Un affare in pieno stile Old Trafford, almeno di questi tempi. Perché l’avventura di Ruben Amorim sulla panchina del Manchester United non è stata soltanto un fragoroso disastro sportivo (qui da ripercorrere nei dettagli): poco più di un anno al timone, 21 sconfitte su 63 partite totali, uno storico – dalla parte sbagliata degli annali, chiaramente – quindicesimo posto nella scorsa Premier League. Ma si è rivelata anche un costosissimo sforzo economico. Emblematico del cortocircuito manageriale del club quando si tratta di giocatori e allenatori da arruolare.
Nel caso di Amorim? Oltre 40 milioni di euro. Puf, gettati serenamente al vento. È la lista della spesa stilata dal Guardian nel corso dei suoi 15 mesi di gestione tecnica: 11,4 milioni per prelevare l’allenatore dallo Sporting Lisbona e compensare i portoghesi a stagione in corso; quasi 12 di buonuscita per l’esonero di Erik ten Hag (esonerato nell’ottobre 2024, prima di van Nistelrooy traghettatore); più di 18 per interrompere il rapporto con Amorim e i suoi cinque collaboratori, da mettere a bilancio entro il 30 giugno 2026. Il resoconto nel dettaglio, pubblicato dal quotidiano britannico, arriva da un file della New York Stock Exchange – lo United è quotato in borsa – in cui si spiegano i potenziali pagamenti verso Amorim e il suo staff, con l’unica possibilità di revisione al ribasso delle cifre nel caso in cui l’allenatore trovi una nuova squadra in tempi brevi, entro la fine di questa stagione – scenario decisamente poco realistico, visti i precedenti recenti.
Insomma, l’ennesimo capolavoro strategico di un club che continua a spendere e spandere senza riuscire a divincolarsi da una stagnazione ormai cronica, irriconoscibile rispetto ai fasti di un tempo. Il paradosso è che qualche barlume di luce sembra poter essere arrivato proprio ora, quando il Manchester senza capo né coda si è affidato alla soluzione più casalinga possibile: Michael Carrick, ex legionario di sir Alex Ferguson e oggi insperato rigeneratore di un’annata da dimenticare. Da quando l’allenatore inglese è in panchina, nell’ultimo mese e mezzo, Bruno Fernandes e compagni infatti sono imbattuti in Premier con cinque vittorie su sei. E si sono resi protagonisti di un prepotente rientro nella lotta per un posto in Champions League. Con Amorim, la stessa squadra, aveva centrato il peggior risultato societario sin dal 1973/74. Eppure ai dirigenti c’è voluto un tempo inverosimile per rendersene conto – interrompendo il rapporto, tra l’altro, quando le cose sul campo stavano andando un pochino meglio, ma Amorim si era spazientito con la proprietà. E certe scelte anche nel calcio si pagano caro. Carissimo, conti alla mano.