Come stiamo costruendo la Serie A del futuro, intervista a Luigi De Siervo

L'amministratore delegato della Lega Calcio Serie A parla della trasformazione di un’istituzione sportiva in una vera e propria Media Company, della lotta alla pirateria, della volontà di avvicinare sempre più persone al campionato, durante e dopo le partite.
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È un po’ assurdo spiegarlo nel bel mezzo del 2026, visto che a pensarci bene le cose vanno così da trent’anni e forse anche di più, ma è sempre bene ribadirlo: la Lega Calcio Serie A, come tutte le altre leghe nazionali, non può più essere raccontata come un’istituzione semplice, come un consorzio di club che lavorano insieme per organizzare bene il campionato e per trovare l’acquirente migliore per i diritti televisivi. La situazione, oggi, è clamorosamente più vasta e sfumata: oltre alle classiche competenze organizzative e sportive, che naturalmente continuano a essere fondamentali, occorre che le leghe sappiano lavorare come vere e proprie Media Company, come creatori e distributori di contenuti in Italia e nel mondo, come soggetti che investono sull’immagine e sull’appetibilità commerciale del prodotto calcistico (e non solo di quello calcistico), sul rapporto con gli stakeholder tradizionali e con quelli arrivati da poco, sulla sinergia con la fanbase – quella classica, già fidelizzata, e quella ancora da fidelizzare.

Per fare tutto questo servono manager con esperienze pregresse che vadano al di là del contesto sportivo, servono strumenti e abilità trasversali. E, soprattutto, serve una visione. È quella che ha provato a portare Luigi De Siervo, 57enne dirigente d’azienda eletto nel 2019 e confermato nel 2021 e 2025 come amministratore delegato della Lega Calcio Serie A. Il suo lungo passato in Rai e Rai Com e l’avventura come CEO di Infront Italy hanno fatto in modo che De Siervo sviluppasse un approccio composito, multidisciplinare, ed è la prima cosa che racconta quando illustra ciò che ha fatto in questi (primi) sei anni da guida del nostro campionato, in cosa consiste oggi il suo lavoro, dove sta andando e dove vuole andare la Lega Serie A: «Quando siamo arrivati io e il mio staff, nel 2019, la Lega Calcio Serie A era un’istituzione composta da pochi professionisti con competenze prevalentemente sportive, tutto il resto era delegato a partner esterni. Il cambiamento che abbiamo portato è stata l’internalizzazione di professionalità strategiche, in modo che la Serie A diventasse progressivamente una vera e propria Media Company. Un esempio su tutti: il vecchio contratto con Infront, in passato advisor della Serie A, valeva circa 55 milioni di euro l’anno»

«Con quei soldi che sono stati risparmiati», continua De Siervo, «è stato possibile investire nell’International Broadcasting Center di Lissone, che ci consente oggi di curare in ogni singolo dettaglio il prodotto Serie A e che genera evidenti benefici per tutti. Oggi curiamo il processo produttivo e distributivo in tutte le fasi: dal posizionamento delle camere alla colorimetria del manto erboso, dall’utilizzo delle telecamere tradizionali a quello delle ottiche cinematografiche, dal VAR alla Goal Line Technology, dalla Ref Cam al Fuorigioco semi automatico. Tutto questo per poter alzare il livello tecnico ed editoriale delle gare di Serie A posizionandole al livello della Premier League e della Liga».

Questa è stata la fase uno, ma adesso inizierà una seconda fase.
Con l’acquisto di Fantacalcio, la Lega Calcio Serie A cambia passo. L’operazione rappresenta uno dei principali passaggi di consolidamento della nostra strategia, che da anni ha saputo coltivare un rapporto diretto con i fan attraverso i 22 account social in differenti lingue. In un mercato che passa da essere mercato di offerta a mercato di domanda, diventa necessaria la trasformazione delle leghe sportive moderne da azienda B2B a B2C.
L’obiettivo della Serie A, dunque, è arrivare ad avere un rapporto diretto coi tifosi/consumatori. Magari con un canale di Lega…
Quella del canale di Lega è solo una delle opzioni, anche se evidentemente rilevante, delle possibili scelte strategiche per costruire un rapporto costante e continuo con i fan, elemento chiave del futuro di qualsiasi proprietà intellettuale. Dobbiamo iniziare la nostra analisi dai tifosi, che vanno ingaggiati maggiormente nelle scelte che compiamo tutti i giorni. Dovremmo coinvolgere il pubblico della Serie A in una serie di decisioni, come ad esempio sulle maglie, sulle fasce dei capitani o sull’inno del campionato. I tifosi devono sentirsi parte di una comunità.
E come può manifestarsi questa appartenenza?
Vorremmo utilizzare proprio la piattaforma Fantacalcio per interagire con i nostri tifosi, perché riteniamo che debbano essere centrali in ogni nostra decisione. Dobbiamo ascoltare sempre più la loro opinione per avvicinare il prodotto alle loro esigenze.

