Non chiamatelo intruso, perché sarebbe fuorviante. Ma tra le prime dieci squadre con i maggiori incassi da biglietti in Europa, il PSG è l’unico con uno stadio inferiore ai 50mila posti. Eppure nel 2025 è finito terzo in questa speciale classifica, preceduto soltanto da Arsenal e Real Madrid. Il che vuol dire che il Parco dei Principi – secondo impianto cittadino dopo lo Stade de France – come impatto al botteghino pesa più di Anfield, Old Trafford, San Siro, Allianz Arena, Camp Nou o Stamford Bridge. Possibile? Se la matematica non è un’opinione, significa che andare a vedere una partita dei ragazzi di Luis Enrique costa una fortuna. O meglio, dev’essere così per alcuni settori dello stadio – perché per le gare non di cartello si trovano tagliandi a partire dai 45 euro a persona.
L’oro dei campioni d’Europa è infatti uno spicchio ben definito di Parco dei Principi: tra 4500 e 5000 posti sui 48mila totali, racconta L’Équipe, trasformati in vere e proprie esperienze extralusso. Aree hospitality, cocktail in tribuna VIP, pasti a firma di chef. Un servizio senza pari, considerato che si tratta del 10% degli spazi dell’intero stadio. E infatti il PSG può concedersi il lusso nel lusso di stanziare gli abbonamenti per le curve a prezzi accessibili – attorno ai 500 euro stagionali – caricando il pacchetto per tutti i tifosi più facoltosi. E a giudicare dai numeri, anche grazie al bacino d’utenza da sceicchi favorito dalla presidenza Al-Khelaifi, a Parigi di questi tempi chi va a vedere il Paris ha il portafoglio più gonfio di chi sceglie l’Opéra-Garnier.
Il listino prezzi nel dettaglio? Una singola partita in area VIP parte dai 360 euro. Mentre l’abbondamento annuale dai 5.760 – ma può salire fino ai 400mila: tra ricchi e super-ricchi il divario si fa esponenziale. Così succede che il PSG, su 837 milioni di ricavi totali stagionali, ne incassa ben 175 soltanto dai match di Dembélé e compagni. Cioè 6,7 milioni a partita. Una performance da record europeo, rapportata al numero di posti a sedere: il Real Madrid al Bernabéu raggiunge quota 7,9 milioni, ma con oltre 80mila spettatori. Quasi il doppio, rispetto ai francesi. Che in questi ultimi anni continuano a dimostrare di aver sfruttato al massimo il potenziale economico del loro impianto.
Il rovescio della medaglia infatti è che il tasso di crescita dei guadagni al botteghino del PSG non è poi così elevato: +4% annuo. Contro il +20 di Arsenal e Real, il +29 del Barça, il +27 del Liverpool. Significa cioè che gli altri top club stanno riducendo il gap, mentre i parigini – pionieri moderni della massimizzazione dei profitti nel match day – hanno quasi raggiunto il massimo possibile. E questa è una pura questione logistica, perché il Parco dei Principi – ristrutturato nel 2016, in occasione degli Europei in Francia, anche per potenziare la redditizia area VIP – non dispone di altri spazi per futuri ampliamenti. Per questo i dirigenti del club spingono da tempo per costruire un nuovo stadio, all’altezza delle pressochè sconfinate ambizioni societarie. Le discussioni con l’amministrazione cittadina – proprietaria dell’impianto – procedono spedite, per cedere il Parco dei Principi al PSG permettendo così di finanziare la sua nuova casa del calcio. Si dice tra Massy e Poissy, sempre nell’Île-de-France. Ma intanto, anche nella sua obsolescenza, il Parco continua a svettare fra i grandi stadi d’Europa.