Come nasce la Nike Therma-FIT Air Milano Jacket, la giacca fatta “di aria”

Con Danielle Kayembe, Apparel Product Innovation di Nike, abbiamo toccato con mano l'ideazione di una delle giacche più visionarie nella storia dell'apparel sportivo.
di Francesco Paolo Giordano 11 Febbraio 2026 alle 16:18

Mentre Milano vibrava per i Giochi olimpici invernali, Nike ha tracciato una linea di demarcazione tra il passato e il futuro della sua tecnologia più iconica. Se per cinquant’anni il “sistema Air” è stato sinonimo di ammortizzazione nelle calzature, la presentazione milanese ha ufficializzato il suo ingresso nel mondo del performance apparel tecnico attraverso la nuova Therma-FIT Air Milano Jacket.

Il cuore dell’innovazione risiede nel sistema A.I.R. (Adapt, Inflate, Regulate). A differenza dei capi termici tradizionali, che si affidano a strati fissi di materiale isolante (piuma o sintetico), la Therma-FIT Air Milano Jacket utilizza l’aria stessa come componente dinamico di coibentazione. Il funzionamento, testato all’interno di una camera climatica che simulava condizioni nevose, si basa su tre pilastri: Adapt (Adattamento), con la giacca che risponde alle variazioni termiche ambientali e corporee; Inflate (Gonfiaggio), grazie a un sistema di canali interni, l’utente può gonfiare il capo in pochi secondi, aumentando lo spessore dell’aria intrappolata e, di conseguenza, il potere isolante; Regulate (Regolazione), sgonfiando i canali, è possibile ridurre istantaneamente il calore trattenuto senza dover rimuovere il capo, facilitando la termoregolazione durante il movimento.

La struttura della giacca non segue solo criteri estetici, ma è il risultato di una mappatura corporea avanzata condotta dal Nike Sport Research Lab (NSRL). Utilizzando i dati raccolti sugli atleti d’élite, i designer hanno scolpito i volumi del capo per ottimizzare la protezione nelle zone più esposte al freddo, garantendo al contempo la massima libertà di movimento. Questo approccio scientifico ha portato la Therma-FIT Air Milano Jacket a essere scelta come divisa ufficiale per gli atleti del Team USA durante le cerimonie di premiazione dei Giochi Olimpici Invernali.

Abbiamo approfondito il processo di creazione della giacca insieme a Danielle Kayembe, Apparel Product Innovation di Nike. «Per noi è un percorso incredibile: in passato Nike aveva già realizzato capi d’abbigliamento esplorando modi per integrare l’aria nei tessuti, ma questa è davvero la prima volta che creiamo una piattaforma», dice Kayembe. «Non si tratta di un inserto o di una camera d’aria integrata in un pezzo di abbigliamento, l’intero capo stesso diventa l’aria. Il bello per noi è esplorare tutto questo come una forma di espressione emotiva. Non ho mai visto capispalla con questo tipo di estetica. È emozionante vedere il potenziale di questa tecnologia e cosa potrà fare in futuro, sia per l’abbigliamento quotidiano che per le performance sportive».

Questo è un tratto potenzialmente rivoluzionario di questa tecnologia: l’idea che il processo A.I.R. possa davvero essere utilizzabile in ogni situazione, per ogni esigenza. «Penso che sia una di quelle rare tecnologie che si adattano ovunque, in modo fluido», conferma Kayembe. «Questo è assolutamente un capo che userei in ogni contesto, per esempio per fare trekking, ma anche per allenarsi d’inverno. Potrei mettere un guscio sopra questa giacca e andare a sciare o fare snowboard. Ha moltissime applicazioni».

La sfida principale? «Abbiamo affrontato tantissime sfide, anche se forse la più grande è stata il tempo. Una tecnologia del genere richiederebbe normalmente dai sette agli otto anni per essere perfezionata, a noi è stato chiesto di accelerare a tre anni. Abbiamo passato sei mesi solo a imparare come lavorare con i materiali: capire i processi, i settaggi, creare gli stampi corretti, affinare la lavorazione. Da lì abbiamo anche migliorato i materiali stessi. Abbiamo fatto cento prove diverse per trovare quello con la giusta durata, la giusta capacità di trattenere l’aria e che fosse comunque piacevole al tatto. Non ti dico quante sfide abbiamo affrontato per padroneggiare il flusso d’aria all’interno del capo. Ci sono voluti mesi per capire come farlo funzionare e come ottenere un gonfiaggio simultaneo».

Il processo in sé ha coinvolto varie competenze e, se la tecnologia è chiaramente la chiave d’accesso a un futuro visionario, il contributo umano è a maggior ragione determinante nel guidarla nel modo giusto. «A volte la gente pensa: “Oh, sembra qualcosa creato con l’IA”. Assolutamente no. Abbiamo un team di ingegneri incredibili e ingegneri computazionali che lavorano sul lato digitale. Una delle cose fondamentali che abbiamo imparato sull’aria è che la qualità e l’integrità dei capi sono determinate dalla fisica del gonfiaggio. Ogni singolo “punto” che vedi deve essere posizionato strategicamente per distribuire la forza dell’aria che gonfia il capo. I nostri designer computazionali prendevano i nostri modelli e regolavano ogni singolo dettaglio, assicurandosi che ogni punto fosse perfettamente allineato per sostenere la struttura del capo. Non solo, il nostro team di ingegneria computazionale ha preso un software che abbiamo sviluppato negli ultimi 50 anni per i test e le simulazioni delle calzature e, per la prima volta in mezzo secolo, lo ha adattato all’abbigliamento. Siamo stati in grado di inserire le specifiche del materiale e le diverse proprietà coinvolte, poi la silhouette e il design, usando quel software per creare simulazioni digitali prima ancora di produrre i capi fisicamente. Potevamo vedere come l’aria fluiva all’interno, individuare i punti di pressione e di stress». In conclusione, per Kayembe, la sfida è questa: «Siamo affascinati dalla scoperta, ma vogliamo assicurarci che sia accessibile a tutti. Vediamo il potenziale e vogliamo che sia qualcosa alla portata di chiunque».

La gestione dell’aria non riguarda solo il riscaldamento, ma anche il raffreddamento estremo. La tecnologia Radical AirFlow massimizza la dispersione del calore corporeo, unendo il DNA del running alla tecnicità della linea ACG (All Conditions Gear). Inoltre, è stata presentata ufficialmente anche la collaborazione con Jannik Sinner, che ha lavorato a stretto contatto con il team Nike per lo sviluppo di un kit customizzato che include un gilet isolante basato sulla tecnologia A.I.R.

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