Com’è cambiato il mercato della distribuzione dei contenuti sportivi?
Dopo il Covid, abbiamo vissuto un passaggio storico tra due modelli diversi: prima il mercato era fatto dall’offerta, oggi è fatto dalla domanda. I canali lineari che trasmettono sport sono sostanzialmente diminuiti. I contenuti sportivi sono oggi distribuiti prevalentemente da piattaforme OTT, con politiche di pricing stand alone. Lo sport resta importantissimo, perché è l’unico settore che crea un appuntamento fisso per l’utente finale, una partecipazione condivisa, e chi lo governa deve trovare gli strumenti per attrarre il pubblico, per ingaggiarlo. Come Lega Calcio Serie A siamo cresciuti tantissimo sui nostri social media, abbiamo circa 45 milioni di follower totali e pubblichiamo contenuti in otto lingue diverse.
In tutto questo enorme processo, la lotta alla pirateria ha un ruolo fondamentale.
Dobbiamo contrastare un fenomeno che, solo guardando alla Serie A, sottrae al sistema circa 300 milioni di euro annui. Come ormai emerso con chiarezza, dietro la pirateria ci sono la malavita organizzata e purtroppo anche i giganti Big Tech americani, che non collaborano pienamente nel blocco di contenuti illegali. Ad esempio Cloudflare, un colosso mondiale nella fornitura di rete per la consegna di contenuti, è stata sanzionata con una multa di 14 milioni da parte della nostra Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM). Il motivo è stata la mancata collaborazione con la piattaforma Piracy Shield e per aver consentito la trasmissione di prodotti piratati all’interno della loro offerta regolare. La battaglia alla pirateria è una battaglia senza quartiere: solo nelle ultime due settimane, insieme alla Liga spagnola, abbiamo raggiunto l’importante risultato di bloccare l’utilizzo delle VPN, quindi a neutralizzare uno strumento che permetteva di aggirare le esclusive territoriali.

Quali saranno le prossime mosse?
La vera svolta contro la pirateria arriverà nel momento in cui chi organizza l’evento sportivo riuscirà a creare un bisogno di partecipazione tale da rendere totalmente diversa la visione tra chi paga e chi non paga, ovvero dovremmo riuscire a coinvolgere solo gli spettatori paganti in tutta una serie di interazioni live.
Come si misura e da cosa passa l’attrattività di un campionato?
Dalle risorse e dagli investimenti. In fondo la battaglia contro la pirateria serve proprio a questo: a garantire più risorse e, quindi, consentire ai club maggiori investimenti per attrarre campioni, costruire stadi e centri di allenamento all’avanguardia, creare dei vivai floridi e mantenere in Italia talenti che già giocano nel nostro campionato. Gli introiti necessari per mantenere il sistema oggi arrivano ancora principalmente dai diritti audiovisivi, ma all’estero non è più così, ed è così da tempo, perché la linea dei ricavi che cresce di più è quella derivante dagli stadi. Nel nostro Paese abbiamo gli stadi più vecchi d’Europa, con oltre 70 anni di età media per impianto: su quest’aspetto per fortuna la situazione sta cambiando, ma il nuovo modello economico potrà andare a regime non prima di sei o sette anni, incrementando nel frattempo il gap già esistente con le altre leghe.

Tornando per un attimo agli stadi: a che punto siamo?
Abbiamo davanti una data non procrastinabile: nel 2032 ospiteremo i Campionati Europei in Italia. Ci sono impianti fenomenali come il prossimo di Milano, con un investimento superiore a un miliardo di euro, e altri bellissimi progetti come quelli di Lazio e Roma. Anche a Marassi proseguono le discussioni tra i due club, mentre a Firenze siamo in un momento di profonda trasformazione. Oggi stiamo affrontando la fase peggiore: i nostri club sono ancora legati ai ricavi televisivi, ma nel frattempo stanno crescendo molto gli introiti commerciali e avere stadi moderni e all’avanguardia darebbe una forte spinta in tal senso. Fortunatamente nel calcio stanno entrando manager che arrivano da industrie più evolute, introducendo nel sistema nuove competenze, visioni diverse e progetti ambiziosi.

