Il ritorno in Primera División non ha portato a cambiare questa filosofia. Anzi: l’ha ulteriormente rafforzata. Dal 2008, infatti, il club galiziano ha sempre schierato almeno un prodotto del proprio vivaio nell’undici titolare, una striscia durata 15 anni e 675 partite, interrotta solo durante la gestione di Rafael Benítez. Proprio la scelta del tecnico di escludere i canterani in una delle sue ultime partite sulla panchina celeste è stata tra i fattori che hanno contribuito al suo esonero. E a un ribaltone che ha convinto la dirigenza a concentrarsi di nuovo sul proprio vivaio: l’arrivo di Claudio Giráldez in panchina ha portato a nuovi esordi, anche importanti, come per esempio quello di Damián Rodríguez. La nuova gestione ha rafforzato l’idea che il talento cresciuto in casa possa competere ad alti livelli, a patto che gli vengano offerte opportunità concrete. Alla base di questo successo c’è una metodologia condivisa in tutte le squadre della cantera: dalle giovanili fino alla prima squadra, il centro sportivo di Madroa adotta un modello di gioco uniforme che facilita la crescita e il passaggio dei giocatori tra i vari livelli. Pur lasciando spazio alle interpretazioni dei singoli allenatori, la struttura e la filosofia restano coerenti, rafforzando l’identità del club e l’appartenenza dei giocatori.
È così che il Celta è tornato in Europa, per altro subito con un ruolo da protagonista: dieci anni dopo l’ultima apparizione, il club galiziano si è qualificato di nuovo all’Europa League ed è arrivato fino ai quarti di finale (turno in cui affronterà il Friburgo). Nel frattempo anche la seconda squadra resta ad alti livelli, al punto da avere l’ambizione concreta di raggiungere la Segunda División. Un altro elemento positivo della stagione va ricercato nel rendimento della squadra che partecipa al campionato Juvenil A (che equivale alla Primavera Italiana), capolista nel proprio girone e protagonista di un percorso di alto livello nella Copa del Rey Juvenil – si è fermata in semifinale, contro il Real Betis, dopo aver eliminato avversari importanti.
Insomma: il Celta sta coltivando un modello profondamente identitario, che punta a valorizzare il talento che nasce in Galizia. Al tempo stesso, come detto, è stato avviato anche un progetto di scouting in Africa, volto a individuare profili diversi da integrare nel vivaio. L’obiettivo è quello di affiancare alle qualità tecniche tipiche dei giocatori locali anche caratteristiche fisiche differenti. Attualmente, il vivaio può contare su diversi talenti africani, tra cui Seyni Mbaye, già convocato nella Nazionale senegalese, Germain Milla, figlio della leggenda Roger Milla, e Bernard Somuah, che conta sette gol in 26 presenze di Priméra Federacion – il campionato di terza divisione.