Un bel po’ di squadre spagnole di seconda divisione stanno investendo tantissimo sugli stadi e sulle infrastrutture

Il Real Saragozza, per esempio, sta ricostruendo completamente La Romareda. Ma anche società più piccole hanno avviato dei progetti davvero interessanti.
di Redazione Undici 08 Aprile 2026 alle 18:42

Per capire se un movimento calcistico funziona, spesso non bisogna guardare al risultato ottenuti sul campo dai grandi club, ma alle scelte di chi lavora più in basso, in seconda, terza e quarta divisione. La lungimiranza, la visione a medio-lungo termine e i progetti ideati e realizzati dimostrano la salute di un sistema. In Spagna, tanto per fare un esempio significativo, stanno facendo le cose perbene da diversi anni. E a tutti i livelli. Lo si vede anche dalla volontà di puntare sulle strutture, specie delle squadre di seconda divisione che di certo non hanno il budget di Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid.

In questo senso, El Confidencial ha evidenziato che diversi club di Segunda stanno guidando una profonda trasformazione delle infrastrutture sportive, puntando a rendere gli stadi un pilastro centrale di un modello di business più sostenibile. Si tratta di Burgos, Real Saragozza, Leganés e Castellón: club che provengono da realtà e che hanno storie molto diverse, ma che stanno andando tutte nella stessa direzione. L’esigenza, in fondo, è comune e trasversale: diversificare le entrate e rafforzare il legame con le comunità locali, attraverso progetti che vanno ben oltre il semplice utilizzo sportivo degli impianti.

In particolare, il Burgos ha avviato un piano di ampliamento di El Plantío, con l’obiettivo non solo di aumentare la capienza, ma anche di creare nuove esperienze per i tifosi e, quindi, altre fonti di introiti. L’intenzione, come sottolineato dall’amministratore delegato Alejandro Grandinetti, è quella di trasformare l’area in uno spazio vivo durante tutta la settimana, grazie a iniziative di carattere commerciale e sociale. Parallelamente, il Real Saragozza sta affrontando una trasformazione radicale con la demolizione della Romareda, un impianto storico, e la costruzione di un nuovo complesso sportivo. Il progetto prevede un investimento di circa 160 milioni di euro per il nuovo Ibercaja Romareda, che supererà i 43mila posti. Durante il periodo di transizione, il club vivrà una situazione unica, arrivando a giocare in quattro stadi diversi nell’arco di cinque anni. La nuova struttura sarà concepita come uno spazio aperto e fruibile tutto l’anno, con una filosofia completamente rinnovata.

Anche il Leganés si muove nella stessa direzione, dopo aver ottenuto una concessione cinquantennale per lo stadio municipale Butarque. Il club punta a sviluppare un modello definito “boutique”, basato su un’esperienza più personalizzata e su un rapporto diretto e umano con i tifosi. Il Castellón, invece, sta investendo nella realizzazione della nuova Città Sportiva Globeenergy, progettata come un vero e proprio centro sociale capace di ospitare eventi e attività aperte alla comunità, rafforzando il ruolo del club come punto di riferimento territoriale.

Questi progetti, presentati nel corso di una giornata a PortAventura World, testimoniano una tendenza sempre più diffusa tra i club spagnoli, anche di divisione inferiore: innovare le infrastrutture per sostenere la crescita economica e adattarsi a un mercato in continua evoluzione. L’integrazione tra attività sportive, commerciali e sociali si configura come una leva strategica per garantire la sostenibilità a lungo termine e ridefinire l’esperienza del tifoso. La trasformazione in atto segna così un nuovo capitolo per il calcio spagnolo, in cui impianti moderni e multifunzionali diventano il fulcro di un metodo capace di coniugare risultati sportivi, sviluppo economico e impatto sociale.

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