Il Pin Trading olimpico è un vero e proprio parco divertimenti

È diventato virale sui social, vanta una tradizione storica e ha spinto persino gli sponsor a creare interi spazi dedicati. Insomma, nessuno può rinunciare alle spille delle Olimpiadi.
di Redazione Undici 10 Febbraio 2026 alle 02:56

Probabilmente ne avete sentito parlare, quasi sicuramente le avete viste invadere i social media: le spille delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 sono ormai ovunque. Questa storica tradizione olimpica – sia estiva che invernale – è sbarcata in Italia e ora sembra che tutti abbiano iniziato a collezionare spille. Ce ne sono di ogni tipo: personalizzate dalle Federazioni, firmate dai brand o prodotte dallo stesso comitato organizzatore.

Al Villaggio Olimpico è uno degli argomenti preferiti dagli atleti, mentre sugli spalti e a bordo pista non c’è tifoso senza almeno una spilla in bella mostra. È un hobby che avvicina ancora di più il pubblico al cuore dell’evento. Un altro esempio di gamification nello sport per creare competizione e divertimento tra gli appassionati, mettendo fan e campioni sullo stesso piano. Tutti uniti dalla stessa missione: possedere più spille possibile. 

 

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Si chiama Pin Trading ed è la vera mania di questi Giochi Olimpici. La regola è semplicissima: incroci qualcuno e proponi uno scambio – esattamente come facevamo da bambini con le figurine Panini. Ma da dove si comincia? Esistono degli spazi dedicati pensati proprio per questo: luoghi dove i brand organizzano giveaway, regalano gadget o vendono le prime spille per avviare la propria collezione. A Milano, per esempio, a due passi dal Castello Sforzesco sorge The Peak: lo spazio allestito da Coca-Cola che, oltre a ospitare cimeli storici dei Giochi ed esperienze interattive, offre le esclusive spille del brand dedicate a tutte le località di gara di Milano Cortina 2026. Sulla stessa scia si è mossa Samsung, che ha scelto di celebrare lo spirito olimpico affidandosi all’arte. Il brand ha lanciato una collezione di 10 spille d’autore illustrate da Olimpia Zagnoli, la stessa artista che ha firmato le locandine ufficiali dei Giochi.

Non è tutto. Sempre a Milano, un altro luogo di culto si trova in zona Garibaldi: è il Pin Trading Center di Warner Bros. Qui, ogni giorno, vengono messi in vendita 400 esemplari in edizione limitata di una spilla dedicata alla giornata di gara, attirando i più grandi collezionisti del pianeta. Sono persone che ogni due anni viaggiano per il mondo inseguendo i cinque cerchi per vedere le gare e, soprattutto, per scambiare le spille più rare. Personaggi incredibili, “tappezzati” di spille su ogni indumento o accompagnati da valigie stracolme di spille: la dimostrazione vivente che il collezionismo olimpico ha raggiunto vette inimmaginabili:

 

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E pensare che tutto è nato da semplici pezzetti di cartone. Durante le prime edizioni dei Giochi, infatti, si usavano solo badge colorati per distinguere gli atleti dai giudici. La trasformazione in spille vere e proprie avviene nel 1908 a Londra, ma è a Parigi nel 1924 che scocca la scintilla: nel Villaggio Olimpico gli atleti iniziano a scambiare queste spille identificative come gesto spontaneo di amicizia. Da allora, quei semplici oggetti sono diventati una sottocultura affascinante, con regole tutte sue. Il modo perfetto per rompere il ghiaccio con gli sconosciuti e portarsi a casa, letteralmente, un pezzo di storia dei Giochi.

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