E adesso, chi gliela toglie più quella coppa. Se la dimensione di una vittoria si percepisce dai festeggiamenti, il Senegal (ex?) campione d’Africa 2026 ha i connotati di un traguardo epocale, in grado di trascendere i continenti. Così, in barba a qualsiasi delibera della Confederazione calcistica africana, la controparte di Dakar ha deciso che sabato organizzerà una grande parata a Parigi, per condividere il trofeo davanti ai numerosi tifosi senegalesi presenti in Francia – avete presente Ramenez la coupe à la maison, il tormentone che accompagnò il trionfo di Mbappé e compagni a Russia 2018? Ecco, tanto quanto, ma con quella vena di sfottò collettivo che contraddistingue chi ormai si sente colpito da un complotto calcistico globale.
Come raccontano ESPN e le testate francesi, l’occasione sarà l’amichevole contro il Perù in programma nel pomeriggio allo Stade de France: la prima uscita ufficiale di Gueye e compagni dopo la finale di Rabat. Tutto allora sarà orientato verso un grande momento di festa. Dalla sfilata nel prepartita con la Coppa bene in vista – che il Senegal non ha alcuna intenzione di riconsegnare alle autorità competenti, anche a costo di farla difendere dal proprio esercito – fino ai 90 minuti, nei quali i ragazzi di Aliou Cissé giocheranno con una speciale maglia celebrativa. Puma infatti, sponsor tecnico della Nazionale, aveva dribblato le polemiche consegnando una divisa con una sola stella – quella della Coppa vinta nel 2021 – “a causa di alcuni colli di bottiglia nelle tempistiche di distribuzione”. Il Senegal allora si è arrangiato, cucendo la seconda stella apposta per la serata di gala.
“Sappiamo che i campioni siamo noi”, ribadisce il commissario tecnico. “I titoli si decidono sempre sul campo e così è stato”. Mentre Abdoulaye Fall, presidente della Federcalcio senegalese, aveva tuonato che il suo Paese era stato “vittima della più grande e scandalosa rapina amministrativa della storia del calcio”. Per questo il Senegal farà valere le sue ragioni – “e l’onore dei giocatori” – al TAS di Losanna, il più alto grado della giustizia sportiva internazionale. A Dakar stanno mobilitando tutti i migliori giurisperiti calcistici del mondo – dalla Svizzera alla Spagna, passando per la Francia – e confidano di poter contro-ribaltare una sentenza storica, dopo che la CAF aveva rovesciato il verdetto del campo (da 1-0 per il Senegal a 0-3 a tavolino per il Marocco).
La sintesi di questa brutta vicenda è la credibilità completamente andata in fumo del calcio africano: mai era successo un putiferio del genere, confondendo i modi e i tempi per intervenire all’interno di una finale decisamente incandescente – i giocatori del Senegal abbandonarono il campo al 90′, in segno di protesta per il rigore assegnato al Marocco e infine sbagliato da Brahim Diaz, con il match nel frattempo interrotto per un quarto d’ora. Quella era la finestra per decretare eventualmente una sconfitta a tavolino. Così non è stato, l’arbitro ha ripreso il gioco, si è andati ai supplementari e lì Pape Gueye ha segnato il gol che ha fatto impazzire la folla di Dakar. E in lacrime quella di Rabat. A distanza di due mesi, anziché fare mea culpa per una direzione di gara deficitaria, la CAF ha deciso di diventare protagonista dell’assurdo. Ed è inevitabile che il putiferio sia ulteriormente salito di giri, che il Senegal non mollerà la Coppa manco sotto tortura e che le sue accuse di corruzione e malgoverno all’interno dell’istituzione continentale trovino un certo seguito. Come dicono gli avvocati locali, “se la CAF lascerà davvero accadere tutto questo, il vincitore della prossima Coppa d’Africa sarà deciso a tavolino senza nemmeno dover fischiare l’inizio”. Per non correre altri rischi, a Parigi il Senegal festeggerà come se avesse vinto due volte. Come le stelle sulla sua maglia.