I Cleveland Cavaliers hanno trovato il modo per attirare le star NBA anche senza rappresentare un Big Market: la cura dei tesserati, soprattutto con il cibo

L'approccio dei Cavs all'alimentazione è un unicum nel panorama della lega. E porta dei riscontri importanti, visto rende felici i giocatori.
di Redazione Undici 03 Aprile 2026 alle 11:44

In un ambiente economico-competitivo come quello della NBA e degli sport americani in generale, la programmazione e la cura dei dettagli possono fare la differenza tra le varie realtà. Certo, alla base ci sono sempre delle regole di mercato molto ferree, molto stringenti e volendo anche escludenti, ma a volte delle idee diverse possono cambiare le gerarchie. Un esempio abbastanza peculiare è quello dei Cleveland Cavaliers, che hanno deciso di essere una delle squadre NBA che tiene di più alla cura e al benessere dei suoi tesserati. Dei giocatori, ma non solo. E uno dei punti più importanti del progetto dei Cavs è il cibo, inteso come aspetto da curare per salvaguardare la salute degli atleti ma anche come bene di conforto e/o di lusso.

I Cavaliers, a ogni trasferta, individuano e pagano profumatamente i migliori chef degli hotel a cinque stelle in cui soggiornano i giocatori, gli allenatori, i dirigenti accompagnatori e tutti gli altri impiegati della squadra. Vengono serviti sempre due pasti gourmet, tutta la delegazione è invitata a pranzo come a cena e la partecipazione è aperta anche agli amici, ai familiari, persino ai giornalisti che seguono le partite. Questo è ciò che fa la differenza: la qualità del cibo proposto e la possibilità di condividerlo con quella che, di fatto, diventa una vera e propria comunità.

I Cavs non rappresentano un Big Market, quindi questo tipo di approccio/modello è ancora più inusuale. Nel senso: approcciare al cibo in questo modo ha un costo molto significativo, quindi ha un grosso impatto su un budget alto ma non altissimo, eppure la dirigenza sembra decisa a non cambiare strategia. Anche perché, di fatto, questa attenzione così profonda per i tesserati produce dei riscontri. Donovan Mitchell, tanto per fare un esempio pesante, ha detto a The Athletic che «ho rinnovato il mio contratto con i Cavs anche per il modo in cui trattavano noi giocatori e gli altri dipendenti, soprattutto dal punto di vista dell’alimentazione: quando la tua squadra tiene così tanto al cibo, tanto quanto alla medicina e agli allenamenti in generale, vuol dire che ha una mentalità importante. Parlo con tanti altri giocatori NBA, e nessuno riceve così tante attenzioni da parte delle società». Anche Dennis Schroder e James Harden, due volti piuttosto importanti nel contesto della NBA contemporanea, hanno utilizzato praticamente le stesse parole.

Anche la logistica dei viaggi e della sistemazione in hotel è organizzata per garantire che i giocatori mangino in modo sano, equilibrato e personalizzato, ma al tempo stesso possano anche condividere dei bei momenti con i loro compagni e i loro amici e familiari. Kenny Atkinsons, head coach dei Cavs, ha spiegato che «noi abbiamo un approccio olistico e comunitario: crediamo molto nell’importanza dell’alimentazione e non escludiamo nessuno dalle nostre tavolate». Insomma: i Cavs si sono inventati un modo anche per far “svagare” degli atleti che, semplicemente, non possono permettersi di frequentare i ristoranti delle città che visitano – in quel caso sarebbero letteralmente assaliti dai fan, dai giornalisti, dai content creator. C’è poi un altro aspetto importante: quello relativo alle intolleranze e ai regimi alimentari di ogni componente del roster. Se una squadra è disposta a spendere di più, a far mangiare bene i propri atleti, questi atleti saranno più felici. E saranno disposti ad accettare un’offerta di contratto o di rinnovo, anche se non si tratta di un Big Market.

>

Leggi anche

Altri sport
La NFL ha iniziato a investire seriamente in Italia, ed è una cosa importantissima (non solo a livello commerciale)
Intervista a Chris R. Vaccaro, dirigente italoamericano nel settore dei media e dello sport, secondo cui questa nuova partnership ha delle potenzialità enormi. Per l'Italia, naturalmente, ma anche per la lega di football e per gli USA.
di Redazione Undici
Altri sport
Michael Jordan si è ritirato nel 2003, eppure nel 2025 è stato lo sportivo più pagato al mondo
His Airness guida la classifica davanti a Tiger Woods e Cristiano Ronaldo, a dimostrazione che il suo nome resta una leggenda senza tempo (e oltre il denaro).
di Redazione Undici
Altri sport
Sono arrivate le prime offerte per NBA Europe, alcune anche di un miliardo di dollari
Lo scrive The Athletic, citando direttamente fonti NBA. E i numeri vanno oltre ogni aspettativa.
di Redazione Undici
Altri sport
La NBA si aspetta di guadagnare circa 20 miliardi di dollari dall’espansione (a Seattle e a Las Vegas) e dal lancio della nuova lega in Europa
Numeri che vincerebbero qualunque scetticismo degli stakeholder, e infatti adesso la lega procede spedita verso il doppio salto dimensionale.
di Redazione Undici