Sapete quanti tornei su erba saranno organizzati quest’anno dall’ATP? Sei, soltanto sei: ‘s-Hertogenbosch (Paesi Bassi, 250), Stoccarda (Germania, 250), Halle (Germania, 500), Queen’s (Inghilterra, 500), Maiorca (Spagna, 250), Eastbourne (Inghilterra, 250). Sono così pochi che vengono concentrati tutti nel mese di giugno, tutti con lo sguardo rivolto verso la cattedrale del tennis, verso Wimbledon e la sua aura inarrivabile. Basterebbe questo per capire e per pesare l’importanza dell’operazione portata a termine dalla FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel). Che, dopo aver acquisito la licenza del torneo di Bruxelles, si è assicurata il diritto di organizzare un ATP 250 sul green, sul grass, sul lawn, sull’erba – scegliete voi la definizione che vi piace di più – a partire dalla stagione 2028. Più precisamente, a cavallo tra la seconda e la terza settimana di giugno.
La faccenda, però, è decisamente più grossa di così. Intanto va sottolineato che si tratterà di una storica prima volta: il nostro Paese, infatti, non aveva mai organizzato una manifestazione del circuito maggiore sulla superficie più antica, quella su cui è nato il tennis moderno. E poi c’è tanto altro da dire: rispetto al calendario ATP del 2026, l’Italia salirà a quattro grandi eventi stagionali (il Masters 1000 di Roma, le ATP Finals di Torino, la fase finale di Coppa Davis a Bologna e questo nuovo torneo sull’erba) e diventerà l’unica nazione al mondo a ospitare almeno un torneo 250, o superiore, sulle tre superfici che caratterizzano il tennis contemporaneo (terra rossa, cemento ed erba). Il record assoluto appartiene agli USA, che quest’anno hanno ospitato/ospiteranno gli US Open, tre Masters 1000 (Indian Wells, Miami e Cincinnati), due tornei ATP 500 (Washington e Dallas) e due 250 (Houston e Winston-Salem). Ma nessuno di questi, come detto in precedenza, si gioca sul green.
Al di là dei numeri e delle statistiche, però, il vero investimento fatto dall’Italia riguarda essenzialmente il suo prestigio tennistico. E il motivo va ricercato nel concetto di esclusività, un concetto che esiste ed è molto centrale anche nel marketing sportivo. Con il suo nuovo torneo, di fatto, il nostro Paese entrerà in un club estremamente ristretto, che sembrava inaccessibile e ora non lo è più: quello di chi ha tutto ciò che serve a organizzare tornei su erba. Ora potrà sembrare una lettura romantica, da nostalgici, ma il tennis in realtà è così amato – e quindi è così ricco – proprio perché si fonda su certe tradizioni, su certe suggestioni. E infatti, non a caso viene da dire, la stessa FITP ha annunciato la nascita del nuovo torneo in una nota ufficiale in cui parla dell’erba come della «superficie iconica del tennis internazionale».
C’è poi un altro punto da non sottovalutare: la completezza dell’offerta, che dalle superfici si sposta inevitabilmente verso il calendario e verso i giocatori. Dal 2028, con il suo nuovo torneo sull’erba, l’Italia del tennis sarà un polo attrattivo da maggio (cioè dall’inizio del torneo di Roma) fino a fine anno, e per un tempo praticamente ininterrotto: dopo gli specialisti della terra rossa, il nostro Paese potrà “attirare” i giocatori che vorranno preparare Wimbledon senza doversi spostare per forza nel Nord Europa, e per di più potrà farlo nella prima settimana dopo il Roland Garros, quando ci saranno molti eliminati eccellenti alla ricerca di partite, punti, rivincite; poi nella seconda metà dell’anno sarà la volta della Coppa Davis e delle ATP Finals, da disputare entrambe sul cemento.
Il fatto che non sia ancora stata individuata una sede definitiva per il nuovo torneo, ma Milano o comunque il Nord partono nettamente favoriti per ragioni climatiche e logistiche, conferma la percezione per cui l’aspetto più importante di questa nuova avventura sia essenzialmente strategico, di posizionamento. Diverse testate straniere anche molto importanti, tra cui ESPN e il Washington Post, hanno scritto che San Siro potrebbe essere la sede dell’evento. Al momento non ci sono conferme su questa indiscrezione, ma il fatto che se ne parli in questi termini è già di per sé importante, elettrizzante. Perché accende la luce sul tennis italiano e sul suo momento d’oro, ancora di più.