Nonostante l’esasperazione degli schemi e del gioco fisico sulle palle inattive, l’International Board non ha intenzione di intervenire sul regolamento

Ma secondo diversi allenatori, come Arne Slot, le zuffe in area piccola restano uno dei motivi per cui il calcio "non è più un piacere per gli occhi".
di Redazione Undici 04 Marzo 2026 alle 16:44

Nessuna limitazione ai contatti e alle grandi ammucchiate dentro l’area di rigore. O meglio: la possibilità di sanzionare i comportamenti scorretti esiste già e i regolatori del gioco del calcio sostengono che non sia necessario rinforzare gli strumenti a disposizione degli arbitri. Lo conferma la FIFA, in risposta alle crescenti lamentele da parte degli addetti ai lavori in merito alle situazioni su palla inattiva. Una criticità sotto osservazione soprattutto in Premier League, dove le marcature fisiche, i blocchi aggressivi e le più svariate tattiche di aggancio fra difensori e attaccanti sono ormai la normalità (e c’è chi ne approfitta magistralmente, come l’Arsenal che da corner o punizione segna come nessun altro).

Sulla questione è intervenuta anche l’International Football Association Board, che tuttavia ritiene di non dover modificare in alcun modo il quadro attuale. Secondo i membri dell’associazione, anche considerato il ruvido campionato inglese, il numero di incidenti scaturiti da palla inattiva non starebbe particolarmente peggiorando. E pertanto tutto resterà com’è: in base al regolamento in vigore, finché la palla non entra in gioco – cioè nel momento della battuta di un corner o di un calcio di punizione – l’arbitro può procedere con i richiami verbali che conosciamo, che possono anche diventare cartellini pesanti in caso di condotte violente, ma non ha la possibilità di fischiare un fallo vero e proprio. Una sorta di zona grigia che incentiva i giocatori in area ad arrabattarsi senza badare al sottile.

La tesi dell’IFAB è che l’azione entra nel vivo soltanto insieme al pallone: a quel punto i contatti si intensificano e il direttore di gara può rilevare tutte le irregolarità del caso – sanzionando calci di rigore per chi attacca o di punizione per chi difende. Ma nelle ultime stagioni il dibattito si è acceso in modo sempre più insistente, raccogliendo la frustrazione di giocatori e allenatori. I portieri si lamentano degli affollamenti a ridosso dell’area piccola, che spesso impediscono la loro facoltà di uscita con ostruzioni più o meno fallose. Mentre dalla panchina, la voce più chiara che si alza in questi giorni è quella di Arne Slot: “Dobbiamo accettarlo, soprattutto qui in Premier League”, sostiene l’allenatore. “Nelle altre leghe non mi sembra ci sia particolare enfasi sui calci piazzati. In Eredivisie, per esempio, continuo a vedere gol annullati o cariche sui portieri sanzionate. Qui invece puoi anche colpire in faccia un portiere e l’arbitro lascia correre”.

Il rischio, insomma, è di limitare l’azione della difesa con profonde ripercussioni per il gioco come successo anche in altri sport – qualcosa che negli ultimi decenni, per esempio nel basket NBA, ha stravolto completamente il modo di intrepretarlo. Ci potranno essere più gol, più spettacolo, ma meno rigore. “A voi piace? Al mio cuore calcistico niente affatto”, continua Slot. “Se mi parlate di bel calcio, penso al Barcellona di 10-15 anni fa. Ogni domenica non vedevi l’ora che quella squadra scendesse in campo. Ora invece la maggior parte dei match di Premier League a cui assisto non sono un piacere per gli occhi. Restano interessanti, perché il livello della competitività è altissimo e chiunque può vincere contro chiunque. Ma questa ormai è un’altra realtà”. E nonostante le proteste, almeno nel breve termine l’IFAB ribadisce che gli arbitri dovranno continuare ad applicare il regolamento attuale. Con tutti i limiti del caso.

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