Un’intera squadra di giocatori dell’Arsenal ha rinunciato a giocare con la Nazionale prima o durante la pausa di marzo

La rosa dei Gunners è stata colpita da tanti piccoli infortuni eppure in Inghilterra in pochi credono che non ci sia una strategia da parte del club.
di Redazione Undici 31 Marzo 2026 alle 18:47

La notizia è curiosa e fa pensare i maligni. Praticamente un’intera formazione dell’Arsenal, cioè undici giocatori, ha rinuniciato ad andare in Nazionale in questa finestra di marzo. Ufficialmente per infortunio, ma in Inghilterra in tanti hanno notato come il fenomeno riguardi quasi esclusivamente i Gunners. E allora la BBC si è chiesta, con un po’ di malizia, se si tratta di una vera emergenza infortuni o di una gestione prudente alla vigilia del momento cruciale della stagione. Dei 228 calciatori convocati dalle 20 squadre della Premier League, infatti, 23 hanno dato forfait e, quindi, quasi la metà è della squadra di Arteta.

Le prime defezioni sono arrivate dopo la sconfitta nella finale di Coppa di Lega contro il Manchester City, quando Saliba ha avvisato lo staff della Francia di avere un problema alla caviglia; Gabriel Magalhães è stato fermato da un infortunio al ginocchio, mentre Eze, Odegaard e Timber erano già assenti a Wembley, così come il belga Trossard. Successivamente, una volta raggiunte le rispettive Nazionali, altri cinque giocatori hanno lasciato i ritiri: gli inglesi Rice, Saka e Madueke, oltre allo spagnolo Zubimendi e all’ecuadoriano Hincapié.

Visto che l’Arsenal è in corsa per il titolo, con nove punti di vantaggio sul Manchester City a sette giornate dalla fine, ma anche in Champions League (ai quarti affronteranno lo Sporting CP) e in FA Cup (in programma c’è la sfida al Southampton), è inevitabile pensare che si tratti di una mossa studiata a tavolino. Lo stess ct dell’Inghilterra, Thomas Tuchel, ha ammesso di comprendere i sospetti generati da questa ondata di ritiri, ma ha difeso la buona fede dei giocatori, in particolare di Rice e Saka, sottolineando come entrambi avessero manifestato il desiderio di scendere in campo nell’amichevole contro il Giappone, salvo poi essere fermati dallo staff medico per evitare rischi maggiori.

Va anche detto che chi in queste settimana si giocava l’accesso ai mondiali americani, come Gyokeres con la Svezia o Calafiori con l’Italia, è andato regolarmente in campo. La situazione, quindi, riguarda i giocatori già sicuri di un posto nella prossima edizione iridata. Secondo il regolamento della FIFA, i giocatori convocati devono rispondere alla chiamata delle Nazionali, che hanno inoltre la possibilità di effettuare controlli medici indipendenti per verificare eventuali infortuni. Non è raro, tuttavia, che club e federazioni trovino accordi per gestire situazioni borderline, soprattutto quando si tratta di problemi fisici non gravi.

Il tema divide da sempre allenatori e addetti ai lavori. Unai Emery, allenatore dell’Aston Villa, recentemente ha ribadito l’importanza della Nazionale per i giocatori, mentre in passato Alex Ferguson aveva definito le amichevoli internazionali una «perdita di tempo». Una linea condivisa anche dall’ex centrocampista Nicky Butt, che ha raccontato episodi in cui gli fu impedito di rispondere alla convocazione. Anche Guardiola, Klopp e Pochettino, in tempi non sospetti, avevano criticato la necessità di una rosa completa da parte delle federazione, soprattutto in caso di match senza punti in palio a marzo. Nel caso dell’Arsenal, tuttavia, l’interpretazione più accreditata è quella della prudenza. Nove dei giocatori ritiratisi figurano tra i più utilizzati della stagione e, dopo aver già perso elementi chiave nelle precedenti pause internazionali, Arteta sembra intenzionato a proteggere i propri uomini migliori nel momento decisivo dell’annata. Più che una crisi, dunque, la situazione appare come una scelta strategica: preservare le energie per affrontare al meglio la corsa ai trofei.

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