Nella notte di “Sant’Elmas”, (come lo ha chiamato Conte nel post partita) che gioca la 18esima partita di fila e trova finalmente il primo gol stagionale, la scena se l’è presa Alisson Santos: l’attaccante brasiliano del Napoli ha sbloccato il match contro il Torino e ha esultato facendo un cuore con le dita ed esibendosi in un balletto alla “Ronaldinho”, pollice e mignolo che si muovono a ritmo di musica per festeggiare il secondo gol in campionato – dopo quello segnato contro la Roma nei minuti finali.
Due reti per quattro punti pesanti nella corsa Champions League, come quattro (le presenze fin qui) che fanno una prova: Alisson Santos ha dimostrato che nel Napoli ci può stare e ci sta alla grande. Perché ha velocità, dribbling, idee. Perché sa andare alla ricerca della profondità e ha la capacità di saltare l’avversario in modo netto ed esplosivo. In un Napoli che, dopo un lungo inverno, sta rifiorendo e recuperando giocatori, lui è l’energy drink perfetto per il finale di stagione. Il suo impatto ricorda molto quello di David Neves nella scorsa stagione, dopo la cessione di Kvaratskhelia: quello strappo, quella voglia di farsi dare il pallone, di impattare il gioco offensivo della squadra assomiglia tantissimo alle skills dell’altro esterno brasiliano nella rosa azzurra – anche lui infortunato di lungo corso.
Rispetto all’ex Benfica, però, Alisson Santos preferisce rimanere molto più largo, venendo solo talvolta in mezzo al campo per legare i reparti. «Sta entrando nei meccanismi di gioco, ha una grande velocità e quello che gli chiedo è di non essere timido: oggi non lo è stato», ha confessato Conte nel post partita. Il tecnico del Napoli, poi, ha aggiunto che «parliamo di un ragazzo che, con lo Sporting, non aveva fatto una partita da titolare». È vero, non è la solita esagerazione da allenatore intervistato nel postpartita: nella prima parte di stagione, vissuta in Portogallo, Alisson Santos aveva messo insieme 689 minuti in 31 presenze complessive, di cui solo cinque dal primo minuto (tre in Coppa di Portogallo, una in Coppa di Lega e una in Champions).
Alisson non ha ancora imparato l’italiano ma sa già come farsi capire chiaramente: «Ho molta fiducia nel mio calcio, cerco di aiutare la squadra», ha detto l’attaccante del Napoli subito dopo la gara col Torino. I suoi compagni hanno subito compreso le sue caratteristiche tecniche. A partire da Spinazzola, molto intelligente a lasciargli la corsia quando e ad allargarsi quando invece il brasiliano riceve dalla mezz’ala per cambiare lato o scaricare verso la punta. Alisson Santos si sta prendendo il Napoli con la naturalezza di chi sembra nato per giocare certe partite, a certi ritmi e maneggiando certe responsabilità. Quando è arrivato, negli ultimi giorni del mercato di gennaio, in pochi immaginavano che nel giro di qualche settimana sarebbe diventato uno dei punti di riferimento della squadra di Conte. Non solo per il numero di gol, quanto per qualcosa di ancora più prezioso nel calcio moderno: la capacità di creare occasioni, di dare imprevedibilità alla manovra e di accendere la scintilla negli ultimi 30 metri.
🇧🇷 Alisson Santos (23, LW) vs Torino
06.03.26 (79 min)#napoli
— Chesterman United (@chestermanutd3) March 7, 2026
Gli highlights personali di Alisson Santos contro il Torino
Forse è per merito di tutte queste qualità che Alisson Snatos è mai sembrato un corpo estraneo, né un giovane costretto a inseguire il ritmo dei compagni più esperti. Il Napoli ha trovato in lui quella freschezza, quell’imprevedibilità e la costante minaccia creativa tra le linee cha mancava da quando Neres si è fatto male alla caviglia. D’altronde Santos non è il classico fantasista statico che aspetta il pallone tra i piedi. È un giocatore che si muove molto, che attacca gli spazi e accelera improvvisamente per sorprendere gli avversari. Questa mobilità lo rende difficile da marcare e allo stesso tempo apre spazi per i suoi compagni di reparto.
Di fatto è diventato è diventato il principale “chance creator” del Napoli, il giocatore che più di tutti riesce a trasformare il possesso in pericolo reale. Che si tratti di un filtrante improvviso, di un cross tagliato o di una palla lavorata rapidamente nello stretto. Non è soltanto una questione di quantità, ma anche di qualità delle giocate: molte delle opportunità generate da Santos nascono da sterzate rapide, da un controllo orientato che stordisce un avversario o da una giocata di prima che rompe la linea difensiva. Quello che colpisce è anche la naturalezza con cui riesce a prendersi certe responsabilità. Non sembra avvertire il peso della maglia del Napoli né quello delle aspettative che accompagnano una squadra reduce da uno scudetto, e che deve fare tutto il possibile per accedere alla prossima Champions League.
Oltre alle qualità e all’elettricità che ha immesso nel Napoli, Alisson Santos ha manifestato fin da subito anche un atteggiamento positivo, un mood che gli ha permesso di guadagnarsi rapidamente la fiducia dei compagni e dello staff tecnico. Oggi lo si vede dialogare continuamente in campo, indicare movimenti, cercare combinazioni rapide: sono tutti segni evidenti di un’integrazione completa nel sistema di gioco e nel gruppo. La sensazione è che il suo margine di crescita sia ancora molto ampio. Può migliorare nella continuità nelle finalizzazioni, offrendo una maggiore presenza in area e raffinando la capacità di incidere anche nelle partite più chiuse. Ma le premesse e le promesse intraviste in queste prime partite con il Napoli, non ci sono dubbi, sono davvero interessanti.