Il Canada è una grande potenza degli sport invernali, eppure ha vissuto una prima settimana da incubo a Milano Cortina 2026

Una delle squadre olimpiche più ricche e più ambiziose è ancora ferma a zero vittorie.
di Redazione Undici 14 Febbraio 2026 alle 04:50

L’Olimpiade di Milano Cortina 2026 rischia di passare alla storia come un dramma per il Canada. Presenza abituale nella parte alta del medagliere, dopo quasi una settimana di gare il Paese nordamericano presenta un clamoroso zero in corrispondenza dell’oro. E i sette podi ottenuti finora, con tre argenti e quattro bronzi, hanno un sapore amaro, un derivato di minor pregio rispetto a quanto preventivato. Sempre presente a ogni edizione dei Giochi Invernali sin dalla prima edizione di Chamonix 1924, la foglia d’acero in Italia non ha mai sventolato più in alto delle altre bandiere. Una situazione non facile da digerire per chi ha conquistato 225 medaglie (77 ori, 72 argenti e 76 bronzi) ed era sbarcato in Italia per migliorare i 26 allori centrati nel 2022 a Pechino. Sebbene siano state appena quattro le affermazioni, quello cinese era il secondo miglior risultato in termini di cifre – anche se, per la prima volta dopo Calgary 1988, Team Canada aveva chiuso fuori dalla Top 10 del medagliere a cinque cerchi.

A pesare sulle grandi aspettative del Grande Nord Bianco sono anche le premesse con cui il Paese si è approcciato alla prima Olimpiade diffusa. Le 27 medaglie annunciate dal modello statistico approntato da Shoreview Sports Analytics – società dell’Ontario specializzata nell’analisi sportiva – hanno generato ambizioni molto alte. Forse troppo, se consideriamo il valore mostrato finora sulle piste e nei palazzetti italiani. Se non c’erano le condizioni per superare il record di 29 medaglie firmato nel 2018 in Corea del Sud (terza forza assoluta, dietro a Norvegia e Germania), nemmeno un pessimismo leopardiano poteva immaginare un’edizione così dimessa. Nonostante le dimensioni XXL di una spedizione che conta 207 atleti, 108 donne e 99 uomini, con il supporto di 231 allenatori e membri dei vari staff tecnici.

Una sintesi della delusione che monta da giorni dalla Colombia Britannica al Quebec è racchiusa nell’argento vinto da Mikaël Kingsbury, il re dei Moguls con all’attivo più di 100 successi in tutte le specialità invernali. Vincitore dell’oro all’Olimpiade sudcoreana del 2018, con due secondi posti centrati a Sochi 2014 e Pechino 2022, il portabandiera canadese ha festeggiato il terzo argento olimpico con un gesto di rabbia, gettando gli sci a terra: una reazione istinriva per la beffa subita da Cooper Woods, premiato nel risultato finale per il miglior punteggio della prima discesa, dopo che nella seconda run entrambi i duellanti hanno ottenuto 83,71 punti. Una condotta di gara tipica dell’anomalia olimpica che, tra tensioni, meteo e condizioni fisiche, può capovolgere i pronostici della vigilia. Peccato che finire dietro a un australiano non sia accettabile né per Kingsbury né per i suoi connazionali.

Un altro tremendo scossone alle ambizioni canadesi è arrivato dallo short track, dove il ricambio generazionale è evidente e ci sono altri movimenti in costante crescita. I più ottimisti mettevano due o addirittura tre medaglie al collo di William Dandjinou ma, nonostante i suoi 190 centimetri, il campione del mondo sui 1000 (e 1.500) metri ha pagato un’incertezza nell’ultimo giro ritrovandosi fuori dal podio al traguardo. Una sceneggiatura impensabile fino a una manciata di secondi dal termine, probabilmente incompresa anche dal suo allenatore Marc Gagnon, che nel post gara ha individuato una colpa difficilmente condivisibile: «William non si è adattato all’idea di accontentarsi del secondo o terzo posto, perché voleva solo vincere». È bene che impari in fretta, allora, perché le medaglie olimpiche non pesano come le altre.

In una valle di amarezza c’è spazio per qualche raggio di sole, come Courtney Sarault, splendida terza nei 500 metri femminili di pattinaggio su pista corta. La sua felicità corrisponde all’incubo di Kim Boutin, artista della lama con cinque medaglie olimpiche in bacheca (incluso l’argento in staffetta mista vinto a Milano dietro l’Italia), che nella stessa distanza è rimasta improvvisamente al buio mentre stava già pregustando l’ennesimo trionfo. Chi se ne va dall’Italia con grandi sorrisi è la coppia del pattinaggio di figura Gilles-Poirier, finalmente sul podio olimpico (bronzo) della danza sul ghiaccio dopo aver vinto le critiche, i piazzamenti deludenti e le richieste di sciogliere il sodalizio che negli ultimi anni gli sono piovute addosso.

Certo, ci sono ancora più di metà dei 116 titoli in palio, quindi il Canada può tentare di riprendersi ciò che sembrava spettargli di diritto, almeno in parte. Anzi, sarebbe doveroso per non dover parlare di fallimento. Un po’ di certezze dovrebbero arrivare dall’hockey su ghiaccio e dal curling, nonostante sassi e scope abbiano finora riservato solo delusioni a Team Canada, con l’eliminazione del doppio misto nel round robin dopo cinque sconfitte consecutive. E se resta la speranza per qualche guizzo in grado di attenuare la botta, Milano Cortina 2026 rischia di passare alla storia come l’Olimpiade che sgonfia l’ego di un colosso superato dai tempi.

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