I casi di Ronaldo e Benzema dimostrano come il calcio in Arabia Saudita, nonostante gli enormi investimenti, abbia dei grossi problemi

Avere dei giocatori straordinari, più grandi dei rispettivi campionati, comporta degli effetti collaterali non da poco. E l'ultima decisione di CR7 lo ribadisce.
di Redazione Undici 02 Febbraio 2026 alle 17:30

Non bastano nemmeno tutti i soldi del mondo. Cristiano Ronaldo e Karim Benzema – già leggende madridiste, oggi signori d’Arabia – stanno dimostrando al calcio saudita che ammutinamenti e levate di scudi possono diventare uno scenario concreto. Soprattutto se a livello dirigenziale mancano le strutture, l’organizzazione, la competenza sportiva: in altre parole, lo spessore per gestire due calciatori-aziende del loro calibro, senza scomodare i molti altri che hanno seguito il loro esempio e godono comunque di un certo seguito.

Ma di CR7 ce n’è uno. E di Karim pochi altri. Così, quando uno dei due punta i piedi e si lamenta di come vanno le cose nella Saudi Pro League, trema la sabbia del deserto. Se lo fanno entrambi, negli stessi giorni e con simili sfumature di scontento, è un autentico terremoto. Succede insomma che Cristiano è deluso dalla situazione del suo Al-Nassr, soprattutto per un mercato in entrata fin qui deludente: oggi la squadra scende in campo contro l’Al Riyadh e il fenomeno portoghese ha fatto sapere che non ci sarà. Va da sé che per i dirigenti locali sarebbe una catastrofe d’immagine e commerciale senza precedenti, a meno di risolvere in fretta l’impasse.

Il malumore degli ultimi giorni poggia poi su basi più profonde, perché a inizio stagione Simão Coutinho José Semedo – direttore sportivo e amministratore delegato dell’Al-Nassr, ma soprattutto portoghesi e fedelissimi di CR7 – avevano visto i loro poteri sospesi dal Consiglio d’amministrazione del club. E Ronaldo già allora si era indispettito parecchio, nonostante i faraonici ritocchi contrattuali sul suo stipendio. L’accusa di fondo? Un vero e proprio cortocircuito di sistema, perché il fondo sovrano dell’Arabia Saudita possiede contemporaneamente le tre big del campionato – con tutte le conseguenze che ciò comporta in termini di conflitti d’interesse. Secondo Ronaldo, il Public Investment Fund ultimamente starebbe riservando molte più energie e risorse all’Al-Hilal di Simone Inzaghi rispetto alle concorrenti.

Motivo per cui CR7 è pronto a protestare. E Benzema ad andarsene, dall’Al-Ittihad proprio in direzione dell’Al-Hilal (com’è era il detto? se non puoi battere il tuo nemico, compralo, o lasciati comprare). Anche l’attaccante francese infatti sta vivendo ore concitatissime: giovedì, a sorpresa, non era presente nella distinta di gara fra la sua squadra e l’Al-Fateh. Dalla Spagna raccontano di una presunta rottura dovuta a una riduzione dell’ingaggio in sede di rinnovo contrattuale, che a Karim non è affatto piaciuta. E intanto il gioco è fermo anche per lui.

Ora la palla passa ai vertici sauditi, con tutta la cautela del caso. Perché semplicemente non è sostenibile trattare Ronaldo e Benzema alla stregua di un calciatore qualunque. Sono entità gigantesche: assai più grandi della realtà in cui si trovano. Basti pensare che il campionato saudita vale all’incirca un miliardo di euro – in buona parte perché ci sono loro – e soltanto il patrimonio netto del portoghese ammonta a 1,4. Dunque l’Arabia non può permettersi di perderli. Non oggi, che continuano a segnare a grappoli: entrambi viaggiano a una media di 0,75 gol a partita. Non così, perché sarebbe la perdita di un asset impareggiabile. Cristiano, a quota 961 gol in carriera, ha ovviamente nel mirino il gol numero mille: se dovesse arrivare nel deserto, tutte le telecamere del mondo sarebbero puntate laggiù.

Assecondare però le rispettive – e talvolta conflittuali – esigenze può essere complicato. Soprattutto se non ci sono uomini di calcio capaci di trattare con personaggi del loro calibro. La lingua franca non può essere sempre il denaro. E i fatti di questi giorni lo stanno dimostrando: in ballo non ci sono soltanto i club in questione, che dall’Al-Nassr in giù, senza l’aura di CR7 o Karim, rischiano di finire nel dimenticatoio con la stessa celerità con cui sono saliti alla ribalta della cronaca. Ma l’intera tenuta della Saudi Pro League, che per ottenere stabilità strutturale non può limitarsi a essere un supermercato del pallone a fondo perduto. Con un unico padrone, per giunta.

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