Le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 saranno un viaggio pieno di storia, cultura e bellezza

Abbiamo fatto un tour dentro e intorno alle location dei Giochi Olimpici Invernali, passando dalla metropoli ai paesaggi incantati di montagna. E così abbiamo toccato con mano il potenziamento della rete ferroviaria attuato dal Gruppo FS.
di Redazione Undici 17 Febbraio 2026 alle 11:51

I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 non sono solo un appuntamento sportivo, ma rappresentano un momento di crescita per tutto il Paese. In quest’ottica si innesta alla perfezione il ruolo del Gruppo FS, che in qualità di Mobility Premium Partner accompagnerà l’evento con un piano di mobilità sostenibile, capillare e inclusivo al servizio di cittadini, visitatori e atleti, per garantire la massima accessibilità ai luoghi di gara.

Un impegno importante e indispensabile per quelli che saranno i Giochi olimpici invernali più diffusi di sempre: in attesa dell’inizio delle competizioni, abbiamo affrontato il viaggio tra le località olimpiche e nei loro territori, scoprendo bellezze, paesaggi, ricchezze culturali di una vasta area geografica che ci regala cartoline da conservare. Su questa bellezza tutta italiana si concentrerà il potenziamento del sistema ferroviario promosso dal Gruppo FS, poggiando su concetti cardine come accessibilità e sicurezza, comfort, intermodalità, sostenibilità e valorizzazione urbana. Opere che costituiranno un’eredità per il territorio, consentendo migliori collegamenti ferroviari anche dopo le Olimpiadi.

Il viaggio parte da Milano, città storicamente considerata la porta d’ingresso verso le Dolomiti, la città-laboratorio più europea d’Italia. Superato quel territorio indefinito della periferia, in cui non si sa mai bene dove finisce Milano e comincia la provincia, ci si ritrova immersi nel panorama della pianura lombarda. Finché il paesaggio, alle porte della Brianza, comincia a muoversi, diventando il vero spartiacque tra lo skyline della metropoli e i profili delle sponde del lago di Como. Un luogo che regala scorci unici, che incornicia una città ricca ed elegante, con la superfamosa villa Oleandra, le piazzette-gioiello come piazza San Fedele e il maestoso Duomo medievale, costruito in quattro secoli dal 1396, dieci anni dopo l’inizio di quelli per il Duomo di Milano. Anche quello di Como, come il Duomo del capoluogo, è senza campanile.

E poi Lecco, la cui storia è inevitabilmente intrecciata a I Promessi Sposi, tra il monte Resegone, la casa di Lucia, il borgo di Pescarenico e le barche di legno di castagno chiamate “lucie” proprio in omaggio al personaggio manzoniano. A questo punto, per immergersi completamente nell’atmosfera, l’ideale è sedersi a un tavolo di una trattoria per assaggiare qualche piatto tipico, come risotto con il pesce persico o i “missoltini” (agoni salati ed essiccati) con la polenta.

Il viaggio continua, procedendo in direzione Nord finché dalla sponda del lago non si cominciano a riconoscere i tetti di Colico, il piccolo comune finito nei libri di storia dell’arte per quel gioiello romanico che è l’Abbazia di Piona, in un’insenatura del lago, il cui grigio delle pietre in questa stagione spicca dai campi coperti di neve che la circondano. Basta alzare lo sguardo ed ecco la silhouette del monte Legnone imbiancata di neve per buona parte dell’anno che domina il panorama attorno a Colico, a cavallo tra la Valchiavenna e la Valtellina, e che con i suoi 2.600 metri è anche la cima più alta della provincia.

Dopo Colico, ci si addentra tra le montagne della Valtellina e si raggiunge Morbegno, la porta d’ingresso alla provincia di Sondrio, dove l’aria si fa più pungente e, d’inverno, la temperatura raramente sale sopra gli zero gradi. Siamo in una terra di vini, di uve Nebbiolo che vengono coltivate nei cosiddetti “vigneti eroici” della Valtellina. Li si comincia a vedere appena fuori Morbegno, sulla sponda Retica e segnano il paesaggio per chilometri: vigneti antichissimi coltivati sui ripidi terrazzamenti che salgono fino a 7-800 metri sul livello del mare, protetti da 2500 chilometri di muretti a secco e dove, nonostante il clima alpino, l’uva gode di uno speciale microclima caldo e molto soleggiato d’estate e ben riparato d’inverno.

A meno di un’ora di viaggio da Morbegno, ecco Sondrio, antico capoluogo amministrativo di tutta la Valtellina e oggi capoluogo di provincia, incorniciata dall’arco innevato delle Alpi retiche e orobiche e, più in basso, dalle terrazze dei vigneti che hanno fatto guadagnare a Sondrio il titolo di “Città del vino”.

Sono solo 30 i chilometri che separano Sondrio da Tirano, ma passare dalla vivacità del capoluogo ai ritmi slow (e agli inverni rigidi e molto lunghi) di un piccolo comune di 9mila abitanti dà l’impressione che siano molti di più. Forse anche per l’aria di confine che si respira: Tirano è l’ultimo comune italiano, si trova a due chilometri dal confine con la Svizzera.

Bormio non è molto lontana da Tirano, ma la distanza percepita è enorme: la tranquillità lascia il posto alla vivacità di una località regina negli sport invernali, con 14 impianti di risalita e 17 piste da sci che includono discesa, fondo e sci alpinismo e che arrivano fino a 3mila metri di quota, coprendo 50 chilometri di dislivello. Amatissima da sempre dai milanesi, a Bormio si va anche per nove fonti d’acqua termale aperte tutto l’anno.

