In Spagna ci sono ancora dei dubbi (e molte polemiche) sugli stadi che ospiteranno il Mondiale 2030

A quattro anni dal torneo, alcune grandi città hanno ritirato la loro candidatura. Altre, invece, potrebbero clamorosamente rientrare in corsa.
di Redazione Undici 17 Marzo 2026 alle 02:29

Mancano poco più di quattro anni al Mondiale 2030, che verrà co-organizzato da Spagna, Marocco e Portogallo (con un “prequel” di alcune partite in Argentina, Uruguay e Paraguay), ma la tensione è già altissima. Soprattutto in Spagna, dove devono ancora essere definiti gli stadi che ospiteranno la fase finale del torneo. In questo senso, l’ultima notizia è di quelle che fanno rumore: dopo quelle di Gijón, Murcia e Málaga, anche la candidatura di La Coruña è stata ufficialmente ritirata. Questo, però, non vuol dire che i problemi si siano risolti. Tutt’altro: al momento, infatti, non è ancora chiaro quanti e quali stadi saranno scelti per il dossier spagnolo. Questa rosa definitiva, poi, dovrà passare al vaglio della FIFA. Che, come succede sempre, avrà l’ultima parola nella scelta degli impianti che ospiteranno il torneo.

Al momento, al netto delle defezioni già avvenute, la Spagna ha intenzione di candidare nove città già inizialmente “presentate” alla FIFA: si tratta di Madrid (con due stadi, il Bernabéu e il Metropolitano), Barcellona (con il Camp Nou e lo stadio dell’Espanyol), Siviglia (con La Cartuja), Bilbao (con San Mamé), Las Palmas (con l’Estádio Gran Canaria), San Sebastián (con l’Estadio Anoeta) e Saragozza (con La Romareda). In realtà, però, sullo sfondo ci sarebbero anche Valencia e Vigo: dopo anni di imbarazzante silenzio sono ripartiti i lavori al Nou Mestalla, e quindi quella di Valencia è diventata una candidatura molto forte (Diário As scrive addirittura che si tratta di «una città imprescindibile per il progetto della Federcalcio spagnole»); anche il capoluogo galiziano spera ancora di entrare nella lista definitiva, ma in realtà i lavori di rifacimento del Balaídos (lo stadio del Celta) non sarebbero sufficienti per renderlo un impianto a norma per i Mondiali.

Come anticipato, però, le polemiche continuano a infuriare: come detto, infatti, una città importante come La Coruña ha annunciato il ritro ufficiale della propria candidatura. I motivi di questo forfait sono stati esplicati dal sindaco del capoluogo galiziano, Inés Rey: «Avevamo una grande volontà di ospitare i Mondiali, ma non a tutti i costi: abbiamo raggiunto un accordo con gli azionisti di maggioranza del Deportivo per la modernizzazione del Riazor e dell’intero complesso sportivo che lo ospita, ma non in vista della Coppa del Mondo. Se avessimo lavorato in funzione dell’evento, avremmo avuto dei benefici a breve termine. Con il nuovo progetto, invece, stiamo lavorando per i prossimi decenni». Anche il presidente del Deportivo, Juan Carlos Escotet, era presente alla conferenza stampa e si è detto soddisfatto di ciò che verrà fatto con il Riazor, ma secondo le ricostruzioni dei quotidiani spagnoli il dietrofront di La Coruña sarebbe legato proprio alle incomprensioni sorte tra l’amministrazione locale e il club biancoblu.

Le visite dei delegati FIFA alle possibili sedi di gara sono già iniziate, e ovviamente continueranno nelle prossime settimane. Come detto, la decisione finale sarà proprio della Federazione Internazionale, che valuterà tutti i vari punti e requisiti necessari per dare il suo via libera – qui c’è una sintesi di tutto ciò che deve avere uno stadio per ospitare una o più partite dei Mondiali. Il punto, però, è che ci sono anche delle altre criticità: non più di un anno fa, tanto per fare un esempio eclatante, gli abitanti di San Sebastián hanno scritto una lettera alla FIFA in cui manifestavano la loro ostilità al torneo e la volontà di non ospitarlo. Per i residenti del capoluogo basco, il problema riguardava e riguarda l’overtourism che potrebbe investire la loro città. Inoltre la FIFA chiede di cominciare a gestire gli impianti selezionati con mesi di anticipo rispetto all’inizio dei Mondiali: una condizione che ha causato un bel po’ di dubbi, soprattutto per degli stadi che garantiscono un’alta profittabilità attraverso eventi che vanno oltre il calcio – per esempio il Metropolitano di Madrid. Poi ci sarà da capire anche quanti e quali impianti marocchini e portoghesi saranno selezionati, ma in questo senso i calcoli sono decisamente più veloci: il Marocco ha proposto sei candidature, il Portogallo soltanto tre. Ed è molto probabile che tutte queste proposte vengano accettate, mentre in Spagna la faccenda sarà ancora lunga.

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