Sterling alla fine è andato al Feyenoord, solo che non ha ancora il permesso di lavoro e così ha “costretto” tutti i suoi nuovi compagni ad andare ad allenarsi in Belgio

Un paradosso burocratico che riassume bene la parabola discendente dell'ex Chelsea e Manchester City.
di Redazione Undici 16 Febbraio 2026 alle 17:05

Gita nelle Fiandre. Non è il programma di un viaggio d’istruzione, ma quello che tocca ai giocatori del Feyenoord per prendersi il lusso di giocare insieme a Raheem Sterling: loro nuovo compagno, eppure attualmente impossibilitato a lavorare – dunque ad allenarsi – nei Paesi Bassi. E allora dirottato in Belgio. Il cortocircuito ha dell’incredibile, anche se Robin van Persie, allenatore dei biancorossi, ha commentato l’iniziativa del club con una certa filosofia. “Non dobbiamo mica volare in Messico o dall’altra parte del mondo”, sorride l’ex bomber oranje. “Andremo all’estero per un giorno e mezzo o due: non sarà troppo lontano, ci alleneremo e uno dei motivi di questa trasferta è che così Raheem potrà partecipare e integrarsi con noi. Si tratta di un’ottima opportunità di team building, possiamo divertirci e trascorrere insieme del tempo importante. E questo è tutto”.

Cartina alla mano, in effetti van Persie non ha tutti i torti: da Rotterdam a Tubize – alle porte di Bruxelles, dove il Feyenoord ha deciso di svolgere parte del carico settimanale – ci vogliono soltanto un paio d’ore di bus. Sarà insomma un piccolo diversivo stagionale, in un momento in cui Tengstedt e compagni hanno davvero poco da chiedere: fuori dall’Europa League, fuori dalla coppa olandese, secondi in Eredivisie a -14 dall’imprendibile PSV. Insomma, da qui alla primavera ci sarà soltanto da blindare la qualificazione in Champions respingendo gli assalti di Nijmegen e Ajax, coi lancieri lontani dai tempi migliori. Così si ragiona già nel medio termine, cercando di vincere una scommessa che nessun altro club ormai si era arrischiato: riportare Sterling ai livelli degni del suo nome.

Un’impresa mica da poco, ormai. L’attaccante 31enne non gioca una partita ufficiale dallo scorso maggio e non segna in campionato da quasi due anni. Di fatto, dall’estate del 2024 è incappato in un’inverosimile parabola discendente, che dapprima l’ha messo ai margini del progetto tecnico del Chelsea e dunque fatto smarrire ulteriormente nel corso di un infelice prestito all’Arsenal (un solo gol in 28 presenze nella scorsa stagione). Alla vigilia del 2025/26, tornato alla base, i Blues l’hanno messo fuori rosa. Senza particolari preoccupazioni di campo, ma affannati da un faraonico ingaggio da 20 milioni di euro a stagione. Erano servite cifre del genere, sborsando 56 milioni di euro al Manchester City, per assicurarsi le prestazioni di una superstar nazionale come Raheem soltanto tre anni prima. Ma il declino è stato inesorabile.

E così, dopo oltre sei mesi in tribuna, a gennaio Sterling ha optato per la risoluzione del contratto con il Chelsea. Poi qualche giorno fa la chiamata a sorpresa del Feyenoord, con cui ha firmato fino al termine della stagione: se le cose dovessero andare bene, possibile intravedere un’estensione per la prossima. Il campionato olandese, molto dinamico e con fasi difensive piuttosto allegre, avrebbe tutti gli ingredienti per esaltare le qualità del giocatore anche a mezzo servizio. Dipenderà però da Raheem, dalle sue motivazioni e dalle sue capacità fisiche di tornare effettivamente un fattore a livello realizzativo. L’attestato di stima di una leggenda dell’area di rigore come van Persie non è cosa da poco. Eppure l’avventura nei Paesi Bassi inizia quantomeno con dei contorni da tragicommedia: per questioni burocratiche, Sterling non dispone ancora di un permesso di lavoro adeguato. Fino a quando non l’otterrà, la squadra al bisogno si accomoderà in Belgio. Questo e altro per il trascinatore dell’Inghilterra a Euro 2020. O di quel che ne resta.

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