Anche se l’invasione della Russia in Ucraina dura ormai da quattro anni, lo Shakhtar Donetsk riesce ancora ad acquistare tanti talenti brasiliani

Nonostante le difficoltà legate al conflitto e la concorrenza dei top club, il modello della società ucraina continua a funzionare.
di Redazione Undici 25 Febbraio 2026 alle 12:15

Sono ormai quattro anni, quattro anni esatti, che l’Ucraina è stata invasa dalla Russia. E, si può dire con una certa franchezza, non c’è molto margine per credere che il conflitto finirà presto. Nonostante la situazione sia surreale e complicatissima, il calcio ucraino continua a esistere, a vivere, ovviamente in mezzo a tanti problemi logistici – e a volte deve fare i conti con esigenze decisamente più importanti. Lo dimostra il fatto che lo Shakhtar Donetsk, una delle due grandi del calcio ucraino insieme alla Dinamo Kiev, continui ad acquistare tanti talenti dall’estero. Soprattutto dal Brasile.

La storia d’amore tra la squadra ucraina e il calcio brasiliano va avanti da 25 anni, ed è stata alimentata dal passaggio di figure importanti come Fernandinho, Willian, David Neres, Douglas Costa. Nella nuova colonia che si è formata in questi anni ci sono prospetti brillanti come Alisson, Luca Meirelles e Kauã Elias, ma a questo punto è inevitabile chiedersi: com’è possibile che lo Shakhtar riesca a convincere dei calciatori brasiliani a trasferirsi in un contesto così a rischio? Intanto bisogna partire dalle (nuove) esigenze del club, che di fatto non ha introiti televisivi e/o commerciali, quindi ha dovuto “esasperare” la sua politica buy-to-sell: Sergei Palkin, amministratore delegato, ha spiegato a ESPN che «abbiamo bisogno di generare ricavi che vadano oltre i premi per le competizioni UEFA (lo Shakhtar quest’anno partecipa alla Conference League, ndr). E quindi stiamo cambiando il modello di sviluppo: al momento passo il 70% del mio tempo a negoziare nuovi accordi con nuovi calciatori, e per riuscire s strappare un sì devo essere molto trasparente: devo raccontare al calciatore, e spesso anche ai suoi familiari, cosa succede quando sentiamo le sirene antiaeree, come e dove alloggeremo, in che modo ci sposteremo per affrontare le varie partite di campionato e delle coppe».

In un contesto del genere, quindi, rivolgersi al mercato internazionale non era un’opzione: era l’unica scelta possibile. Lo storico e la tradizione dello Shakhtar con i calciatori brasiliani, fortunatamente per il club, ha fatto in modo che i problemi legati all’invasione russa riuscissero a passare in secondo piano: «Oggi abbiamo 12 giocatori brasiliani in rosa», racconta Palkin, «e il motivo per cui siamo riusciti a comprarli è che noi offriamo qualcosa di diverso rispetto a tutte le altre squadre: una piattaforma perché possano crescere, un ponte perfetto verso il calcio europeo d’élite». L’ultimo esempio, citato anche dallo stesso Palkin, è quello di Kevin, arrivato per 15 milioni di euro nel 2023 e rivenduto un anno e mezzo dopo per una cifra di poco inferiore ai 40 milioni.

Anche Marlon Gomes, uno dei giocatori brasiliani che al momento fanno parte della rosa dello Shakhtar, si è fatto intervistare da ESPN. E, di fatto, ha confermato tutto quello che ha raccontato/spiegato Palkin: «In Brasile, lo Shakhtar è un club molto conosciuto: molti miei connazionali sono venuti qui e hanno dimostrato che è una delle società migliori per chi vuole affermarsi nel calcio europeo. Personalmente, per anni ho sperato di vivere lo stesso percorso, e nonostante tutto non mi pento di questa decisione. Parlo spesso con la mia famiglia che è rimasta in Brasile, mi tocca spiegargli che in realtà non è tutto così terribile. A volte purtroppo si sentono o si vedono i droni attaccare le città ucraine, e in effetti la TV e tutti i media mostrano quello che succede. Ma questa è solo una parte della vita in Ucraina, non è possibile rappresentare tutto ciò che sta accadendo all’interno del Paese: qui continua a vivere, gli ucraini continuano ad andare avanti giorno dopo giorno e questa può essere la vera ispirazione per tutti».

Oltre a tutte queste difficoltà, ora lo Shakhtar deve fare i conti anche con un’altra problematica: l’interferenza di club con maggiori disponibilità economiche, che adesso guardano in maniera sempre più forte al mercato dei giovani (o anche giovanissimi) talenti brasiliani. Tra questi, come spiega l’ex capitano e attuale direttore sportivo Darijo Srna, c’è soprattutto il Chelsea: «Parliamo di una squadra che ha letteralmente stravolto il mercato dei giovani», spiega a ESPN il leggendario ex terzino croato. «I loro scout vanno in Brasile, in Argentina, in Ecuador e segnalano dei giocatori che prima avremmo preso noi. Estevão, tanto per fare un esempio importante, era nella nostra lista. Ma è molto difficile competere con certi club, e la stessa cosa vale anche per il Manchester City». Eppure lo Shakhtar ha trovato il modo di adattarsi: «Fino a qualche tempo fa», spiega ancora Palkin, «guardavamo ai 18enni, ai 19enni; adesso, invece, guardiamo ai giocatori di 16 o 17 anni. E dobbiamo essere molto veloci».

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