L’Italia del baseball sta facendo innamorare tutti, anche e soprattutto gli italoamericani

Chris R. Vaccaro, vicepresidente della Italian American Baseball Foundation e ufficio stampa della Federazione negli USA, dice che «questo è il momento più importante nella storia del baseball italiano».
di Redazione Undici 14 Marzo 2026 alle 05:42

La Nazionale italiana di baseball è pronta ad affrontare la (difficile) sfida contro Porto Rico, in palio c’è l’accesso alla semifinale del World Baseball Classic – di fatto, anche se non ufficialmente, il Campionato Mondiale delle disciplina. La cosa più bella, nel senso anche di assurda, è che gli Azzurri arrivano a questo match da favoriti: nel girone iniziale, infatti, la squadra guidata da Francisco Cervelli ha vinto quattro partite su quattro. E, soprattutto, ha battuto gli Stati Uniti in casa loro, a Houston, Texas. Insomma, senza esagerare: si potrebbe scrivere un libro già ora sull’Italbaseball, e visti i risultati non servirebbe nemmeno inserire l’enorme – e inevitabile – aneddotica che questa squadra sta fornendo ai tifosi e agli appassionati di tutto il mondo.

Per capire cosa intendiamo, ecco le dichiarazioni date a Undici da Chris R. Vaccaro, italoamericano, dirigente nel settore dei media e dello sport, docente a Long Island, New York, nonché vicepresidente della Italian American Baseball Foundation e responsabile dell’ufficio stampa statunitense della Federazione Italiana Baseball e Softball: «Stiamo vivendo il momento più importante nella storia del baseball italiano. Gli Azzurri sono già entrati nell’immaginario globale, soprattutto se consideriamo quanto sia diffuso, molto poco, il baseball in Italia».

Vaccaro, che chiaramente parla dall’alto di un’esperienza piuttosto significativa in materia, ci tiene a sottolineare come i successi della Nazionale italiana non possano – non debbano – essere considerati casuali: «Questa Nazionale stata costruita grazie al lavoro di menti brillanti del baseball. Ed è guidata da giocatori appassionati e talentuosi che si sono uniti rapidamente, creando un legame forte come una famiglia». Vaccaro fa riferimento all’ormai lungo progetto portato avanti nell’ambito della Nazionale azzurra, che negli ultimi anni – grazie al lavoro di Mike Piazza e poi di Cervelli – ha lavorato a una politica di reclutamento basata sui giocatori italoamericani della MLB, e poi sulla costruzione di uno staff pieno di figure con un grande passato nella lega americana, tra i quali Jorge Posada (che da giocatore ha vinto cinque World Series, vale a dire la finale della lega nordamericana), Dave Righetti (coach vincitore di tre World Series), Sal Fasano (campione MLB sia da giocatore che da coach), Ron Wotua e Allan Baird (tre trionfi a testa in MLB).

Per Vaccaro, non ci sono dubbi: «I risultati dell’Italia avranno un impatto generazionale sul baseball. Momenti come questo spingono i ragazzi a prendere in mano mazza e guantone, rafforzano lo sviluppo dei giovani talenti e contribuiscono a creare un vivaio di talenti più solido per il baseball professionistico. E la cosa non riguarda solo il vostro Paese: ottant’anni dopo l’arrivo dal baseball, che fu introdotto dai soldati americani durante la Seconda Guerra Mondiale, adesso ci sono italiani e italoamericani che si divertono insieme in quello che è sempre stato considerato come il gioco statunitense per antonomasia. È una perfetta chiusura del cerchio, e il merito è tutto di una Nazionale che ha saputo essere un’ispirazione. E che di fatto ha già vinto, a prescindere da come andrà a finire la partita contro Porto Rico».

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