Il N.E.C. è una squadra folle, la più offensiva d’Europa, ma grazie al suo gioco sconsiderato si ritrova a un passo dalla Champions League

Il club di Nijmegen ha scalato l'Eredivisie a suon di gol e sta per giocare la finale di Coppa d'Olanda, tutto per merito di un sistema tattico che insegue lo spettacolo e non accetta compromessi.
di Redazione Undici 17 Aprile 2026 alle 02:06

È difficile pensare che un club diverso da PSV, Ajax e Feyenoord possa salire sul podio della Eredivisie. Sì, chiaro, in passato è successo che l’AZ Alkmaar o il Twente riuscissero a spodestare temporaneamente una delle tre regine. Il punto, però, è che quest’anno, nella lotta per entrare in Champions League, c’è una squadra mai vista prima, e non solo perché non è mai arrivata a questi livelli: è il modo in cui gioca a renderla unica e speciale. Si tratta del N.E.C. (acronimo di Nijmegen Eendracht Combinatie), che rappresenta la città di Nijmegen e che in 125 anni di storia non è mai andato oltre la qualificazione in Coppa UEFA (raggiunta nel 1983, nel 2003 e nel 2008). E che quest’anno, quando siamo alla 30esima giornata di campionato su 34, ha messo insieme 72 gol fatti e 48 subiti.

La classifica al momento dice che il N.E.C. è terzo dietro al PSV (già vincitore matematico del campionato) e al Feyenoord, che però ha un solo punto di vantaggio. Al quarto e al quinto posto, quindi ancora in corsa per la qualificazione alla Champions (la Eredivisie iscrive due squadre alla League Phase e una ai preliminari), ci sono Ajax e Twente. Il punto, come detto, è che il N.E.C. sta vivendo un campionato incredibile – il migliore della sua storia – e ha anche conquistato la finale di Coppa d’Olanda contro l’AZ, in programma domenica 19 aprile, grazie a un approccio tattico che si può considerare molto ambizioso. Per non dire sconsiderato. Sono gli stessi tifosi di Nijmegen e dintorni a confessarlo: Stefan, 67enne che segue la squadra allo stadio fin da quando era piccolo, ha detto a ESPN che «il N.E.C. gioca in maniera folle, follia è proprio la parola giusta. Le altre squadre adesso vengono qui e tremano dalla paura».

L’idea di base, tra quelle su cui si basa il gioco del tecnico Dick Schreuder, è quella del pressing. Un pressing totale, intensissimo, asfissiante. Un pressing che nasce nel corso di sessioni di allenamento che i giornalisti olandesi definiscono «estenuanti, senza sosta tra un esercizio e l’altro». Dal punto di vista delle spaziature, cioè del modulo, la disposizione in campo dei giocatori del N.E.C. sembrerebbe ricalcare il sistema 3-4-2-1. In realtà, però, i cosiddetti “quinti” di centrocampo sono in realtà delle ali pure. E anche i difensori centrali si propongono e si sovrappongono incessantemente. Il meccanismo offensivo preferito da Schreuder è proprio la ricerca dell’ampiezza e dell’isolamento di chi si ritrova sulla fascia: il N.E.C. è la seconda squadra in Eredivisie per dribbling tentati e la terza per cross su azione.

È chiaro: un approccio del genere, così radicale, determina degli inevitabili scompensi difensivi. A volte, soprattutto contro gli avversari più dotati, il pressing altissimo – l’unico modo per difendere sulle transizioni quando si spostano così tanti giocatori nella metà campo avversaria – viee eluso e gli spazi si allargano: si spiegano così dei risultati come il 3-5 contro il PSV a metà setembre, il 2-2 contro l’Ajax prima di Natale, l’1-3 incassato dall’Utrecht a febbraio. Allo stesso tempo, però, il N.E.C. è riuscito a battere il PSV sia nella semifinale di Coppa che nel return match di campionato, in entrambe le occasioni per 3-2, ed è rimasto imbattuto (1-1 e 2-2) contro l’Ajax. Insomma, il gioco vale la candela.

Poi ci sarebbero altre cose assurde da raccontare: per esempio la storia del proprietario e presidente Boekhoorn, miliardario eccentrico che ha rilevato uno zoo nei pressi di Utrecht e ha fatto l’impossibile per importare una coppia di panda dalla Cina, riuscendoci nel 2016. Il N.E.C. in realtà viene gestito da dirigenti importanti, primo tra tutti il direttore tecnico Carlos Aalbers (considerato una specie di maestro del calciomercato giapponese e asiatico in generale), ma resta comunque una squadra che rasenta la follia. Nell’ultimo match di campionato, lo scontro diretto col Feyenoord, il tecnico Schreuder ha fatto entrare tre attaccanti al posto di tre difensori per cercare di recuperare un gol di svantaggio, e proprio uno dei subentrati (Danilo) ha trovato il gol del pareggio al 97esimo. A pochi istanti, per altro, da un clamoroso errore sotto porta. Nulla che non ci si potesse aspettare, dal N.E.C..

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