustamente, i gol di Vergara sulla pagina Instagram.

Proprio i gol sono il motivo per cui tutto il calcio italiano, adesso, sta scoprendo Antonio Vergara. Che però, già ai tempi della Serie C con la Pro Vercelli e in B con la Reggiana, nelle ultime due stagioni, aveva dimostrato di saper segnare. La verità, però, è che Vergara ha qualcosa che lo rende diverso da tutti gli altri esterni offensivi del Napoli, a cominciare da Politano e Neres – senza i cui infortuni, va ricordato, non avrebbe avuto tutti questi minuti. Stiamo parlando della sua capacità di attaccare la profondità, di inserirsi in area con i tempi corretti sulle sponde di Hojlund, di prendersi muscolarmente la partita. In questo senso, il fatto che Conte l’abbia voluto tenere in rosa ha un significato: evidentemente, l’allenatore del Napoli ha visto in lui qualcosa che sarebbe potuto tornargli utile.

Questo non significa che Vergara non sia un giocatore tecnico, in questo senso basta guardare la veronica fatta qualche istante prima del gol segnato contro il Chelsea. Il punto è proprio questo: è un calciatore di qualità ma è anche potente e dinamico. Da questo punto di vista è l’esatto contrario di Politano e Neres, che preferiscono il dribbling secco e/o l’isolamento sulla fascia per mettere dei palloni tesi in area di rigore.

Da qui, da queste differenze sostanziali, nascono i gol di Vergara. Quello contro la Fiorentina ha aperto una partita che poi il Napoli ha chiuso in sofferenza – e non è un modo di dire: lo stesso Vergara è uscito con il naso grondante sangue dopo uno scontro di gioco. «Può essere un trascinatore», ha detto di lui Hernanes nel post partita di DAZN. In una situazione di emergenza, con un’intera squadra in infermeria, effettivamente ci sono tutti i motivi per pensarla così: a 23 anni, Vergara è già un giocatore formato. Magari non completo, ma sicuramente strutturato. E poi parliamo di un profilo moderno, mancino naturale, dotato di buona sensibilità nel controllo del pallone e di una visione di gioco che gli consente di muoversi con intelligenza tra le linee. Non è un trequartista, un rifinitore classico, ma un giocatore capace di abbassarsi per partecipare alla costruzione e molto abile nei recuperi alti.

Il calcio di Conte richiede intensità, disciplina tattica e disponibilità al sacrificio: tutte (altre) skill che Vergara ha mostrato di possedere. Non per niente è stato impiegato in posizione più avanzata, alle spalle della punta, come mezzala con compiti offensivi, in alcuni frangenti anche come quinto di centrocampo. Insomma, ha saputo adattarsi a più ruoli in più sistemi di gioco. E al netto delle assenze, la fiducia di Conte non è un atto fine a se stesso, ma il riconoscimento di un lavoro quotidiano fatto di applicazione e disponibilità. In questo senso, anche il rinnovo contrattuale a lungo termine rappresenta un segnale chiaro della volontà del club di puntare su di lui.

Poi, è chiaro, sarebbe sbagliato esaltarsi. Il percorso di Vergara è ancora in piena fase di costruzione, i margini di miglioramento sono evidenti. La continuità di rendimento è il primo aspetto su cui dovrà lavorare: incidere a flash non basta per guadagnarsi un posto stabile in una squadra ambiziosa come il Napoli, soprattutto in vista del rientro dei vari infortunati. Il suo impatto nelle ultime partite, però, è stato significativo. E va oltre le semplici statistiche: in una stagione a dir poco complessa, il contributo di Vergara ha rappresentato una risorsa preziosa in termini di energia, duttilità e spirito di appartenenza. Non è poco, non era scontato.

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