L’Azteca è uno degli stadi più importanti della storia ed è pronto a ospitare il Mondiale per la terza volta, ma chi ci abita intorno non è entusiasta della cosa, anzi

I residenti di Città del Messico accusano gli organizzatori dei Mondiali di sfratti, soprusi, e danni alla rete idrica.
di Redazione Undici 18 Maggio 2026 alle 17:56

Pochi impianti calcistici al mondo emanano più prestigio dell’Azteca di Città del Messico. La partita del secolo, il gol del secolo. E ora che siamo in un nuovo millennio ci si attende un altro atto mondiale degno di questo luogo. Che nel frattempo è cambiato, si è rimesso a nuovo, affrettando una serie di massicci restauri per consegnare il venerando stadio al via libera della FIFA. La buona notizia è che a meno di un mese dal via, finalmente, ci siamo. Quella cattiva è che per arrivare all’idoneità per ospitare le gare della prossima Coppa del Mondo, l’Azteca – o meglio, chi si è incaricato di gestirne la ristrutturazione – attorno a sé ha fatto terra bruciata.

La notizia rimbalza dal Messico fino alla Spagna, dove El País racconta il dramma della popolazione residente nel quartiere dell’Azteca. Si chiama Santa Úrsula de Coapa e si tratta di un’area residenziale piuttosto piccola – circa 11mila abitanti, contro gli 87.500 posti a sedere dell’impianto – ma altrettanto coesa, con un’impronta fortemente operaia. E il problema, ben più delle altre edizioni dei Mondiali ospitate dal Messico (1970 e 1986), è che l’impatto urbano innescato dallo stadio sta degenerando oltre ogni previsione. A prima vista spicca un’inedita pulizia delle strade e la promozione in pompa magna dell’evento, l’immagine di copertina con cui FIFA e organizzatori locali intendono fregiarsi. Il dietro le quinte però è decisamente inquietante, ed evidenza una lunga serie di abusi edilizi con ripercussioni concrete sui cittadini.

L’appuntamento mondiale – e questo era da mettere in preventivo – ha fatto schizzare il valore immobiliare della zona. Il risultato è che nuovi edifici hanno cominciato a spuntare come funghi, senza i permessi amministrativi necessari e seguendo il tipico schema del malaffare: gli investitori comprano appezzamenti di terreno per pochi pesos, cambiano la destinazione d’uso con la connivenza delle autorità locali – oggi il Messico il 39esimo Paese più corrotto al mondo, su 180 analizzati – e nel giro di pochi mesi, una volta costruiti dei palazzoni di lusso, il valore finanziario di quello stesso areale risulta centuplicato. Magia sporca. E non solo: a farne le spese sono soprattutto i residenti di Santa Úrsula de Coapa e dei quartieri limitrofi di Huipulco e Pedregal de Carrasco. Le cui umili abitazioni impallidiscono di fronte agli imponenti complessi edilizi nati per i Mondiali – o nel peggiore dei casi vengono direttamente rase al suolo per fare spazio ai secondi: i casi di sfratto e insostenibile aumento degli affitti sono all’ordine del giorno.

Il problema di fondo è che la popolazione locale, ingenuamente speranzosa di poter trarre un minimo beneficio economico – quantomeno le briciole – dal fatto di ospitare un evento di tale portata globale, si ritrova intrappolata in casa propria. “Questi signori si arricchiscono a nostre spese”, è la denuncia ricorrente dei cittadini, senza alcuna ricaduta vantaggiosa nemmeno in termini di infrastrutture. Il paradosso infatti è che al di là delle costruzioni abbacinanti i quartieri in questione restano poveri e mal ridotti, con tante questioni irrisolte: su tutte la mancanza di una fornitura di rete idrica nella maggior parte delle case – quelle preesistenti, s’intende –, mentre uno dei pozzi più importanti della zona appartiene a Televisa, la società proprietaria dell’Azteca, dal 2019. Soltanto pochi mesi dopo l’assegnazione dei Mondiali di calcio a Canada, Messico e Stati Uniti.

Il disappunto degli abitanti attorno allo storico stadio è ulteriormente appesantito dalla totale inaccessibilità all’impianto. Se in occasione di Messico ’70 o ’86 era ancora possibile, per il pubblico locale, accedere alle partite del torneo grazie al passaparola e all’indulgenza di qualche addetto alla sicurezza, oggi il controllo del sito da parte degli addetti ai lavori è assoluto. Per diciotto mesi di cantieri i residenti hanno dovuto sorbirsi un massiccio inquinamento atmosferico e acustico, con ulteriori problemi di approvigionamento dell’acqua. E come fantasmi dovranno assistere a distanza all’evento glamour che si terrà sotto i loro occhi. A proposito di falde acquifere: recenti rilevazioni satellitari hanno constatato che lo stadio Azteca sta sprofondando al ritmo di un centimetro e mezzo al mese, proprio a causa dell’acqua sotterranea. Non dovrebbe rappresentare una criticità durante le settimane del Mondiale, ma a lungo andare lo diverrà. L’unica soluzione (im)possibile, constatata con amarezza dagli ingegneri locali, è “interrompere l’estrazione dell’acqua. E a quel punto berremo tequila”.

>

Leggi anche