Immaginate di dover orchestare una campagna acquisti, e di avere a che fare con calciatori spesso più vecchi di voi. A Devin Ozek, 31enne direttore sportivo del Fenerbahce, ormai capita tutti i giorni. Da quest’anno è il cervello dietro le trattative del club turco, in cerca di rilancio ai vertici della Superlig. Nessuno, in Europa, nel suo ruolo è più giovane di lui. Eppure Ozek si porta alle spalle un bagaglio di esperienze decisamente originale. Ricco, sfaccettatissimo. E da sempre orientato al calciomercato.
Come ci è finito in Turchia, uno come Ozek – e per giunta alla sua età? Questione di passione, competenza, e un pizzico di fortunata sfrontatezza. Parliamo di un ragazzo tedesco da sempre attirato dall’universo del pallone. All’inizio in campo, come difensore centrale: si dice – The Athletic ne ripercorre la storia personale – che avesse anche doti discrete, ma non è mai riuscito a sfondare oltre la quarta divisione, cioè il semi-professionismo, e questo l’ha un po’ scottato, aiutandolo però a riordinare le priorità. Gli indizi c’erano già da ragazzino: passava i pomeriggi a giocare sì a FIFA, come i suoi coetanei, però soltanto in modalità campagna acquisti, quando poi iniziava la stagione chiudeva la PlayStation; aveva i suoi idoli calcistici, però né fantasisti, né goleador. Il numero uno? Uli Hoeness: il longevo direttore generale del Bayern, chiave dei tanti successi del club. Pare che il giovane Ozek, quando giocavano i bavaresi, aspettava soltanto che intervistassero Hoeness a margine dell’evento (e in mancanza di quello, potevano andare bene anche le conferenze stampa di Mourinho).
E così, da enfant prodige, della categoria, Ozek iniziò a dichiarare in giro di voler essere “il nuovo Uli Hoeness”. Nessuno in Germania poteva immaginare che avrebbe inseguito quella strada sul serio. Già a 15 anni però lanciò un camp calcistico per bambini, con l’intento di farsi le ossa da osservatore. Poco più tardi divenne scout a livello giovanile e nelle serie minori nei dintorni di Monaco di Baviera. Smesso col calcio giocato a 19, tutte le sue energie s’incanalarono in quella direzione: Devin iniziò a scrivere presentazioni, ad analizzare dati, a tracciare l’identikit della squadra di successo nel calcio moderno. Posizione per posizione, giocatore per giocatore.
La vera svolta? Ascoltare in tv Simon Rolfes, futuro direttore sportivo del Bayer Leverkusen. Parlava del suo lavoro quotidiano, delle difficoltà di coinvolgere più club possibile in una rete scouting efficace attraverso i dati. Ozek allora tenta la fortuna. Trova la mail di Rolfes e gli scrive: “Ciao, mi chiamo Devin. So che sei a corto di scout dalle parti di Monaco: io me la cavo bene, lo farò per te. Chiamami”. Incredibilmente, l’assistente di Rolfes gli risponde e fissa una videochiamata. Prima richiesta: trovare i tre migliori talenti degli Europei Under 17, che nel 2016 si tenevano in Azerbaigian. Ozek indica gli stessi che avrebbe scelto Rolfes. E ottiene il lavoro.
Quando poi Rolfes diventa il ds del Bayer, nel 2018, ecco che sale a bordo anche Ozek. Insieme mettono a punto il formidabile serbatoio di giovani di talenti che qualche stagione dopo avrebbe portato il club a vincere la sua prima Bundesliga di sempre. Non solo: dietro l’arrivo di Xabi Alonso in panchina, ci sarebbe stato proprio Ozek, che ci mise del suo per convincere la dirigenza ad assumere un allenatore imberbe, fresco di esonero dalla Real Sociedad B. La teoria di Devin? “Ho visto le sue partite. Ho intravisto la sua filosofia. Costruendo la squadra giusta, potrà fare cose fantastiche”. E così è stato.
Il resto è storia, con Ozek a capo del reparto decisionale del Bayer e facilitato dalle sue competenze extra-calcio: parla quattro lingue, ha fatto la gavetta in Germania, per radici famigliari è legato alla Turchia. Essere l’assistente fidato di un ds come Rolfes, nel 2025, diventa un ottimo biglietto da visita. E il Fenerbahce è in cerca di sfide: ecco che allora un sodalizio a prima vista illogico diventa realtà. Alla prima finestra trasferimenti condotta da Ozek, i gialloblù arruolano Ederson, Asensio, Skriniar e Duran, nonostante un budget limitato. A gennaio arrivano Guendouzi e Kanté. La squadra incalza il Galatasaray e sogna di tornare a vincere un campionato che manca dal 2014. Il nuovo prodigio del calciomercato è arrivato qui per questo.