La dichiarazione d’intenti arriva sin dal simbolo nazionale: il Monte Tricorno, la più alta cima delle Alpi Giulie. Se la Slovenia è l’unico Paese al mondo a sfoggiare una montagna sulla propria bandiera, qualcosa vorrà pur dire. E se non basta l’immagine di copertina, passiamo pure alla sostanza. Sempre in alta quota, a Pedrazzo in Val di Fiemme (Trentino), dove si stanno svolgendo le gare di salto con gli sci per Milano Cortina 2026. Uno sguardo al medagliere di categoria, ed ecco il risultato contro ogni logica – ma ormai nemmeno tanto contro i pronostici: in testa c’è la piccola Slovenia, con un oro e un argento. E in testa finì pure quattro anni fa a Pechino. Da autentica potenza ascendente di questo sport. L’ennesimo di una lunga serie di incredibili eccellenze.
Com’è possibile che un bacino d’utenza così piccolo riesca a primeggiare così tanto e con tale versatilità? La Slovenia ha una popolazione complessiva di circa 2,1 milioni di abitanti: oltre mezzo milione in meno del solo Comune di Roma – o del quartiere di Brooklyn, fa notare The Athletic in questo lungo approfondimento. Eppure, sin dalla sua indipendenza nel 1991, resta una outsider d’élite contro le superpotenze designate delle discipline sportive. Si pensi a Luka Doncic, star assoluta di NBA e trascinatore dell’Europeo di basket conquistato nel 2017. O a Tadej Pogacar, tra i più forti ciclisti della sua generazione. O ancora a Josip Ilicic, Jan Oblak, Benjamin Sesko: la Nazionale di calcio non avrà ancora messo trofei in bacheca – due partecipazioni ai Mondiali e agli Europei, mai oltre gli ottavi di finale – ma sforna regolarmente un notevole serbatoio di grandi giocatori.
Ecco, pensando al pallone viene in mente l’esempio dell’Uruguay: di poco più grande della Slovenia, contro ogni assennatezza statistica continua a confermarsi una delle nazionali più vincenti di sempre (due Mondiali, 15 coppe America, due tornei olimpici). Certi popoli ce l’hanno nel sangue, si suol dire. Se però usciamo dall’universo calcistico, l’exploit sportivo degli uruguaiani scompare di colpo: mai a podio nei Giochi olimpici invernali, soltanto dieci volte nella storia di quelli estivi – con gli unici due ori risalenti ormai a più di un secolo fa. La grande differenza, è che la Slovenia invece dimostra una costanza impressionante anche nei medaglieri: 31 medaglie in appena 9 edizioni delle Olimpiadi estive, 26 – and still counting – in quelle culminate con Milano Cortina 2026. Con successi multipli e di ogni tipo. Dal judo all’atletica leggera, dal canottaggio alla vela passando per sci alpino, snowboard e – per l’appunto – salto con gli sci. Qualcosa di fuori dal comune. E di altamente specifico.
La Slovenia infatti può contare su una duplice fortuna: da un lato un territorio estremamente vario, dal mare all’alta montagna, nonostante le piccole dimensioni, che permette ai suoi abitanti di svolgere qualunque tipo di sport; dall’altro una precisa politica nazionale perseguita con metodo sin dai giorni dell’indipendenza dalla Jugoslavia. “Se non possiamo competere nell’economia o nell’esercito, possiamo riuscirci nello sport”, è stato il motto ricorrente, accompagnato da una lunga serie di programmi di coinvolgimento giovanile con ampi sostegni finanziari pubblici. Così la coltivazione e la selezione del talento arriva sin dalla giovane età, all’interno di una popolazione incentivata a praticare l’attività fisica a prescindere dai risultati – oltre il 60% della popolazione lo fa almeno una volta alla settimana. Ed è così che i risultati alla fine arrivano.
Veniamo allora all’exploit di questi giorni. “Chi non ha mai saltato con gli sci, non è un vero sloveno”, si scherza fra i tifosi. Ma oltre i modi di dire, il dato che spiega un intero movimento è il numero di club agonistici della disciplina disseminati fra le montagne del Paese: ben 25, tutti lanciati negli ultimi vent’anni. E soltanto di recente infatti la Slovenia ha iniziato a raccogliere i frutti del salto con gli sci. Fino alle Olimpiadi in corso. Il pubblico arrivato in gran numero fino in Italia riponeva grandi speranze in Nika Prevc, che tuttavia si è dovuta accontentare “soltanto” dell’argento nel trampolino normale femminile. La riscossa è arrivata a distanza di poche ore, quando la Slovenia – con la stessa Prevc, insieme al fratello Domen, a Nika Vodan e ad Anze Lanisek – ha dominato la gara mista a squadre davanti alla Norvegia, storicamente la big assoluta di questo sport. Un oro che sa di passaggio di consegne. E di una ricetta che soltanto a Lubiana sanno riuscire a perfezionare.