Il 2026 è e sarà un anno importantissimo per il calcio statunitense. I Mondiali che si disputeranno proprio – e principalmente – negli USA, oltre che in Canada e in Messico, diranno tantissimo sullo sviluppo reale del soccer, sul modo in cui viene percepito e vissuto in un Paese che, storicamente, preferisce altre discipline. Nel frattempo, però, va registrata una prima volta storica a livello di club: Pellegrino Matarazzo, allenatore della Real Sociedad nato nel New Jersey, precisamente a Wayne, da famiglia originaria della provincia di Avellino, è diventato il primo tecnico americano a conquistare un trofeo allenando una squadra delle cinque leghe top in Europa (Premier, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1).
Per chi non lo sapesse, la Real Sociedad ha battuto l’Atlético Madrid nella finale che si è svolta a Siviglia, allo stadio della Cartuja, al termine della lotteria dei rigori. I tempi regolamentari e quelli supplementari si erano conclusi sul 2-2, per due volte la squadra basca era passata in vantaggio (prima con Barrenetxea dopo appena 15 secondi, poi con Oyarzabal al tramonto del primo tempo) e per due volte si era fatta riprendere dai Colchoneros (prima grazie a Lookman e poi grazie a un gran gol di Julián Álvarez). Ai rigori gli uomini decisivi sono stati il portiere Unai Marrero e il centrocampista Pablo Marín, entrambi cresciuti nel vivaio del club di San Sebastián: il primo ha intercettato due penalty dei giocatori di Simeone, il secondo ha trasformato quello decisivo. Per la Real Sociedad si tratta del quarto successo nella Copa dopo quelli del 1909, del 1987 e del 2020 (ma la finale si giocò nel 2021 a causa della pandemia da Coronavirus.
Tornando a Matarazzo, per lui la vittoria colta a Siviglia ha un significato enorme. Intanto perché è il primo trofeo in assoluto della sua carriera, iniziata nel 2019 (dopo gli anni come assistente e nei settori giovanili di Norimberga e Hoffenheim) sulla panchina dello Stoccarda e poi proseguita su quella dell’Hoffenheim. E poi perché il suo arrivo in Spagna e alla Real Sociedad è stato una vera e propria scommessa, per altro abbastanza recente: il club basco l’ha chiamato per sostituire Sergio Francisco a dicembre scorso, dopo un avvio di stagione davvero negativo, e la risposta è stata immediata. Oggi la Real Sociedad è settima in classifica e potrebbe ancora puntare alla qualificazione in Champions League nel caso in cui la Liga ottenesse il quinto posto nel massimo trofeo continentale (il Betis quinto ha solo quattro punti di vantaggio sugli Txuri-Urdin). E, ovviamente, ha conquistato un trofeo di grande significato, per un club come la Real.
Come detto in apertura, tutti questi dati e tutte queste notizie hanno un enorme valore per il calcio americano. Per quanto, storia alla mano, Matarazzo debba essere considerato come un allenatore di formazione prettamente tedesca (si è trasferito in Germania per giocare a calcio nelle serie inferiori all’inizio degli anni Duemila, poi nel 2010 ha iniziato a lavorare come collaboratore tecnico al Norimberga, il suo ultimo club), la sua cittadinanza resta statunitense. E allora la Copa del Rey vinta dalla Real Sociedad dà un grosso impulso al movimento degli allenatori USA, che da anni cercano di affermarsi in Europa ma fanno davvero una gran fatica. I casi recenti di Nancy e di Ramsay (che hanno fallito, rispettivamente, al Celtic e al WBA) e quello non proprio freschissimo di Jesse Marsch (esonerato dal Lipsia dopo aver fatto bene al Salisburgo) avevano alimentato la sensazione che fosse difficile, se non addirittura impossibile, immaginarsi un allenatore americano in grado di fare successo nei grandi campionati europei. E infatti nemmeno uno dei manager più influenti nella storia del soccer, Bob Bradley, è riuscito ad avere un reale successo nelle sue esperienze al Le Havre e allo Swansea City. Ecco, Matarazzo ha dimostrato che l’utopia di un tecnico americano vincente in Europa – anzi: nell’élite dell’Europa – può diventare realtà. Può sembrare una cosa piccola, e invece è una cosa enorme.