Quanto sono importanti le attività di Corporate Social Responsibility (CSR)?
Una delle nostre campagne di sensibilizzazione di cui siamo più orgogliosi è quella contro il razzismo. I 23 ragazzini che tutti i weekend entrano in campo accanto ai calciatori di Serie A (oltre 10mila in tutta la stagione) indossano una maglia con la scritta “Keep Racism Out”: quella maglia è diventata velocemente uno degli oggetti del desiderio dei giovani, che sono felici di indossarla e ci stanno aiutando a trasmettere un messaggio che è parte del nostro DNA. Per dire, questa stessa maglia è stata inserita tra quelle giocabili di EA FC26 ed è stata scelta per oltre 10 milioni di partite. Abbiamo inoltre realizzato un film documentario contro il razzismo, Seydou – Il sogno non ha colore, che è stato proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia. Tutto questo testimonia la crescita dell’aspetto valoriale della Serie A. Per il futuro stiamo sviluppando una serie di tornei per le scuole, che coinvolgeranno elementari, medie e superiori. E anche in questo caso tutti i ragazzi indosseranno la maglia “Keep Racism Out”.

Insomma, anche la Serie A produce eccellenze.
Noi siamo l’unica piattaforma italiana che può parlare al mondo in maniera continuativa e persistente per tanti mesi all’anno. Con il Ministero degli Esteri e l’Istituto del Commercio Estero abbiamo realizzato il progetto “Campioni del Made in Italy”, utilizzando il calcio per promuovere il territorio e le filiere produttive del nostro Paese. Abbiamo una fanbase globale di quasi 800 milioni di persone e siamo in grado di produrre sei segnali televisivi differenziati per sei continenti diversi, raggiungendo un’audience di oltre 464 milioni di persone nella scorsa stagione – escludendo il territorio italiano. Questo ci consente di customizzare il messaggio, personalizzando la pubblicità a bordocampo a seconda che venga trasmessa in Asia, in Africa, in Oceania o negli Stati Uniti, grazie alla virtualizzazione dei led.
Anche per questo la Serie A voleva esportare all’estero, precisamente a Perth, in Australia, la partita tra Milan e Como.
Giocare all’estero è lo strumento più efficace che hanno le leghe sportive per promuovere il campionato e le proprie audience fuori dai confini nazionali. Noi lo facciamo dal 1993 (quando la Supercoppa Italiana si svolse per la prima volta a Washington, ndr) e continueremo a farlo con la Supercoppa, perché FIFA e UEFA hanno accettato che sia questa la finale da giocare all’estero. Tornando a Milan-Como, il no è arrivato dalla Confederazione asiatica, l’AFC, ma dobbiamo riflettere sul fatto che il sistema è governato da FIFA e UEFA, due enti che hanno una doppia natura: sono enti regolatori, ma al contempo organizzano partite. Sia FIFA che UEFA negli ultimi vent’anni hanno raddoppiato il numero di gare organizzate, e quindi si sono poste come dirette concorrenti delle leghe nazionali, che sono tutte in crisi dal punto di vista dei ricavi.

Anche perché le leghe nazionali sono rimaste costanti come numero di partite, anzi la Ligue 1 ha addirittura abbassato il numero di squadre partecipanti…
La Serie A si disputa da più di vent’anni a 20 squadre, lo stesso numero di club dei massimi campionati in Spagna e Inghilterra. Assistiamo di contro a un aumento delle gare a livello europeo e internazionale, laddove il gigantismo di UEFA e soprattutto FIFA rischia di schiacciare le competizioni nazionali per lasciar spazio a nuovi tornei come il Mondiale per Club, organizzato senza una preventiva consultazione con tutti gli stakeholder. L’obiettivo di queste grandi istituzioni è continuare a espandersi, occupando sempre più spazio in un calendario congestionato. Di fatto, le leghe sono l’ultimo elemento davvero democratico del sistema. Pensate che, per resistere a livello domestico la Premier League ha deciso di allargare l’offerta televisiva del 20%, aumentando le gare trasmesse in Inghilterra. L’Associazione delle Leghe Mondiali, di cui sono vicepresidente, ha deciso di portare in tribunale la FIFA con una causa di abuso di posizione dominante per evitare che il calendario così congestionato danneggi ulteriormente le competizioni nazionali.
Quali sono gli obiettivi di questo confronto?
Stiamo portando avanti questa battaglia non tanto per salvaguardare la storicità dei Campionati, ma proprio per il rispetto del nostro pubblico. Il rischio è che i Campionati si trasformino in delle semplici pre-qualifiche per le coppe internazionali, perdendo il loro fascino e tradizione, distruggendo un patrimonio di club e città che rappresentano il calcio per come lo conosciamo da sempre.

