Un miracolo à la Montpellier, a questo punto della stagione, sembra ormai proibitivo. Nel momento in cui scriviamo il Lens è a -4 dal PSG capolista, ma con una gara in più a referto e quattro ko nelle ultime dieci partite. Eppure, anche soltanto aver accarezzato l’idea dello sgambetto, precedendo i parigini in vetta alla Ligue 1 per sei giornate complessive, rende bene la dimensione di come il piccolo club giallorosso sia ormai un piacevole outsider nelle gerarchie del campionato francese. E se l’inarrivabile rosa del PSG vale la bellezza di 1,21 miliardi di euro, quella del Lens arriva a quasi dieci volte di meno: 193,5 milioni. Soltanto all’ottavo posto per valore di mercato fra le squadre di Ligue 1, scendendo di altre due posizioni in termini di budget per il calciomercato.
Come si è arrivati a un exploit costruito nel tempo? “La nostra strategia è mantenere i costi stabili, perché sappiamo che i ricavi continueranno a scendere”, ha spiegato Benjamin Parrot, direttore generale del club, parlando con la BBC. “In Francia dobbiamo competere contro miliardarari, fondi sovrani stranieri, potenti multiproprietà. Il nostro obiettivo deve restare il pareggio di bilancio: abbiamo inserito un buon numero di giovani in squadra e migliorato alcune delle nostre infrastrutture”. Questione di tenere i conti in ordine, ma non solo. Perché il Lens deve anche rispettare il patto con la propria storia: “Magari ad altri club piace spendere di più, ma non fa parte della nostra identità”.
Cioè un ambiente umile, con il calcio cresciuto attorno a una folta comunità operaia nel nord della Francia. “Il nostro club ha le sue radici nelle società minerarie, in un areale con un tasso di case popolari del 60%”, spiega Parrot. “Abbiamo il dovere di essere ragionevoli sotto il profilo finanziario: è un aspetto della nostra tradizione che è giusto continuare a osservare. Il Lens gioca infatti un importante ruolo socioeconomico in una regione contraddistinta dal più alto tasso di disoccupazione del Paese, con il salario medio più basso. Sentiamo la responsabilità”.
Ed è anche in questo contesto – anche se oggi i giallorossi minimizzano – che in parte si colloca la polemica di qualche settimana fa contro il PSG, con il Lens a ergersi da David contro il Golia del calcio transalpino. Questione di priorità, che la Ligue 1 ha evidentemente accordato ai parigini rinviando il big match di campionato contro il Lens visto che Hakimi e compagni erano impegnati in Champions contro il Liverpool. Una “gentilezza” che l’outsider non ha apprezzato particolarmente, perché in base al nuovo calendario dovrà disputare tre gare in una settimana nel momento clou della stagione. “Ci sembra che si stia diffondendo un sentimento preoccupante”, faceva notare il Lens su X. “Quello di un campionato francese che viene gradualmente relegato al ruolo di mera variabile per assecondare le ambizioni europee di alcune parti. Si tratta di una concezione peculiare di correttezza sportiva, difficile da riscontrare in altre grandi competizioni continentali. Sembrerebbe quindi che il decimo campionato più grande del mondo debba adattarsi alle richieste dei club più potenti”. Mentre il Lens fa da portavoce degli oppressi.
Insomma, se la sfida per il titolo quest’anno sembra abbastanza delineata, il cammino del Racing è soprattutto un ottimo punto di partenza. E ogni domenica, un piacere per i tifosi: i gol di Odsonne Edouard – già 12 in Ligue 1 –, la miglior stagione della carriera di Wesley Said – un veterano da oltre 100 presenze nel club –, la rinascita di Flo Thauvin con classe e personalità dei suoi tempi migliori. Sarebbe stato bello vederli vincere il campionato. E magari succederà, prima o poi.