Un oro che fa emozionare. Un oro che riassume una carriera, quella di Elana Meyers Taylor, al quale mancava solo il suggello finale, la ciliegina sulla torta. Nella notte di Cortina, la 41enne americana – già cinque volte medaglia olimpica – si è presa l’oro che le mancava nel monobob femminile. L’americana è balzata al primo posto soltanto all’ultima manche, scalzando la tedesca Laura Nolte che aveva fin lì dominato ogni discesa. Lo ha fatto alla sua quinta spedizione olimpica, chiudendo un cerchio aperto nel 2010 ai Giochi Invernali di Vancouver, mentre sugli spalti la ammiravano i suoi due figli, entrambi sordomuti.
Meyers Taylor ha una storia particolarissima, non solo per l’età: nata in California, dove fa ben più caldo rispetto alle Alpi, è una donna che ha lottato per ogni traguardo raggiunto, ben prima di sognare una medaglia a cinque cerchi. Già prima di Milano Cortina 2026, era l’afroamericana più medagliata nella storia dei Giochi. Il suo posto nel bob se l’è sudato: partita come frenatrice, ovvero la persona che nel bob a due o a quattro sale per ultimo sul veicolo, ed è incaricato alla frenata dopo il traguardo, si subito messa al collo il bronzo olimpico in Canada. Da Sochi 2014 è sempre andata a medaglia nel bob a due, mentre nel 2022 il debutto del monobob le ha dato la possibilità di gareggiare nel monobob. E lei l’ha colta al volo, prendendosi la prima gioia “individuale”: il titolo di vicecampionessa nel monobob, quattro anni prima del capolavoro di Cortina.
Ma, racconta Meyers Taylor, gli anni più intensi della sua vita sono stati gli ultimi. Cinque anni fa è nato Nico, il suo primogenito, sordo e affetto da sindrome di Down. Di anni, invece, Noah ne ha tre. Anche lui è sordo. La parte più difficile dell’ultimo quadriennio olimpico, ha raccontato al Guardian, è stata mantenere un «difficile equilibrio quotidiano tra l’accudimento dei figli e il coltivare una carriera agonistica di alto livello». Un’impresa possibile soltanto grazie a un team che l’ha sostenuta giorno dopo giorno in pista, e all’aiuto del marito, l’ex bobbista statunitense Nic Taylor, che ha iniziato a lavorare da casa per far sì che Elana avesse il tempo di concentrarsi su una carriera che, fino a poche ore fa, aveva ancora da regalarle la soddisfazione più grande.
«La battaglia mentale più difficile è proprio la quotidianità con i miei figli e cercare di capire come far funzionare tutto», ha aggiunto Meyers Taylor. «Ci sono volute tantissime persone solo per farmi arrivare ai blocchi di partenza. Questa è stata la cosa più importante: sapevo che, se fossimo riusciti ad arrivare alla partenza, avremmo potuto realizzare grandi cose».
I piccoli Nico e Noah hanno potuto sicuramente percepire la felicità negli occhi della loro madre, che già prima di Milano Cortina li aveva istruiti con la lingua dei segni in modo da poter spiegare a loro il risultato ottenuto. «Conoscono tutti i segni, sono stati informati bene in anticipo. Ma non mi era nemmeno passato per la mente che li avremmo effettivamente usati», ha detto la bobbista riferendosi ai gesti con i quali ha spiegato ai figli di aver vinto un oro olimpico. E pazienza se non gli sarà subito chiara la grandezza dell’impresa realizzata a Cortina: «Quando saranno un più grandi sapranno che la loro mamma era una campionessa olimpica e capiranno cosa significa», ha sentenziato Elana. Che, mentre viveva una grandissima carriera nel bob, ha anche trovato il tempo per svolgere un tirocinio presso il CIO in Svizzera, per farsi eleggere presidente della Women’s Sports Foundation, per impegnarsi in nome della parità di genere, per parlare in modo duro della discriminazione razziale nel suo sport. E per diventare un punto di riferimento mondiale per le mamme e i papà che devono accudire dei figli sordi e/o con la sindrome di Down: «Persone da tutto il mondo mi hanno contattata e mi hanno raccontato le loro storie, e di come avevano figli con la sindrome di Down, figli sordi, e di quanto credessero in me. Mi hanno incoraggiata e mi hanno detto che non importava nemmeno se vincevo: avevo già fatto tanto per la nostra comunità».