Per capire se un movimento calcistico funziona, spesso non bisogna guardare al risultato ottenuti sul campo dai grandi club, ma alle scelte di chi lavora più in basso, in seconda, terza e quarta divisione. La lungimiranza, la visione a medio-lungo termine e i progetti ideati e realizzati dimostrano la salute di un sistema. In Spagna, tanto per fare un esempio significativo, stanno facendo le cose perbene da diversi anni. E a tutti i livelli. Lo si vede anche dalla volontà di puntare sulle strutture, specie delle squadre di seconda divisione che di certo non hanno il budget di Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid.
In questo senso, El Confidencial ha evidenziato che diversi club di Segunda stanno guidando una profonda trasformazione delle infrastrutture sportive, puntando a rendere gli stadi un pilastro centrale di un modello di business più sostenibile. Si tratta di Burgos, Real Saragozza, Leganés e Castellón: club che provengono da realtà e che hanno storie molto diverse, ma che stanno andando tutte nella stessa direzione. L’esigenza, in fondo, è comune e trasversale: diversificare le entrate e rafforzare il legame con le comunità locali, attraverso progetti che vanno ben oltre il semplice utilizzo sportivo degli impianti.