Una medaglia ai Giochi Olimpici è sinonimo di gloria eterna, naturale conseguenza di un risultato storico, in cui di fatto si condensano quattro anni di lavoro. Spente le luci, terminati gli inni nazionali e scesi dal podio, tuttavia, c’è sempre qualcosa di più sostanzioso a moltiplicare la felicità degli atleti. Di norma sono i premi stabiliti dai comitati olimpici nazionali, che modificano volentieri il budget annuale per premiare i medagliati a cinque cerchi. In certi casi invece sono i governi nazionali a fare le veci degli organismi sportivi, pianificando ricompense più o meno generose, talvolta anche alternative all’opzione monetaria.
La premessa d’obbligo è che, quando si tratta di Olimpiadi, conta molto la bandiera che si rappresenta. Perché alla generosità estrema di Singapore, che per un primo posto ha preventivato l’equivalente di quasi 850mila euro, fa da contraltare il caso del norvegese Johannes Høsflot Klaebo, il miglior fondista della storia che si è messo al collo 11 medaglie d’oro (in due edizioni dei Giochi Invernali) ricevendo in cambio zero euro dal suo Paese. Non c’è da sorprendersi, in quanto si tratta di differenti approcci nella formazione degli atleti e nello sviluppo dell’ecosistema sportivo, con lo stesso Klaebo a godersi (giustamente) gli oltre tre milioni di euro garantiti dai tanti sponsor che se lo contendono.
L’exploit azzurro ha conquistato il mondo, ma pure le casse del CONI, chiamato a elargire poco più di 6,5 milioni di euro ai 65 medagliati di Milano Cortina (a Parigi 2024 l’esborso è stato di 9.810.000, diviso tra 87 atleti). Il conto è frutto dei 30 podi (il numero si alza con le competizioni a squadra e le staffette), con il premio di 60mila euro per il bronzo, 90mila euro per l’argento e 180mila euro per l’oro. La novità, che rompe col passato, è che le cifre ora sono esentasse. L’Italia è uno dei 13 Paesi che hanno messo sul piatto più di 100mila dollari per una medaglia d’oro (curioso il caso del Lussemburgo, unico a non divulgare cifre per vittorie e podi), ma bisogna considerare che c’è chi premia anche le vittorie di legno. Sì, i quarti posti, o i piazzamenti in top 10. È il caso di Cipro, che riconosce 80mila dollari a chi sfiora il podio, con cifre man mano minori fino alla quindicesima piazza. C’è invece chi distribuisce i premi in base alla disciplina, che nelle dodici fasce stilate dall’Agenzia Nazionale dello Sport della Repubblica Ceca favorisce gli skeletonisti ai giocatori di hockey (con i primi che possono arrivare incassare cifre quadruple rispetto ai secondi).
Il successo inteso come un traguardo di gruppo è il motto della Slovenia, che per una medaglia d’oro divide in parti uguali la ricompensa tra atleti e allenatori, mentre secondo gli accordi stipulati in Nuova Zelanda i connazionali degli All Blacks devono accontentarsi di qualche migliaio di euro assicurato dallo sponsor tecnico, Kathmandu. Poco ma per sempre è il ritornello in voga nei Balcani, con Croazia e Macedonia del Nord che fissano una rendita vitalizia per i vincitori, mediante un assegno mensile in linea con lo stipendio medio del Paese.
Le Olimpiadi sono il massimo palcoscenico nell’incontro tra tradizioni, costumi e abitudini che caratterizzano i popoli, una varietà che si ritrova anche nella creatività dei premi. Al fianco o in certi casi in sostituzione dei premi in denaro, si materializzano doni imprevisti o fuori dall’ordinario, comunque assai preziosi per atleti che godono di limitata visibilità e puntano a cavalcare l’onda a cinque cerchi. A spiccare su tutti è il pacchetto regali dei polacchi che, in aggiunta a 180mila euro, include un appartamento di due stanze nella capitale Varsavia, un’auto Toyota, un quadro, buoni vacanza e un gioiello del valore di 700 euro. In Kazakistan, invece, c’è una legge ad hoc per stabilire la tipologia di abitazione che spetta a chi sale su un podio dei Giochi Olimpici, Invernali o Estivi non fa differenza. Tanto che il successo di Mikhail Shaidorov nel pattinaggio di figura sarà premiato con una dimora da cinque stanze, che amplierà il patrimonio del 21enne insieme ai circa 200mila euro garantiti dal governo.
Nonostante il ruolo di potenza mondiale, gli Stati Uniti sono da sempre parchi nel ricompensare le loro eccellenze olimpiche, tanto che per Milano Cortina 2026 sono stati stanziati premi che oscillano tra i 12mila euro per un bronzo e i 30mila euro per una medaglia d’oro. A sciogliere i timori degli atleti a stelle e strisce ci ha pensato Ross Stevens, fondatore e proprietario di Stone Ridge Holdings Group, un fondo che gestisce asset per oltre 29 miliardi di dollari, che ha promesso una donazione di 200mila dollari per ognuno dei 232 atleti olimpici e paralimpici presenti in Italia. «Voglio evitare che l’insicurezza finanziaria impedisca agli atleti d’élite della nostra nazione di raggiungere nuove frontiere di eccellenza», ha spiegato l’imprenditore. Che verserà 100.000 dollari a ogni membro della spedizione allo scoccare dei 45 anni, oppure 20 anni dopo la prima partecipazione olimpica. Con l’aggiunta di ulteriori 100.000 dollari in favore delle rispettive famiglie, dopo la dipartita di ogni atleta.