Non è ancora passato un anno e mezzo da quando Daniele De Rossi ha acquistato l’Ostiamare, la squadra in cui ha iniziato a giocare a calcio. Eppure il club lidense ha già conquistato la promozione diretta dalla Serie D, che gli permetterà di tornare nel calcio professionistico a 35 anni dall’ultima apparizione (Serie C2 1990/91). Per la prima volta nella sua storia, per altro, il club biancoviola parteciperà al campionato di terza divisione della piramide calcistica italiana. Il bello è che De Rossi non aveva promesso questo. O meglio: aveva promesso risultati di natura diversa. Quasi sociali, viene da dire: «Il nostro obiettivo a Ostia», ha detto più volte l’attuale allenatore del Genoa, «è costruire una squadra che sia il fiore all’occhiello della regione, con un centro sportivo di categoria superiore e una scuola calcio che sia un punto di riferimento per il territorio. I giovani sono l’ossigeno del calcio: nel lungo periodo puntiamo a un vivaio che fornisca talenti alla prima squadra. E diventare così un sostegno tecnico anche per Roma e Lazio»
Dopo la promozione, arrivata dopo una lunga lotta con Ancona e Teramo, l’amministratore unico dell’Ostiamare, Luca Beccaceci, ha confermato che la visione del club è e resta proprio quella dettata da De Rossi: «Quando abbiamo iniziato questo percorso», ha detto Beccaceci a Undici, «o abbiamo fatto partendo da una visione chiara: costruire qualcosa che avesse prima di tutto una forte identità sociale, radicata nel territorio e nelle persone. Oggi possiamo dire che quel progetto si è evoluto, arricchendosi anche di una dimensione sportiva di grande valore, capace di dare ambizione e prospettiva. È un cammino fatto di lavoro quotidiano, di scelte coraggiose e di emozioni autentiche. Proprio queste emozioni saranno al centro di Radici, la docu-serie che uscirà nei prossimi mesi e che racconterà, passo dopo passo, questa avventura straordinaria fin dal primo giorno».
C’è anche un risvolto “mediatico”, quindi, nel progetto di De Rossi e dei suoi collaboratori. Ma tutto parte dai giovani, dalla comunità lidense, da una fortissima identità locale – che ha trovato risalto anche nel design delle maglie, a cui ha lavorato in prima persona anche lo stesso De Rossi. Non a caso, viene da dire, ancora prima della promozione in Serie C era già arrivato il titolo italiano Under 19 tra i dilettanti. Anche il ds Adriano D’Astolfo, parlando a Undici, ha sottolineato l’importanza di creare un contesto che sia formativo, prima che competitivo: «Per noi», ha detto D’Astolfo, «il talento va riconosciuto, ma soprattutto coltivato ogni giorno. Crediamo in un percorso che metta il calciatore al centro, accompagnandolo nella crescita tecnica, mentale e umana. Vogliamo formare atleti consapevoli, pronti ad affrontare il campo ma anche le sfide fuori dal campo, perché è lì che si costruisce davvero la solidità di un professionista. I risultati sportivi sono importanti, ma sono la conseguenza di un lavoro profondo sullo sviluppo individuale e sulla cultura del sacrificio. Questo progetto è un investimento sul futuro dei ragazzi e sul valore che possono esprimere nel tempo».
Dopo aver raggiunto la salvezza con il Genoa, anche se la certezza matematica è arrivata in concomitanza della sconfitta contro il Como, Daniele De Rossi ha detto di voler tornare a Ostia per festeggiare coi suoi ragazzi. E il motivo di questo desiderio va al di là dell’inevitabile gioia per il risultato raggiunto, si può ricercare anche nell’atmosfera che si è creata in città, sul lido, intorno a DDR: «Alla Roma avevo molta pressione. A Ostia invece sento il calore umano, mi sento come a casa: è stata come una rinascita. Posso respirare, prendere un po’ le distanze. Ancora oggi, quando arrivo all’ultimo tratto di strada che porta al mare, mi trasformo. A Ostia possiamo scrivere una storia che ci renderà fieri, con l’orgoglio di rappresentare una comunità e i suoi valori dentro e fuori dal campo». Hanno iniziato a farlo bene, lo stanno facendo bene. La promozione in Serie C è solo una parte, e forse neanche la più importante, di un progetto che va oltre. Anche perché fa una delle cose più belle e più difficili, insieme: guarda con grande fiducia verso il futuro.
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