La Norvegia ha solo cinque milioni di abitanti eppure domina le Olimpiadi e gli sport invernali, e il merito è di un modello unico al mondo

A Oslo e dintorni, fino ai 13 anni, è vietato stilare ranking o ragionare per performance: l'obiettivo è divertirsi e coinvolgere, l'agonismo viene poi. E tutta quella neve certo non guasta.
di Redazione Undici 18 Febbraio 2026 alle 18:38

L’immagine di copertina è chiaramente Johannes Høsflot Klæbo, il “Michael Phelps delle nevi”, che sabato andrà per un leggendario en plein olimpico – sei ori in altrettante gare, cioè tutte le specialità disputabili – nello sci alpino. Ma dietro il campione trascinante c’è un Paese che lo segue a ruota, di medaglia in medaglia: al dodicesimo giorno di Giochi, la Norvegia è arrivata a quota 33. Di cui 15 del metallo più prezioso. In fuga nella classifica complessiva, proiettata verso la miglior Olimpiade della sua pur ragguardevole storia.

Il record di podi complessivi – 39 a Pyeongchang 2018 – è ampiamente alla portata. Quello di ori – 16 a Pechino 2022 – ormai a un passo. Una traiettoria netta, di un movimento in costante crescita oltre qualsiasi tradizione: basti pensare che vent’anni fa, a Torino, le vittorie norvegesi furono soltanto due. Ma da allora sono cambiate un po’ di cose, con piccoli ma significativi aggiustamenti alla radice. Uno su tutti? L’assoluta tutela dell’infanzia e del diritto al gioco, che al contempo è la precondizione ideale per un buon serbatoio di futuribili atleti. Secondo la legge norvegese, infatti, è vietato pubblicare ogni tipo di classifica o ranking prestazionale prima dei 13 anni di età: in quel frangente l’obiettivo è coinvolgere, far divertire. Non selezionare. E il risultato è che il 93% dei bambini tra Oslo e dintorni fa attività sportiva organizzata.

Soltanto in seguito, nel corso dell’adolescenza, quel profondo bacino d’utenza viene progressivamente sviluppato in base al potenziale agonistico. E qui entra in gioco l’Olympiatoppen: un’organizzazione dedicata, sotto l’egida del Comitato olimpico norvegese, che combina il reparto di ricerca e sviluppo – primeggiare negli sport significa farlo innanzitutto nelle conoscenze e nelle tecnologie – con un team di allenatori incaricati di integrare il lavoro dei commissari tecnici nelle rispettive discipline. Ne fuoriesce così un approccio trasversale, in cui il singolo atleta si ritrova a dover raggiungere ottimi livelli di base anche in quegli sport non propriamente “suoi”. Dagli esercizi di resistenza ai test fisiologici, dall’analisi tecnica alle strategie di squadra, la commistione è eccezionale. Ed è una delle precondizioni per ottimizzare la selezione – a quel punto sì – della Nazionale olimpica norvegese.

Klaebo insomma è la punta di un iceberg estremamente profondo e diversificato. Non c’è dubbio, anche in quest’edizione la Norvegia sta facendo incetta di medaglie nello sci alpino, nel biathlon e nel salto con gli sci – discipline in cui la rappresentativa di Oslo è assoluta dominatrice. Ma è comunque andata a podio in sette discipline diverse. Furono nove a Pechino, otto a Pyeongchang. In tale contesto la dimensione ambientale aiuta: la Norvegia è uno dei Paesi al mondo con la più alta percentuale di territorio montuoso accessibile, con nevicate regolari e funzionali alla pratica sportiva – per intenderci, un’impervia catena montuosa come l’Himalaya, per quanto sconfinata, si adatta molto meno allo scopo. Eppure non basta a spiegare un exploit olimpico senza paragoni.

Non soltanto la Norvegia è prima – davanti a Stati Uniti, Russia, Germania e nazionali pregresse – nel medagliere perpetuo dei Giochi olimpici invernali, dove continua ad aumentare il divario con la concorrenza. Ma in quelli estivi ricopre pure un rispettabilissimo ventunesimo posto, trainato da vela, tiro e atletica leggera. E nel medagliere combinato di tutte le edizioni – estate più inverno – i norvegesi entrano addirittura nella top ten: al nono posto, davanti al Giappone. Per dare un’ulteriore dimensione del fenomeno, basti pensare che sopra di loro ci sono soltanto Usa, Urss, Cina, Germania, Regno Unito, Francia, Italia. Di questi, il Paese più piccolo per popolazione – cioè noi – conta 59 milioni di persone. La Norvegia ne fa dieci volte di meno. Se già così il quadro è impressionante, nel rapporto medagliati sul totale degli abitanti a Oslo fanno decisamente un altro sport. Loro, poi il resto del mondo. Klaebo è la regola, non l’eccezione.

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