Scorci spettacolari dell’Olympia delle Tofane o della Stelvio. Un impianto che doveva essere temporaneo, ma che visto il grande successo resterà un regalo permanente agli sport sul ghiaccio. I sorrisi di atleti e atlete dietro ognuna delle 30 medaglie azzurre, in quella che è stata a mani basse l’avventura più vincente degli sport invernali nel nostro paese. Saranno questi elementi, ma in Italia si è accesa una voglia di sport che non si esaurisce con la chiusura dei Giochi di Milano Cortina 2026 – in attesa delle Paralimpiadi, naturalmente. Così gli appassionati, ma anche chi ha scoperto alcune discipline solo in questi giorni, iniziano a chiederlo a gran voce sui social: «Quando è che ospiteremo anche i Giochi Olimpici estivi?».
Dal sogno a una (possibile) realtà, perché di portare la manifestazione a cinque cerchi formato “maxi” si è già iniziato a parlare, seppure in via ancora ipotetica. Già a dicembre, nel giorno dell’arrivo della Fiamma Olimpica proprio da Roma, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio aveva risposto su una possibile candidatura. «Se facciamo un buon lavoro di pianificazione nei prossimi 15 anni avremo la possibilità, magari, di candidare Roma per le Olimpiadi». Un giorno dopo, anche il ministro Abodi aveva lasciato intendere la volontà di rivedere i cinque cerchi nella Capitale: «Credo che abbia un senso non solo partire da Roma, ma arrivarci: quello che si è consacrato nel 1960», aveva commentato.
Balzo in avanti di quasi tre mesi. Dopo un’edizione dei giochi che ha portato anche dal Comitato Olimpico Internazionale «un diluvio di complimenti», citando il presidente della Fondazione Milano Cortina, Giovanni Malagò, si è tornati a parlare di un’edizione estiva a Roma nel 2036 o nel 2040. «Sarebbe bello candidare Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2036 o del 2040», ha detto con convinzione il sindaco Roberto Gualtieri al Corriere della Sera. «Le condizioni penso ci siano. Se si valuterà che è un obiettivo realistico, sono pronto a collaborare con il Governo e il Coni per costruire la candidatura più competitiva possibile. Una Capitale come la nostra non deve avere timore di misurarsi con le grandi sfide».
Qualche giorno prima era tornato a parlarne anche Buonfiglio: «Credo che ci siano tutti i requisiti per preparare una candidatura. È chiaro che il Coni è uno degli stakeholder, dev’essere condivisa assolutamente con il ministro Abodi e con il Governo. Dove? Roma. Lì c’è una percentuale di impianti già realizzata, credo che il nostro Paese meriti un’altra Olimpiade estiva, perché una volta c’è stata scippata», il riferimento è alla candidatura poi sfumata per il 2024, una ferita che è rimasta aperta a lungo anche per il predecessore di Buonfiglio, Giovanni Malagò, che però sul tema Roma 2040 va cauto: «È tutto prematuro. Ed è sbagliato parlarne, nonché controproducente: fidatevi, fidatevi, fidatevi. Bisogna capire bene gli scenari geopolitici dopo Brisbane, però Roma ha un vantaggio. Anzi: un doppio vantaggio. La sua storia unica, anche di candidature olimpiche, e nel 2040 saranno 80 anni dalle Olimpiadi. Ma siccome la sostenibilità è tutto: Roma ha lo Stadio Olimpico, che è lo stadio di atletica leggera. Chi può pensare di andare a realizzare da un’altra parte uno stadio da 80mila posti con le esigenze imposte dal Cio?». Tra chi è cauto e chi inizia già a sognare, c’è qualcosa in comune: la volontà di rivedere le Olimpiadi estive in Italia. Se questo sogno diventerà realtà? Presto per dirlo, ma la voglia di sport in Italia si è riaccesa, ed è difficile che si spenga a breve