Il Manchester City ha fatto e sta facendo di tutto per aiutare i suoi giocatori musulmani, sia durante il Ramadan che in generale

La gestione del digiuno dall'alba al tramonto, in alcuni periodi dell'anno, è solo una parte del lavoro fatto per aiutare Marmoush, Ait-Nouri, Cherki e Khusanov.
di Redazione Undici 28 Febbraio 2026 alle 13:04

Una delle situazioni più delicate da gestire, per un club calcistico contemporaneo, è quella legata al Ramadan. Il mercato sempre più globalizzato del pallone, infatti, ha visto crescere esponenzialmente la percentuale di giocatori di fede islamica in Europa e in giro per il mondo. La conseguenza più diretta è che le pratiche richieste da questa religione durante l’anno, come appunto il mese di digiuno dall’alba al tramonto, siano ormai, almeno in parte, affare delle società. Al Manchester City non si sono fatti problemi e anzi da anni sono molto sensibili al tema.

Come analizzato dalla BBC, infatti, in occasione della sfida di Premier contro il Leeds United a Elland Road, si potrebbe osservare una breve pausa nel primo tempo per consentire agli atleti di interrompere il digiuno al tramonto. Il calcio d’inizio è previsto alle 18:30, mentre il sole nel West Yorkshire tramonterà alle 18:41: un break permetterebbe a tutti i giocatori musulmani della rosa di Guardiola, ovvero Marmoush, Ait-Nouri, Cherki e Khusanov, di assumere liquidi e cibo a bordo campo. La proposta portata dal City dovrebbe essere approvata questa mattina, mentre il Leeds si sarebbe già detto disponibile ad accoglierla.

Proprio Guardiola ha sottolineato come il club supporti i propri atleti nel rispetto delle tradizioni religiose senza poter intervenire sugli orari ufficiali della lega. Il tecnico catalano ha spiegato in conferenza stampa che i giocatori sono abituati a gestire il Ramadan, avendolo già affrontato più volte nel corso della carriera, e che lo staff nutrizionale lavora per adattare alimentazione e preparazione alle esigenze della squadra ma anche dei singoli giocatori. Il rapporto tra il Manchester City e i calciatori musulmani è consolidato da tempo, basti pensare a colonne del passato come Gundogan, Mahrez o Yaya Touré – che aveva rifiutato in diretta televisiva una bottiglia di champagne come premio di migliore in campo nella finale di FA Cup del 2011: un gesto legato alle sue convinzioni religiose che ha portato la Premier League a sostituire il riconoscimento con un trofeo.

Ma la questione non si esaurisce solo con il Ramadan: negli anni, il City ha sviluppato un percorso di sensibilizzazione interna sui temi religiosi e culturali. Dal 2016 collabora con l’organizzazione Muslim Chaplains in Sport, che offre supporto spirituale e formativo a giocatori e staff, dai settori giovanili fino alla prima squadra. L’imam Ismail Bhamji conduce regolarmente incontri informativi su Ramadan, alimentazione halal e gestione del digiuno per atleti professionisti, oltre a fornire consulenza personale e familiare quando necessario. Il tema del benessere emotivo dei calciatori è diventato particolarmente rilevante anche alla luce dei conflitti internazionali, che hanno avuto un impatto su molti atleti. Secondo l’imam, diversi professionisti hanno chiesto supporto su come affrontare situazioni delicate, come esprimersi sui social media riguardo alla guerra a Gaza senza compromettere la propria posizione professionale.

Non solo il Man City: i club di tutta l’Inghilterra stanno promuovendo iniziative legate al Ramadan per favorire inclusione e consapevolezza. Il Manchester United, ad esempio, ha recentemente ospitato un Iftar all’interno di Old Trafford, con la chiamata alla preghiera trasmessa nello stadio. Attività simili sono state organizzate anche dal Manchester City negli ultimi anni, mentre i giocatori coinvolti nel programma di assistenza religiosa apprezzano la possibilità di non rinunciare alle preghiere grazie alla presenza di un imam. Il Ramadan si concluderà con la festa di Eid, prevista tra il 20 e il 21 marzo in base all’avvistamento della luna nuova.

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