Tutto, pur di riavere l’eleganza dell’eleganza del numero 8 di nuovo in maglia blanca. Se non proprio in mezzo al campo – età e volontà non lo consentirebbero –, almeno nell’orbita di Valdebebas. Così il Real Madrid sta lavorando all’atteso ritorno di Toni Kroos. Perché diciamolo, da quando il fuoriclasse tedesco si è ritirato due stagioni fa a 34 anni, per il club di Florentino non è stata la più facile delle transizioni. Soltanto trofei minori, nessun trionfo in Liga, una diminutio in Champions che rischia di fermarsi ai quarti di finale per il secondo anno di fila. E soprattutto, dopo l’addio di Modrid, un vuoto tecnico, simbolico e mentale che in cabina di regia si fa inevitabilmente sentire. D’altronde, di talenti del genere ce ne sono pochi.
Per questo la dirigenza del Real ha preso una decisione importante, anche a stagione in corso: riportare Toni a casa. In che termini si vedrà. Ma quello che conta è avere la presenza esemplare dell’ex campione del mondo al fianco dei ragazzi di Arbeloa. Ogni giorno, a partire dalla prossima estate. Come racconta AS, la volontà dei vertici del club è che Kroos diventi un asset a tutti gli effetti anche dopo il ritiro dal calcio giocato. Sia in ottica di management, sia di presenza attiva nel reparto tecnico. La spinta arriva direttamente da Florentino Pérez, che continua a stravedere per il tedesco.
Come la vede Kroos? Per ora non si è sbilanciato in alcuna direzione, però va ribadito che i suoi rapporti con il Real restano eccellenti. E un avvicendamento societario sembrerebbe quasi naturale: oggi Toni continua a vivere a Madrid insieme alla sua famiglia, ha inaugurato una scuola calcio a Boadilla del Monte – un progetto avviato in collaborazione con la Federazione calcistica reale di Madrid, “per dedicare del tempo a ciò che mi appassiona di più: allenare i bambini” – e soltanto nelle ultime settimane ha visitato due volte Valdebebas, il quartier generale del Real, per delle amichevoli fra le sue squadre e le giovanili madridiste. Insomma, mancherebbe soltanto la ciliegina sulla torta.
E in fondo dalle parti del Bernabéu l’aspettano tutti, sin dall’accorato addio di due anni fa: il 26 maggio 2024, all’86’ di Real-Betis, l’intero stadio si alza in piedi per applaudire per l’ultima volta il genio di Kroos. Lacrime, cori, striscioni. La penultima di 465 partite con i Blancos: sei giorni dopo la squadra di Ancelotti trionfa contro il Borussia Dortmund e Toni alza la sua sesta Champions League in carriera. Un record condiviso con pochissimi eletti – e tutti madridisti. Rispetto ad altri commiati d’eccellenza, quello di Kroos è stato particolarmente sentito perché avvenuto col massimo dell’eleganza: nei modi e nei tempi scelti da lui, ancora al massimo della forma, senza l’extra time altrove in qualche lussuosa destinazione arabica – avrebbe potuto benissimo farlo, ha scelto di non farlo. Anche per questo Toni al Real resterà per sempre un mito. E il Real ha tutte le intenzioni di non farselo scappare, in qualunque sua forma.