È il momento di lasciarsi alle spalle la Lombardia e il paesaggio alpino d’alta quota di Bormio per fare il nostro ingresso in Trentino Alto Adige. È il Passo dello Stelvio (2.757 metri d’altitudine) a fare da confine tra il paesaggio dell’alta Valtellina, con le sue cime rocciose e le valli strette, e la regione del Trentino, più dolce e punteggiata di valli ampie e coltivate. Entrati in questa regione la prima tappa è in una delle più antiche città del Tirolo, Bressanone. Dopo Bolzano e Merano, è la terza città più grande dell’Alto Adige, nel cuore di una valle ampia e oggi molto urbanizzata. Bressanone, inoltre, è sede di due università ed è animata tutto l’anno da studenti che arrivano un po’ da tutta Europa per seguire i corsi in tedesco, inglese e italiano.

Salutata Bressanone, basta un’ora di viaggio per raggiungere Brunico: circondata da un paesaggio alpino che sembra uscito da un libro di fiabe, ai piedi della montagna del Plan de Corones, questa cittadina è considerata il capoluogo storico e culturale della Val Pusteria. Perché, al di là delle piste da discesa e da fondo, dei numerosi percorsi per le ciaspole che richiamano migliaia di appassionati, è anche ricca di monumenti, opere d’arte, musei.

In un’ora di viaggio da Brunico si raggiunge finalmente a Cortina d’Ampezzo, la meta finale di questo viaggio che ci ha portati da Milano fino ai cieli blu, all’aria frizzante e agli scenari unici al mondo offerti dalla Regina delle Dolomiti. Man mano che ci si avvicina, il paesaggio è un susseguirsi di cime rocciose, boschi e pascoli alpini. Finché, superato l’ultimo tratto di strada, Cortina ci accoglie adagiata nella conca della sua valle.

Cortina è circondata da cime come il Cristallo e le Tofane. Montagne che, insieme a tutte le Dolomiti, dal 2009 sono patrimonio UNESCO per l’unicità dei colori rosati della roccia di dolomia. La località ampezzana domina qualsiasi classifica, è da sempre considerata tra le migliori destinazioni internazionali delle Alpi per la posizione invidiabile e il glamour che negli anni Cinquanta, da villaggio di pastori, l’ha trasformata nel palcoscenico della mondanità italiana e internazionale, la capitale dell’après-sky.

Sulle sue piste, o nello struscio di Corso Italia, si sono visti Brigitte Bardot, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica (che nel 1968, ha girato qui Amanti) Faye Dunaway, Claudia Cardinale, Sophia Loren, Brigitte Bardot, Clark Gable, Frank Sinatra, Ingrid Bergman. E, nella camera 107 del mitico Hotel de la Poste (per tutti “il Posta”) Ernest Hemingway consumava decine di Martini e Campari e scriveva: «Il paese più dolce della terra, il più bello che io abbia mai conosciuto».

Naturalmente stiamo parlando di un vero e proprio tempio dello sci, con i suoi 120 chilometri di piste tra le Tofane, Faloria-Cristallo, 5 Torri-Lagazuoi e San Vito-Auronzo-Misurina – tutte appartenenti al circuito Dolomiti Superski, il comprensorio sciistico più grande del mondo, che unisce 12 zone sciistiche e 1220 km di piste. Ma anche gli Slons (“Snow Lovers No Skiers”) amano Cortina. Anche per passeggiare in centro, il Museo d’Arte Moderna che accoglie De Chirico, Morandi e Rotella, e le boutique (le stesse di via Montenapoleone a Milano), gli eleganti caffè, le pasticcerie e gli spazi della Cooperativa di Cortina: 4mila mq dove trovare prodotti tipici e capi d’abbigliamento. E a fine giornata, poi, ci si può rilassare con l’ottima cucina da locale stellato proposta dai suoi ristoranti (anche in quota), che reinterpretano con raffinatezza e inediti accostamenti i sapori del territorio e i piatti della tradizione. Per passare, dopo cena, a uno dei club e delle discoteche del posto. Perché, a differenza delle altre località sciistiche, a Cortina non si dorme mai.

>

Leggi anche

Lifestyle
Le mascotte di Milano Cortina 2026, Tina e Milo, sono talmente amate che è diventato impossibile trovarle nei negozi
Sono un fenomeno incredibilmente moderno, diventati virali sui social e desiderati follemente dagli appassionati. 
di Redazione Undici
Lifestyle
Come nasce la Nike Therma-FIT Air Milano Jacket, la giacca fatta “di aria”
Con Danielle Kayembe, Apparel Product Innovation Management di Nike, abbiamo toccato con mano l'ideazione di una delle giacche più visionarie nella storia dell'apparel sportivo.
di Francesco Paolo Giordano
Lifestyle
Jannik Sinner ha fatto il designer con Nike, e insieme hanno creato un look unico nel suo genere
Il tennista italiano ha collaborato alla creazione di un outfit completo, pieno di dettagli che rimandano alla sua storia personale e alla sua amata montagna.
di Redazione Undici
Lifestyle
Anche uno scarpone da sci ha una storia unica da raccontare
Alla scoperta del nuovo Promachine 3 di Nordica, l'incontro perfetto tra storia, design e tecnologia.
di Redazione Undici