Dopo diversi anni l’Everton potrebbe finalmente tornare a giocare in Europa, ma la Roma sarebbe un grosso problema per i Toffees (e viceversa)

Chiamatelo rovescio della medaglia delle multiproprietà, e non è un caso se sempre più tifosi protestano contro le cordate societarie.
di Redazione Undici 27 Aprile 2026 alle 20:30

Le ultime tre partite hanno un po’ allontanato l’ipotesi: dopo due pareggi e un ko, l’Everton di David Moyes dovrà decisamente cambiare marcia nel rush finale, per sperare nella qualificazione a una coppa europea. Eppure i Toffees sono lì, a 47 punti, a due lunghezze soltanto dal Bournemouth settimo a quota 49 – quest’anno in Premier la lotta per l’Europa League e la Conference è affollatissima e coinvolge ancora sette squadre. Se i blu di Liverpool dovessero riuscire nell’impresa, tornando a disputare le coppe dopo otto stagioni di digiuno, i guai però potrebbero ripercuotersi fino a Trigoria. Perché la Roma è altrettanto in corsa per le stesse coppe. E il gruppo finanziario controllato dalla famiglia Friedkin, dopo aver acquistato i giallorossi nel 2020 e il Cannes in Francia nel 2023, dall’anno scorso controlla pure l’Everton.

Entriamo così nel ginepraio delle multiproprietà: come ricorda Calcio & Finanza, l’articolo 5 del regolamento UEFA sulle coppe europee prevede il divieto di partecipazione alla stessa coppa da parte di due club appartenenti alla stessa proprietà. Un principio di assoluto buonsenso, per garantire il corretto svolgimento della competizione sportiva ed evitare che una delle squadre coinvolte goda di qualche favoritismo al momento opportuno. E se l’ente di controllo finanziario della UEFA registra un conflitto di questo tipo, una delle due squadre qualificate a partire dai rispettivi campionati deve dire addio all’Europa conquistata sul campo – o accontentarsi di una retrocessione a tavolino: è il caso del Crystal Palace, quest’anno costretto a disputare la Conference anziché l’Europa League perché un gradino più su c’era anche il Lione, con parte della dirigenza in comune.

E così, man mano che il modello delle multiproprietà prende il largo, aumentano anche i casi di potenziale conflitto. La BBC ha stilato una lista aggiornata a questa primavera: Everton e Roma ne fanno parte senz’altro, così come Chelsea e Strasburgo – con le tifoserie dei due club, su iniziativa francese, sempre più sul piede di guerra contro le angherie di BlueCo – o il Nottingham Forest e l’Olympiakos del controverso armatore greco Evangelos Marinakis. Ci sono anche casi meno appariscenti, o quantomeno improbabili date le diverse situazioni di classifica: il Leeds e i Rangers, la triade composta da Brighton, Hearts e Union Saint-Gilloise. Tutti i loro board, in questa stagione o nelle prossime, dovranno prestare particolare attenzione a non incappare nel veto della Federcalcio europea.

Cosa possono fare i club per evitarlo, qualora si dovessero qualificare alla stessa coppa? Nel caso di Everton e Roma, il gruppo Friedkin sostiene di aver escogitato una “soluzione strutturale” in grado di superare le verifiche della UEFA. Secondo alcune fonti vicino ai dirigenti, non si tratterebbe di un blind trust – la separazione giuridica tra manager e gestione del patrimonio, per evitare conflitti d’interesse – ma di un altro tipo di stratagemma ancora da svelare (in ogni caso, i vertici dei club faranno bene ad averlo pensato a modo: la scadenza della UEFA per mettersi in regola era il 1° marzo scorso). Dunque ne sapremo di più a fine stagione, anche in base ai verdetti di Premier e Serie A. In caso di sovrapposizioni, a chi spetterebbe la precedenza? Semplice: la squadra che conclude in posizione più bassa il proprio campionato. E con l’Everton al momento undicesimo, è già chiaro per cosa faccia il tifo la Roma.

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