Sarebbe un ritorno clamoroso, una di quelle storie che solo i Mondiali – specie se col formato a 48 squadre – possono regalare. La Bolivia, dopo aver ha sconfitto per 2-1 il Suriname nella semifinale dei playoff intercontinentali, ora dovrà sfidare l’Iraq per prenotare un volo per gli Stati Uniti con scritto “Bentornati, vi aspettavamo dal 1994”. Curiosamente, infatti, anche quell’edizione della Coppa del Mondo – l’ultima a cui ha partecipato la Nazionale sudamericana – si disputava in USA. Sarebbe un risultato storico, frutto sì di un metodo di qualificazione più “aperto”, ma anche di un progetto che viene da lontano. E che si nutre, oltre che di nuovi talenti, anche dalle condizioni uniche della stessa Bolivia, Paese in cui si può giocare a calcio solo in città che si trovano a 4000 metri sul livello del mare
In realtà la storia dice che la Bolivia ha iniziato il suo cammino verso la Coppa del Mondo nel peggiore dei modi: quattro partite e quattro sconfitte. Nemmeno il già citato vantaggio dell’altitudine è bastato a invertire la rotta, nonostante le frequenti polemiche degli avversari. È anche, come succede sempre, una questione di cicli: il periodo dagli anni Novanta – quando la Nazionale boliviana disputò i Mondiali e arrivò seconda in Coppa America, rispettivamente nel 1994 e nel 1997 – a oggi è stato segnato da un netto declino. Oggi, però, le cose sono cambiate: “La Verde”, infatti, ha di nuovo ciò che serve per inseguire il sogno mondiale.
Il percorso, come detto, è iniziato in modo tortuoso. Tra settembre 2023 e luglio 2024, i due ct Gustavo Costas né Antônio Carlos Zago – sì, proprio l’ex difensore della Roma – sono riusciti a dare continuità alla squadra: cinque sconfitte e una sola vittoria hanno relegato la Bolivia al nono posto, lontana anche dalla zona spareggi. La svolta è arrivata con la nomina del nuovo tecnico, Óscar Villegas, artefice di una rinascita costruita su scelte strategiche e rinnovamento tecnico, tra cui il trasferimento dello stadio di casa da La Paz a El Alto. In questo modo, obbligando le avversarie a giocare in uno stadio posto a 4.150 metri sul livello del mare, la Bolivia ha esasperato il suo vantaggio: l’impianto di Villa Ingenio si è trasformato subito in una roccaforte, la prima vittima è arrivata contro il Venezuela, travolto 4-0, poi sono arrivati un successo contro la Colombia e due pareggi contro Paraguay e Uruguay. In questo modo la Bolivia è risalita fino all’ottavo posto, riaccendendo la speranza dello spareggio. È stata decisiva anche la vittoria contro il Cile, storico rivale, battuto sia in casa che in trasferta: in questo modo La Verde ha interrotto una lunga serie negativa che durava dal 1993. E ha contribuito a eliminare i cileni dal torneo.
Come detto, però, anche il ricambio generazionale promosso da Villegas è stato determinante. Il nuovo ct ha dato spazio a giovani talenti come Miguel Terceros, cresciuto nel Santos, dove oggi condivide lo spogliatoio con Neymar Inoltre, nella lista allargata (32 giocatori) composta per i playoff, ci sono soltanto quattro giocatori Over 30: per il resto, Villegas ha convocato addirittura 13 giocatori ancora eleggibili per un’ipotetica Under 21, tra cui anche alcuni elementi che militano in Europa, in Corea del Sud, persino in Africa. Insomma, la Bolivia non ha solo beneficiato dell’allargamento del Mondiale, che ha permesso alla squadra settima in classifica nel girone CONMEBOL di accedere agli spareggi: dietro questo successo c’è anche un programma serio, credibile, che va oltre il risultato di questi spareggi. Che non sono ancora finiti: come detto alla Verde resta da superare l’Iraq nell’ultimissimo spareggio. Senza più il suo “bunker” tra le montagne, ma con una nuova generazione di talenti, la Bolivia prova a completare una rincorsa che nessuno, francamente, poteva aspettarsi.