Gli stadi dei club di Serie A, e dei club italiani in generale, pagano un ampio gap con quelli degli altri Paesi europei. Ed è per questo, anche in previsione della grande occasione che avremo ospitando la fase finale di Euro 2032, che è inevitabile programmare dei grandi investimenti in questo settore. In questo senso, le cose si stanno muovendo: secondo quanto riporta “Oltre il gioco del pallone: gli stadi di calcio costruiscono legami e creano opportunità”, il nuovo report sviluppato da Ifis Sport (la divisione di Banca Ifis dedicata al sostegno dello sport system), le società di Serie A sono pronte a stanziare una somma complessiva di 4,4 miliardi di euro per il rinnovamento e il rifacimento dei loro impianti di gioco.
È una cifra importante, che però genererà un enorme impatto positivo. Un dato su tutti, importante anche perché immateriale, riguarda il numero di fan che verrebbero attratti nelle nuove strutture: si prevede infatti che 5,7 milioni di nuovi tifosi potrebbero essere incentivati ad appassionarsi al calcio. In questo senso, le parole di Raffaele Zingone – Condirettore Generale e Chief Commercial Officer di Banca Ifis – tracciano uno scenario di cui bisogna tener conto, quando si parla di nuovi impianti sportivi: «Oggi uno stadio è molto più di un luogo in cui si gioca una partita. È un asset industriale, capace di produrre ricavi continuativi, rafforzare il legame con il territorio e rendere più prevedibili i flussi economici di un club. In altre parole, è una delle basi su cui costruire sostenibilità, dentro e fuori dal campo».
L’esigenza di rinnovare gli stadi, o di costruirne di nuovi, è trasversale. Riguarda i grandi club delle grandi città, ma anche piazze e società con ambizioni meno elevate. Guardando alla questione da questo punto di vista, i dati rilevati da Ifis Sport prendono in considerazione 14 opere molto differenti tra loro, per esempio il “nuovo San Siro” che sta nascendo grazie a Inter e Milan, il “Via del Mare” di Lecce, gli impianti di Firenze, Roma, Bologna. Ecco, tutti questi progetti – per quanto diversi anche come approccio: si tratta di sei stadi costruiti ex-novo e di otto ristrutturazioni – nascono da un’esigenza comune: quella di valorizzare degli asset che in questo momento non sono sfruttati nel modo giusto. Per iniziare a farlo serve investire in settori che rendano nel medio-lungo periodo, che creino delle basi o delle riserve meno volatili rispetto alle revenues legate ai risultati.
In parole più semplici: le esigenze del mercato – calcistico e non – hanno trasformato gli stadi in spazi multifunzionali, in veri e propri centri di intrattenimento per le famiglie e di business per le imprese. Si pensi ai musei e ai tour guidati, agli eventi corporate e culturali, ai punti bar, ai ristoranti, agli store per la vendita diretta al pubblico. È così che si generano introiti importanti, anzi enormi: secondo le stime di Banca Ifis, il rinnovo degli impianti potrebbe portare a un ritorno superiore ai 500 milioni di euro l’anno – guardando ai ricavi incrementali. E non è tutto: l’impatto sociale su comunità e territor, legato all’attivazione della forza lavoro, potrebbe aggirarsi intorno ai 3,8 miliardi di dollari.
In un contesto del genere, così liquido, la finanza ha un ruolo fondamentale. Lo spiega anche Zingone: «Il nostro ruolo come banca è proprio questo: creare le condizioni perché progetti di lungo periodo diventino sostenibili, riducendo la dipendenza dalle urgenze del breve termine e dando maggiore stabilità ai modelli economici delle società. Gli stadi rappresentano un investimento che guarda lontano nel tempo. Perché possano funzionare davvero, serve una finanza capace di accompagnare questa prospettiva, aiutando i club a sostenere oggi investimenti che trovano il loro equilibrio negli anni successivi». In questo senso, l’idea e lo sforzo di Banca Ifis sta nel dare supporto a questo tipo di progetti: la Banca, unica al mondo, ha creato una divisione di business legata proprio al settore degli investimenti sportivi. Perché il margine per ripartire, e per crescere, esiste. E va sfruttato.