Emilien Jacquelin, uno dei biatleti di Milano Cortina 2026, sta affrontando le gare olimpiche con un orecchino appartenuto a Marco Pantani

Il francese ha voluto omaggiare così il "Pirata", il suo idolo fin da quando era bambino e un'icona assoluta per tutti gli appassionati di ciclismo.
di Redazione Undici 11 Febbraio 2026 alle 17:22

Non c’è confine ai legami che lo sport può creare. Ai Giochi di Milano Cortina 2026, ne è nato uno che unisce bandiere, discipline ed epoche distanti tra loro: dal ciclismo al biathlon, dall’Italia aalla Francia, da Marco Pantani a Emilien Jacquelin. La connessione si è determinata tramite un oggetto le cui dimensioni sono tanto piccole quanto è grande il suo significato: nelle due settimane di gare ad Anterselva, infatti, il biatleta transalpino ha indossato e indosserà un orecchino appartenuto direttamente al “Pirata”, ultimo che nel 1998 ha conquistato la doppietta Giro d’Italia-Tour de France ed era rimasto l’unico a esserci riuscito fino al 2024, fino all’impresa firmata da Tadej Pogacar.

L’omaggio di Jacquelin è la testimonianza dell’enorme impronta lasciata da Pantani non solo in Italia, ma in tutto il mondo:  «Grazie a Tonina e Paolo Pantani per aver permesso al piccolo Emilien di vivere il suo sogno: disputare le Olimpiadi in Italia con Marco al suo fianco», si legge in un post pubblicato su Instagram da Jacquelin, nato nel 1995 e cresciuto fin da piccolo seguendo le gare di Pantani, in uno sport ben diverso da quello che lo ha portato a Milano Cortina. «Marco è l’idolo che mi ha spinto a fare sport», ha aggiunto il trentenne francese, che del Pirata ammirava «lo slancio, il carattere, le sue fughe solitarie, il Galibier e la doppietta Giro-Tour del 1998».

 

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Pur avendo due fratelli maggiori già indirizzati verso il biathlon, infatti, Emilien ha vissuto infanzia e adolescenza dividendosi tra le lunghe pedalate in bici e i chilometri percorsi con gli sci ai piedi. Un ruolo da protagonista, nella passione per il ciclismo, lo ha avuto proprio il Pirata, la cui immagine era ben impressa nella mente del giovane Jacquelin, dopo che il padre gli aveva regalato una videocassetta del Tour de France 1998: «Da allora non ho mai smesso di ammirare il Pirata», ha spiegato Emilien. Di certo, l’abilità e la passione per il ciclismo hanno lasciato il segno anche nel Jacquelin atleta. Gli allenamenti in bici sono un elemento fondamentale nella preparazione di un atleta delle discipline invernali che richiedono una grossa resistenza, come appunto lo sci di fondo, e ancora di più nel biathlon, dove in aggiunta è richiesta la capacità di abbassare i propri battiti e tenere un respiro regolare quando si arriva al poligono di tiro.

Che Jacquelin sia una persona speciale, prima che un atleta singolare, non lo si scopre certo dopo questo gesto. Lui stesso, in un documentario realizzato dallaFfederazione internazionale del biathlon, racconta di dover coltivare altre passioni, per essere in condizione di dare il 100% nel biathlon. «Sono una persona curiosa, che ha bisogno di guardare altri mondi per poter soddisfare questa curiosità e mantenere la mia mente fresca», perché nella vita «ci sono migliaia di altre cose interessanti». Per esprimersi, dice, non bastano lo sci e la carabina. Così, ha deciso di mandare messaggi attraverso la sua passione per la fotografia. Non a caso, gli scatti di Emilien sono stati protagonisti di una mostra nel cuore di Parigi, chiamata “Alter Ego”. «L’obiettivo», ha raccontato il biatleta francese, «era mostrare che dietro a ogni atleta c’è una personalità, non soltanto i risultati».

Tra le caratteristiche che la sua famiglia gli attribuisce, c’è anche una grande onestà e una grande attenzione per gli altri, la stessa che Jacquelin ha mostrato in pista a Johannes Boe, uno dei più grandi biatleti mai esistiti, nel corso di una gara che quest’ultimo sembrava voler abbandonare prima della fine. «Ho visto che voleva chiudere lì la sua gara ed ero un po’ infastidito per questo, perché penso che Johannes sia uno dei più grandi atleti. A quel punto gli ho detto che secondo me doveva continuare, perché veste quel pettorale giallo che tutti noi vogliamo e penso che quando lo fai devi chiudere la gara», ha raccontato il francese in quell’occasione. Non solo la sincerità, perché di lui si parla anche come una persona «sensibile e dal cuore d’oro». Due caratteristiche che, portando in pista l’orecchino di Marco Pantani, Emilien Jacquelin conferma di avere ancora oggi.

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