I giovani talenti britannici sono sempre più ricercati e costosi, e la “colpa” è soprattutto di Brexit

L'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea ha cambiato molti scenari di mercato, soprattutto a livello giovanile.
di Redazione Undici 22 Febbraio 2026 alle 15:20

Quando vi chiedete come – e quanto – le decisioni politiche e istituzionali possano avere un’influenza forte sul mondo del calcio, beh, forse sarebbe il caso che rivolgiate il vostro sguardo all’Inghilterra, alla Premier League: Brexit, l’uscita del Regno dall’Unione Europea, ha avuto un impatto enorme sul calciomercato britannico. Sono cambiati i contratti di lavoro, ma soprattutto è cambiato il modo in cui si cercano e si comprano giocatori. E se a la Premier League e la EFL (la lega che sovrintende Championship, League One e League Two) ci hanno messo qualche anno per ammortizzare l’impatto a livello burocratico, economico e assicurativo, il calcio giovanile sta ancora assorbendo la rivoluzione causata dal Leave.

Il 15 febbraio il difensore Marli Salmon ha debuttato in FA Cup nel match casalingo contro il Wigan. A 16 anni poteva essere un esordio record, se non fosse che il titolo, almeno per questa stagione, spetta a Max Dowman, che con i suoi 15 anni è diventato il giocatore più giovane nella storia della Champions League. Il fatto che entrambi abbiano potuto realizzare il loro sogno di debuttare tra i pro quando sono ancora dei teenager è proprio un effetto della Brexit: i grandi club inglesi, infatti, guardano sempre di più agli aspiranti calciatori britannici. E così si determina un inevitabile aumento generalizzato dei prezzi.

Dieci anni fa, un giovane talento sul mercato domestico della Gran Bretagna poteva valere 250mila euro, più o meno. Ora il Liverpool pagherà al Chelsea almeno 2,8 milioni di sterline per Rio Ngumoha, un diciassettenne che a settembre è diventato il più giovane marcatore dei Reds. Il Manchester City ha recentemente speso 450mila sterline per un ragazzo di 14 anni. Leon Angel, dell’agenzia calcistica CAA Base, intervistato dal giornale inglese The Economist, afferma che le commissioni per i minorenni sono più che raddoppiate negli ultimi anni.

Come anticipato, la ragione principale dell’aumento dei costi è la Brexit. I club europei si sono a lungo lamentati del fatto che i giganti della Premier League “rubassero” i migliori giovani dalle loro Academy. La FIFA non consente trasferimenti internazionali di giocatori sotto i 18 anni, ma fa un’eccezione per i membri dell’UE: ecco, adesso i club britannici non possono pià sfruttare questa scappatoia. Il risultato è una scarsità nell’offerta di giovani talenti disponibili per i settori giovanili della Premier League, fattore che fa salire i prezzi.

Anche le regole finanziarie della Premier League, applicate rigorosamente solo di recente, stanno aumentando la domanda di giovani promesse, fissando limiti severi alla spesa dei club in rapporto ai ricavi. Questo ha spinto le società a cercare modi rapidi per aumentare le entrate, come vendere i giocatori cresciuti nel proprio vivaio. Negli ultimi tre anni il Chelsea ha incassato più di 250 milioni di sterline cedendo 16 ragazzi allevati nella sua accademia. Molti club stanno seguendo la stessa strategia. I club, costretti a investire nei giovani britannici, riusciranno a formare più talenti maturi, a beneficio della nazionale maschile che non vince un torneo internazionale dal 1966? Ci sono segnali promettenti, ma i costi rimangono elevati. Eppure, a giudicare dai soldi che girano da quelle parti, comprare dei ragazzi di qualità potrebbe non essere un grande problema.

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