Sono iniziate le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, un evento che l’Italia ha preparato e vuole vivere come una grande occasione

La cerimonia d'apertura all'Arena di Verona ha sancito l'inizio di una manifestazione attesissima, sia dagli atleti partecipanti che da un pubblico sempre più vasto.
di Redazione Undici 07 Marzo 2026 alle 02:47

È un’autentica sfida nella sfida. Può un anfiteatro romano, dagli antichi ludi gladiatorii ai concerti contemporanei, diventare anche un simbolo della più moderna accessibilità? La risposta ha preso forma all’accensione del braciere paralimpico, all’Arena di Verona. È stata anche la prima volta in assoluto che la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi si è svolta in un patrimonio mondiale dell’UNESCO, ma questo è solo di uno degli ingredienti che determinano l’ambizione organizzativa di Milano Cortina 2026 anche per i Giochi riservati agli atleti diversamente abili. Fra tradizione, novità sportive e sperimentazioni logistiche orientate all’inclusione sociale – il tutto nel segno di una kermesse da record.

Sono passati cinquant’anni dalla prima edizione invernale dell’evento, a Örnsköldsvik in Svezia. Oggi siamo arrivati alla 14esima – la seconda ospitata dall’Italia dopo Torino 2006 – e mai si erano raggiunti questi numeri: 665 partecipanti per 79 gare a medaglia (39 per gli uomini, 35 per le donne e cinque miste) in rappresentanza di una cinquantina di paesi diversi. Il dato sugli atleti registra un aumento del 20% rispetto a Pechino 2022, sintomo della costante crescita del movimento. In Cina, senza spettatori in presenza a causa della pandemia, il pubblico televisivo complessivo aveva toccato i 2,4 miliardi di persone: sugli spalti e da casa, nelle nostre montagne e palaghiaccio ci si aspetta ancora di più.

Breve panoramica sportiva, programma alla mano. La new entry più attesa? Un’inedita disciplina a medaglia, che farà il suo debutto assoluto allo Stadio del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo: il curling in carrozzina in doppio misto. Insieme al torneo a squadre miste, sarà uno dei sei sport paralimpici presenti – tra analogie e caratteristiche specifiche rispetto alla loro controparte tradizionale. Curiosità sparse. Nel biathlon, suddiviso tra chi ha disabilità fisiche e visive, gli atleti ipovedenti utilizzano un fucile che emette dei suoni in base alla precisione del tiro. Per la stessa categoria di atleti nello sci di fondo è previsto un accompagnatore-guida lungo il circuito – che nella discesa libera, a 100 km/h di velocità, dà loro istruzioni tramite un auricolare bluetooth. Lo sci alpino – categoria ipovedenti, in piedi o seduti – è inoltre la disciplina che assegna il maggior numero di medaglie: ben 30, più di qualunque altra a Milano Cortina 2026. C’è poi lo snowboard, altamente acrobatico e relativamente giovane (fa parte del programma paralimpico da Sochi 2014). Mentre il para ice hockey vedrà otto squadre miste, fra cui l’Italia nazione ospitante, giocarsi l’oro in sella a uno specifico slittino. Torniamo infine al curling, che in questa versione non si avvale dello sweeper – cioè l’iconico atleta che spazza la superficie del ghiaccio per indirizzare la traiettoria della pietra: la precisione intrinseca dei tiri qui diventa ancora più cruciale. E il pubblico cortinese se ne accorgerà presto.

Oltre alla “Perla delle Dolomiti”, saranno teatro delle competizioni anche Milano e Tesero (Val di Fiemme, provincia autonoma di Trento, accompagnato da un apposito Villaggio paralimpico nella vicina Predazzo). Sarà un evento all’insegna dell’accessibilità anche economica: se per assistere alle gare olimpiche quasi la metà dei biglietti è costata più di 100 euro l’uno, per le Paralimpiadi l’89% dei tagliandi era ed è disponibile a meno di 35 euro – con offerte a partire da dieci euro per gli Under 14. Inoltre, altra prima volta nella storia dei Giochi, sarà possibile segnalare eventuali disabilità intellettive al momento dell’acquisto di un biglietto – in modo da poter garantire elementi facilitatori come spazi di quiete, cuffie antirumore e laccetti per le disabilità nascoste.

In questo contesto, l’Italia è sinonimo di progresso sin dalla nascita del movimento paralimpico: i primi Giochi di sempre per atleti diversamente abili, tracciando una nuova epoca per l’inclusività nello sport, erano stati proprio quelli estivi di Roma 1960. Da allora sono seguiti sistematici investimenti ad ampio raggio, che hanno coinvolto l’istruzione, il lavoro, il potenziamento degli aiuti economici e la progressiva eliminazione della barriere architettoniche – fino alla rivoluzione del linguaggio e della percezione della disabilità nell’opinione pubblica: al centro oggi c’è la persona, non più una condizione psicofisica definente. Dall’approccio umano alle infrastrutture, Milano Cortina 2026 sarà il culmine di questo percorso comunitario.

Il governo e gli enti locali hanno promosso interventi specifici a Verona per migliorare durevolmente l’accessibilità all’Arena. Mentre lo Stadio olimpico di Cortina – sede della cerimonia di chiusura, il 15 marzo – sarà contestualmente ammodernato e reso alla portata di tutti. È questa la legacy tangibile che sopravviverà ai Giochi, a vantaggio dei cittadini e degli spettatori del futuro. Le Paralimpiadi poggiano soltanto la prima pietra. Per il resto dovremo continuare noi.

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