Nonostante l’arrivo di Rosenior abbia messo un po’ d’ordine nel progetto del Chelsea, i Blues continuano ad avere una rosa chilometrica e difficile da gestire. Anche perché la società ha operato e sta operando una molto chiara: quella di offrire e far firmare contratti lunghissimi ai suoi calciatori. Inizialmente quella di BlueCo., il gruppo che detiene la maggioranza delle quote dei Blues, sembrava estrema e non replicabile. E invece altri club si sono lasciati ispirare: il Manchester City, tanto per fare un esempio pesante, ha rinnovato il contratto di Erling Haaland fino al giugno 2034; anche il Liverpool ha blindato i nuovi attaccanti di riferimento, Alexander Isak e Hugo Ekitike, con contratti lunghi sei stagioni, la stessa durata degli accordi firmati stipulati tra il Tottenham e sue due nuovi acwuisti, Kudus e Mathys Tel. Infine, anche il West Ham United si è spinto molto in là, facendo firmare Aaron Wan-Bissaka e Maximilian Kilman con contratti settennali.
Il Chelsea resta il club in cui i contratti lunghissimi rappresentano la regola più che l’eccezione, e i benefici sono evidenti: un accorto di questo tipo preserva il valore di rivendita del giocatore, a patto che renda sul campo, e rafforza la posizione del club durante le fasi di negoziazione, posticipando eventuali rinnovi. Allo stesso tempo, però, esistono dei rischi abbastanza chiari: un giocatore che non mantiene le aspettative può diventare un peso a bilancio per diversi anni. L’attuale dirigenza dei Blues ha sempre sostenuto che l’abbassamento degli stipendi base rispetto all’era Roman Abramovich avrebbe ridotto questo pericolo, e le numerose cessioni degli ultimi tre anni sembrano confermare la sostenibilità del modello. La politica salariale più contenuta comporta però anche effetti collaterali. I giocatori che elevano il proprio status attraverso le prestazioni in campo rischiano di ritrovarsi rapidamente sottopagati rispetto ai colleghi, nonostante bonus e premi legati ai risultati. Secondo fonti vicine allo spogliatoio, citate da The Athletic in forma anonima, diversi senatori della squadra di Rosenior avrebbero manifestato l’intenzione di rinegoziare i termini contrattuali.
Tra questi scontenti figurano Enzo Fernández e Moisés Caicedo, arrivati nel 2023 per cifre complessive a nove zeri e oggi colonne della squadra. L’argentino, vicecapitano dei Blues, ha un contratto fino al 2032; Caicedo ne ha firmato uno con scadenza 2031, con opzione per un’ulteriore stagione. Entrambi hanno recentemente cambiato rappresentanza: l’argentino è ora assistito da un’agenzia che include l’ex PSG Javier Pastore, mentre l’ecuadoriano si affida alla sua famiglia. Anche Levi Colwill, sotto contratto fino al 2029 (con opzione per l’anno successivo), era stato preso in considerazione per un adeguamento, prima del grave infortunio al legamento crociato subito ad agosto. Situazione diversa per il capitano Reece James, per Cucurella, Chalobah e Adarabioyo, tutti in scadenza nel 2028. La linea del club è chiara: rinnovare o vendere prima di entrare negli ultimi due anni di contratto.
A Stamford Bridge, le trattative per i rinnovi dei contratti non vengono affrontate durante la stagione. Sia per mantenere alta la concentrazione che per ragioni economiche: molti accordi prevedono una significativa riduzione salariale in caso di mancata qualificazione alla Champions. Il quadro si complica ulteriormente se si guarda alle regole UEFA sul controllo dei costi rosa, che impongono di non superare il 70% dei ricavi tra stipendi, trasferimenti e commissioni. Per un club che soffre i limiti strutturali di Stamford Bridge e attende un accordo di sponsorizzazione più redditizio, l’equilibrio finanziario è cruciale. Il Chelsea ha già premiato nel 2024 Cole Palmer e Nicolas Jackson con rinnovi fino al 2033, estendendo ulteriormente la durata dei loro stipendi in cambio di un abbassamento di salario annuo. La strategia è chiara: trattenere i talenti nel pieno della maturità sportiva e sostituire rapidamente chi non convince. Tuttavia, il rischio è trasformare un contratto vantaggioso in un peso finanziario, come dimostrato dal caso relativo a Sterling. L’estate che si avvicina sarà quindi decisiva. Più ancora delle operazioni in entrata, saranno le scelte sugli adeguamenti salariali a determinare il futuro equilibrio tecnico ed economico del club. Il modello Chelsea, insomma, deve verificare la sua sostenibilità in un momento cruciale: quello dei rinnovi.