Non sono ancora terminate le gare ma si può già iniziare ad analizzare l’eredità che i Giochi olimpici invernali lasciano all’Italia. Nell’elenco delle novità spicca il ritorno in auge dell’hockey su ghiaccio, che ha convinto per il notevole interesse suscitato all’interno dell’Arena Santa Giulia. Bistrattata da parte della stampa internazionale prima del via del torneo, e invece lodata da giocatori e allenatori delle varie nazionali protagoniste a Milano. Che non spegnerà i riflettori sull’hockey dopo la finale in programma domenica, perché il capoluogo meneghino tornerà ad avere una propria squadra sul ghiaccio. «Stiamo lavorando da tempo al progetto, consapevoli che in una città simile bisogna creare un prodotto di alto livello, che costa parecchio e richiede un investimento con un ritorno di lungo periodo, perché non si va in pareggio il giorno dopo», ha detto il presidente della Federazione Sport del Ghiaccio Andrea Gios, durante una conferenza stampa a Casa Italia.
Per quanto ancora povero di dettagli specifici, il piano per riportare Milano al centro del mondo hockeystico italiano è partito mesi fa e guarda oltre confine. «Stiamo parlando con diversi gruppi di imprenditori, specialmente nordamericani, che conoscono bene questo genere di business e sono interessati a sviluppare l’operazione», ha aggiunto il numero uno della FISG. Che per non perdere tempo ha bloccato uno slot per l’iscrizione del team alla prossima Ice Hockey League, il principale campionato europeo che raggruppa compagini di Austria, Ungheria, Slovenia, Bulgaria e Italia (presente con Bolzano e Val Pusteria). «Vogliamo iniziare col via del prossimo torneo e l’ideale sarebbe poter avere un quadro più chiaro, con la formazione che aderisce al campionato entro il 15 marzo».
L’annuncio federale ha riscontrato immediati consensi bipartisan, tra il governatore regionale Attilio Fontana e il sindaco Giuseppe Sala, nel ricordo della «lunga tradizione di Milano con l’hockey ghiaccio», con l’auspicio di superare «le lacune su un impianto adeguato». Questo è il punto su cui verte il piano di rilancio sportivo, perché l’interesse riacceso dai Giochi verso gli sport sul ghiaccio cozza con la mancanza di strutture. Archiviate le sfide a cinque cerchi, gli spazi di Rho Fiera torneranno alla versione originaria, con l’arena di speed skating trasformata nel Live Dome da 45.000 posti, pronti per organizzare concerti e altri appuntamenti che richiamano grandi folle. L’idea su cui si ragiona per soddisfare i requisiti tecnici e accelerare i piani per rispettare i tempi dell’Ice Hockey League è realizzare un nuovo spazio temporaneo per l’immediato, in attesa del successivo palazzetto pronto nell’arco dei prossimi 2-3 anni e in grado di ospitare almeno 4.000 spettatori, così da essere terreno fertile anche per short track e pattinaggio di figura.
«Stiamo individuando l’area dove allocarla, dentro il quartiere fieristico o al di fuori», ha spiegato il presidente della Fondazione Fiera, Giovanni Bozzetti. Tutto ruota attorno ai costi dell’opera da realizzare (fonti vicine al progetto parlano di pochi milioni di euro), che sono in fase di studio e determineranno i prossimi passi dell’operazione, in quanto la spesa dovrebbe essere coperta in parte dagli investitori nordamericani coinvolti nel piano di rilancio dell’hockey milanese. In un panorama ancora ricco di incertezze, di sicuro c’è che il nuovo impianto del ghiaccio non inficerà i lavori di riqualificazione del Pala Agorà, struttura chiusa da oltre tre anni che potrebbe riaprire nel 2028 come centro dedicato agli sport di base sul ghiaccio.