L’oro in solitudine di Simone Deromedis e l’argento di Federico Tomasoni sono due imprese diverse, ma hanno regalato un momento indimenticabile all’Italia degli sport invernali

Racconto della clamorosa doppietta azzurra nello ski cross.
di Redazione Undici 21 Febbraio 2026 alle 17:49

Simone Deromedis ha mantenuto la promessa e portato per la prima volta l’Italia del freestyle sul gradino più alto del podio olimpico. Un’impresa studiata nei dettagli che ha travolto gli avversari, seminati in tutte le batterie dal 25enne sciatore della Val di Non. Che, nella finale di ski cross, ha dominato la gara per poi festeggiare la storica doppietta azzurra, maturata con il secondo posto centrato da Federico Tomasoni. Per im oro inseguito a lungo dal primo della classe, che ha rispettato il piano preparato per prendersi l’unica medaglia desiderata, è arrivato un argento inatteso. Soprattutto se consideriamo che Tomasoni è a secco di podi in Coppa del Mondo e si è qualificato a Milano Cortina 2026 con il 17esimo posto.

«Punto a fare la gara in solitaria, prendendo la testa dalla prima curva. Sarebbe il modo più sicuro per portare a casa il successo, perché da secondo o terzo c’è il rischio di restare coinvolti nelle cadute». Detto, fatto. Deromedis è scattato dal cancelletto di partenza con il tempo migliore dei quattro finalisti, poi mentre la neve copiosa complicava la discesa ha tirato dritto, senza mai volgere lo sguardo all’indietro. La forza delle gambe che ha fatto la differenza tante volte nelle tappe di Coppa del Mondo gli ha permesso di prendere margine, grazie a un’abilità eccezionale nel domare i dossi e interpretare i salti. Niente tensione ma solo concentrazione nella prova del campione del mondo di ski cross 2023, perfetto a livello tattico e pure tecnico, quando a poche curve dal traguardo ha resistito al tentativo di rientro dello svizzero Fiva, infilando l’ultima e decisiva accelerazione.

L’assolo è stata la conduzione voluta da Deromedis, che ha offerto quattro prestazioni identiche nell’approccio di gara, distanziando presto tutti i rivali. Sintomo di una condizione fisica ideale, ma anche di una perfetta conoscenza della neve, che invece ha creato grattacapi a più di un avversario. A completare una giornata storica per lo sci freestyle azzurro è l’argento di Tomasoni, che al photofinish, e dopo una prodigiosa rimonta racchiusa nelle tre ultime curve e relativi salti, ha messo la punta dello sci davanti al veterano elvetico, firmando una doppietta che non ha precedenti nella storia italiana. Del resto, appena una settimana fa eravamo a zero medaglie olimpiche nel freestyle, prima del bronzo Flora Tabanelli nel Big Air, antipasto dell’accoppiata centrata nello ski cross.

Per quanto annunciata, anche dal successo nell’ultima tappa di Coppa del Mondo prima dello stop per la finestra olimpica, la medaglia di Deromedis conferma lo status superlativo del talento trentino, mentre la seconda piazza di Tomasoni è un’istantanea della crescita del movimento italiano, protagonista con più atleti in ogni comparto del freestyle. A dirlo sono stati i risultati di Livigno, dove il capolavoro di squadra è andato in scena nei quarti di finale, quando Tomasoni e l’altro azzurro Dominik Zuech hanno stritolato le speranze di gloria di Reece Howden, canadese leader di Coppa del Mondo e favorito alla vigilia, costretto a inseguire per tutta la gara e a salutare anzitempo la battaglia. Prepotente e inarrestabile, invece, la fuga al via di Deromedis e Tomasoni in semifinale, quando hanno creato subito il vuoto e poi divertito la folla arrivata al Livigno Snow Park con una serie di sorpassi ed evoluzioni volanti da applausi (e timore per un eventuale contatto che potesse pregiudicare la successiva finale).

La gara in solitaria di Deromedis e la zampata finale di Tomasoni sono stati il prologo alla migliore conclusione possibile per i tifosi azzurri, con l’abbraccio tra i due medagliati immersi nella neve, subito dopo aver tagliato il traguardo (e la dedica di Tomasoni a Matilde Lorenzi, l’ex fidanzata deceduta nell’ottobre 2024 per un incidente durante un allenamento di sci alpino). Suona forte ancora una volta, dunque, l’inno di Mameli, per una spedizione azzurra giunta alla medaglia numero 29, di cui dicei del metallo più prezioso. Una pagina storica per l’Italia a cinque cerchi, su cui ci sarà tempo per riflettere, perché i Giochi di Milano Cortina 2026 non sono ancora finiti e sono tante le probabilità di ritoccare un record in costante divenire.

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