È per questo, quindi, che le leghe nazionali devono essere sempre più forti e seguite all’estero. La Serie A quali passi intende fare, al di là dell’esportazione delle partite.
Al modello tradizionale di rafforzamento della struttura di Media internazionali della Lega Calcio Serie A, con sempre più uffici all’estero, stiamo procedendo insieme a JP Morgan ad analizzare ulteriori possibili opzioni strategiche per arrivare a una scelta prima della fine della stagione: se optare per una partnership con agenzie di distribuzione specifiche per ciascun mercato oppure, in alternativa, se creare una Media Company dedicata allo sviluppo dei ricavi esteri aprendone, in ipotesi, il capitale per una quota di minoranza a fondi di private equity. Sono decisioni fondamentali che impatteranno sul futuro della Lega Serie A, con evidenti ripercussioni su investimenti e progetti dedicati ai mercati internazionali. In tanti altri aspetti, la Serie A ha dimostrato di saper interpretare bene il pre- sente e il futuro. Soprattutto dal punto di vista della tecnologia di supporto agli arbitri: il VAR introdotto prima di altre leghe, il fuorigioco semiautomatico, una trasmissione televisiva come Open VAR in cui vengono chiarite e spiegate le decisioni prese durante le gare, l’implementazione delle refcam.
Tutto questo com’è stato recepito? E quali sono i prossimi passi?
Siamo convinti di aver fatto scelte coraggiose in questi anni, che altre Leghe poi hanno copiato confermando la bontà delle nostre iniziative, utili nell’ottica della trasparenza e per ridurre una serie di discussioni strumentali sugli arbitri. Gli audio degli ufficiali di gara ascoltati dopo poche ore dalla fine delle partite, la recente introduzione della Haier-Cam che mostra la visuale dell’arbitro in tempo reale, sono elementi innovativi che portano il tifoso dentro l’evento, aumentando l’engagement del pubblico e avvicinando il target della GenZ. Gli highlights dedicati con la ref-cam registrano milioni di views a livello mondiale, di fatto abbiamo nventato un nuovo modo di vivere l’evento partita, ricreando situazioni che i più giovani vivono nei videogiochi. Io credo che la nostra scelta per la trasparenza sia uno dei punti di forza del nostro campionato: abbiamo fatto e continueremo a fare degli investimenti sulle tecnologie al servizio degli arbitri.

L’urgenza più evidente, per la Lega Calcio Serie A, è quella per cui i tifosi devono sentirsi parte di quello che succede in campo. E fuori dal campo, invece? O meglio: fuori dal contesto tradizionale delle partite?
Siamo pronti per la terza edizione del Festival della Serie A a Parma, una tre giorni di eventi e convegni che ci ha dato grandi soddisfazioni e seguito di pubblico, stimolandoci ad andare oltre l’evento partita. Stiamo infatti studiando un Summer Tour estivo con più tappe in altre località, per avvicinare gli appassionati della Serie A in giro per l’Italia. Anche le Finali delle nostre competizioni sono organizzate in diverse città: ad esempio, la Fase Finale del Campionato Primavera negli ultimi anni si è disputata prima a Reggio Emilia e Sassuolo, poi a Firenze, mentre la Coppa Italia e la Supercoppa di categoria all’Arena di Milano; Roma è la sede della Finale di Coppa Italia Frecciarossa, mentre la Supercoppa Italiana ormai si disputa abitualmente all’estero, in Arabia Saudita nelle ultime quattro edizioni; le Finals della eSerie A Goleador si sono giocate prima a Milano, poi a Lecce, Verona e Napoli. Siamo poi partner nell’organizzazione del Social Football Summit, sia in Italia sia fuori dai confini nazionali, con gli appuntamenti a Riyadh e Bruxelles. Infine, nel corso della stagione coinvolgiamo oltre 5mila ragazzi e ragazze under 14 protagonisti della Philadelphia Junior Cup | Keep Racism Out, il progetto educativo-sportivo organizzato con gli oratori, che si svolge nelle città della Serie A Enilive. La volontà è quella di portare il calcio agli italiani e vogliamo portare gli italiani nel calcio, sempre di più.

Da Undici n° 67
Foto di Cecilia Palmeri
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