È una di quelle notizie che sembrano partorite da Football manager o da un’AI in vena di fantasia. All’improvviso Ashley Cole allenatore del Cesena: com’è possibile che un ex giocatore del suo calibro – ma pure viceallenatore di spicco: già il Chelsea, l’Everton e l’Inghilterra nel cv – abbia scelto di ripartire dalla nostra Serie B? E perché proprio dai bianconeri? Questione di tempi, tempismo e opportunità. L’ex terzino 46enne fa il secondo da ormai sette stagioni e cercava un’occasione da protagonista in panchina. Il Cesena gliel’ha data: la proprietà americana – ormai una delle tante del calcio italiano – può aver contribuito in termini di richiamo internazionale, la posizione in classifica di Shpendi e compagni è l’ideale per chi ha poco o nulla da perdere – ottavo posto, playoff ampiamente alla portata, ma anche un ambiente da risollevare dopo sette gare di fila senza vittorie. E Ashley potrebbe essere il jolly che spariglia le carte.
Il contratto formalizzato con il Cesena si limita alle ultime otto gare di campionato, ma ci sarebbe la riconferma automatica in caso di clamorosa promozione in Serie A. Il sodalizio insomma si preannnuncia una sfida coraggiosa per tutti: il club si dimostra decisamente contro corrente, rinunciando all’usato sicuro – di allenatori-ascensori, perfetti traghettatori tra le prime due categorie del nostro calcio, la lista è piena – per puntare su un profilo di sicuro appeal mediatico ma senza alcuna esperienza al comando; al contempo Cole fa vedere di aver fame e voglia di incominciare, sia pure in una realtà periferica rispetto al suo percorso finora. Va anche detto che se le cose non dovessero andare bene, potrebbe non essere così semplice ripartire in ambienti di altro livello.
Eppure l’Ashley Cole allenatore non nasce affatto oggi. Aveva iniziato dalle giovanili del Chelsea nel 2019, focalizzandosi sul lavoro individuale dei difensori del futuro. Come racconta The Athletic, in questo frangente ha stretto un profondo rapporto professionale con Neil Bath, il direttore della rinomata Academy dei Blues. È anche per questo se due anni dopo Cole è passato nello staff tecnico dell’Inghilterra U21, per poi diventare assistente di Frank Lampard – suo vecchio compagno di squadra da giocatore – all’Everton e dunque di nuovo al Chelsea. Fino a un assaggio da vice di Lee Carsley nella Nazionale dei Tre Leoni, al termine dell’era Southgate.
Ma il bagaglio di Ashley Cole è carico di esperienza preziosa a partire dalle sue oltre 800 partite da professionista. È stato un pilastro dell’Arsenal di Wenger, poi del Chelsea di Ancelotti e Mourinho. “Due giganti”, ha raccontato poi l’ex terzino sinistro. “Carlo ha la rara capacità di arrivare a conoscere la persona prima ancora del calciatore: le sue doti comunicative sono incredibili. Mentre Mou è molto disciplinato, forte, con aspettative molto alte: un mix in grado di alzare di continuo gli standard di allenamento. Lavorare con profili del genere mi ha aiutato a crescere come allenatore. E da quando mi trovo a bordocampo, mi sento anche una persona migliore”. Ora è il momento di trasmetterlo a un gruppo giovane e di potenziale – tra gli altri vi militano Frabotta, Cerri, Castrovilli e Jonathan Klinsmann, figlio di Jurgen –, ma col morale un po’ sotto i tacchi. Anche da giocatore, l’unica altra avventura europea di Ashley lontano dall’Inghilterra era stata in Italia: un non semplicissimo biennio alla Roma, tra il 2014 e il 2016. Oggi al Cesena è arrivato anche il momento di ritoccare quel vecchio ricordo.