I bonus sono una delle componenti che più attraggono i giocatori in sede di negoziazione dei contratti. E non potrebbe essere altrimenti, visto che sono degli elementi win-win per tutte le parti in causa: i calciatori sono ingolositi dalla possibilità di guadagnare più soldi raggiungendo determinati obiettivi tecnici; le società, a loro volta, abbassano lo stipendio base ed eventualmente sono in caso ben felici di pagare un giocatore che ha portato gol, assist, vittorie e maggiori introiti. Ovviamente di bonus ce ne sono di vario tipo, ma i più diffusi sono quelli legati a presenze, gol e assist. Ecco, al PSG hanno fatto delle scelte particolari: ne hanno inventato uno diverso, quello per chi serve il penultimo passaggio prima di un gol. E il bello è che servire un penultimo passaggio, ovvero l’assist prima dell’assist vero e proprio, permette ai giocatori di incassare la stessa cifra di chi realizza il gol – o di chi serve l’assist decisivo.
Come raccontato da L’Équipe, l’identità di gioco ben definita del PSG porta a esaltare tutti i giocatori che partecipano a un’azione da gol. E così il calciatore che serve il penultimo passaggio può risultare determinante: è lui a rompere le linee avversarie, a destabilizzare l’organizzazione difensiva, a dare avvio all’azione offensiva. Certe giocate magari sono poco appariscenti, ma risultano essenziali per il funzionamento collettivo. Ed è proprio questo che il club vuole riconoscere in maniera “ufficiale”. Anche perché i giocatori che servono questo tipo di passaggi, di solito, sono quelli più votati al lavoro oscuro. Ma senza di loro, semplicemente, non sarebbe possibile sviluppare la stessa filosofia di gioco.
Da questa consapevolezza, come detto, nasce una scelta insolita: l’equiparazione dei premi. Gol, assist e penultimo passaggio vengono oggi ricompensati allo stesso modo. Sebbene l’entità economica del bonus non sia stata resa pubblica, il messaggio è chiaro: dare valore anche a quei calciatori meno esposti mediaticamente, ma fondamentali per la fluidità del gioco e per l’efficacia della squadra. Dietro questa decisione c’è anche un’idea di democratizzazione, la volontà di ampliare le forme di riconoscimento all’interno dello spogliatoio, mantenendo così un equilibrio tra i vari ego del gruppo. In poche parole: nell’organico di Luis Enrique convivono stelle dai compensi elevati e giocatori più discreti, ma con questo bonus particolare il club punta così a evitare che si creino dei dissidi di natura economica. L’obiettivo è ridurre possibili frustrazioni e rafforzare l’adesione al progetto collettivo.
E così il sistema di bonus del PSG appare come un segnale simbolico, oltre che un vero e proprio strumento immediato di cambiamento, pensato per accompagnare un’evoluzione più ampia del progetto tecnico. Nelle intenzioni della dirigenza, si tratta infatti di un passo verso quello che viene considerato il futuro del calcio: un modello sempre più orientato al collettivo, in cui ogni contributo, anche il meno visibile, trova finalmente il suo riconoscimento.