Appena tagliato il traguardo, Johannes Hoesflot Klaebo si accascia a terra. E chi non lo farebbe, dopo aver percorso 50 chilometri sugli sci? Solo in quel momento possiamo realizzare che anche lui è umano. Il dubbio, in effetti, era venuto a molti, perché l’asso norvegese dello sci di fondo ha fatto qualcosa che non era mai riuscito a nessuno prima d’ora. Con la vittoria nella mass start 50 km ai Giochi di Milano Cortina 2026, Klaebo ha infatti trionfato in tutte le sei gare disputate in questa edizione, raggiungendo la cifra record di sei medaglie d’oro conquistate in una sola olimpiade Invernale.
Per spiegare meglio la grandezza dell’impresa, basta pensare che se Klaebo fosse l’unico rappresentante del suo Paese, a oggi occuperebbe la nona posizione del medagliere di Milano Cortina 2026. Il suo, invece, è “soltanto” un importante contributo al risultato della Norvegia, che grazie ai suoi trionfi ha già stravinto la competizione tra bandiere e ha superato per la prima volta quota 40 medaglie in una sola edizione dei Giochi Invernali. Il capolavoro di Klaebo, per quanto assurdo, è la prosecuzione di un lavoro già iniziato un anno fa agli ultimi Mondiali di sci di fondo. Cresciuto nella località norvegese di Trondheim, l’allora 28enne si intestò sei titoli iridati in casa sua, riscrivendo uno dei tanti primati sui quali aveva già messo la sua firma. Lui, che nella prima parte della sua carriera ha mostrato di prediligere le distanze brevi e i format sprint, che prevedono gare di pochi minuti, ha cambiato marcia quando ha iniziato a tener testa agli specialisti delle vere e proprie maratone con gli sci ai piedi.
Mentre veniva realizzato un documentario sull’impresa di Trondheim, Klaebo era già concentrato sullo step successivo: fare la stessa cosa, ma ai Giochi Olimpici, in quel palcoscenico che non ha eguali nel panorama sportivo. Dopo una preparazione svolta in parte anche in Italia, il norvegese si è presentato a Tesero confermando le attese nelle gare più brevi. Oro nella “sua” sprint, oro nella staffetta, oro nella sprint a squadre, oro nello skiathlon, oro nella 10 km. Non sazio, Klaebo ha divorato anche la 50 km, percorrendo gli ultimi chilometri con il connazionale Nyenget, prima di bruciarlo nello sprint finale, dove non avrebbe mai potuto esserci competizione.
Finite le gare, dove la sua supremazia non si discute, c’è qualcosa che spaventa Klaebo molto più di passare due ore e mezza sugli sci: «Prima delle gare temo di ammalarmi. Dopo, mi spaventa il vuoto. Il tempo passa anche per me: quando smetterò di sciare dovrò sforzarmi di trovare la mia strada». Queste parole sono riportate da Repubblica, ed è significativo che il fuoriclasse norvegese le abbia pronunciate nel corso di un’Olimpiade chiusa con uno storico en plein. Quella che turba Klaebo, in fondo, è la stessa potenziale difficoltà che accomuna tanti sportivi dopo aver vissuto per tanti anni «in una bolla», sempre citando il fondista norvegese, il cui futuro a oggi rimane avvolto nella nebbia.
Ben visibili, invece, sono le domandi che tanti si pongono. Avrà ancora motivazioni? A cosa può puntare dopo aver vinto tutto? Si ritirerà? Cambierà sport? Qualche mese fa si era parlato di un passaggio al ciclismo, spinti in realtà da un’intervista realizzata per un suo sponsor. Non stupirebbe se questi interrogativi aleggiassero anche nella testa di Klaebo, secondo cui «pianificare una carriera è il passatempo di chi l’ha già conclusa». Finite le gare, comincia il silenzio, nel quale il supereroe con il mantello della Norvegia diventa umano, come tutti noi, messo faccia a faccia con le sue paure. Cosa succederà prossimamente? Al momento una risposta non c’è, mentre nel presente c’è una sola certezza: Johannes Klaebo ha fatto una cosa mai vista.